Raif Badawi: il blogger attivista saudita arrestato e condannato a mille frustate per le opinioni espresse

Creato il 24 febbraio 2015 da Alessiamocci

Tra il silenzio complice della comunità internazionale, continua la campagna repressiva del regime saudita contro ogni forma di opposizione interna.

Raif Badawi, è un blogger, attivista saudita e fondatore del sito “Liberali sauditi”, arrestato nel 2012 e condannato a 10 anni di carcere e mille frustate per aver esercitato il diritto alla libertà d’espressione fondando un sito per il pubblico dibattito. Anche se le frustrate sono simboliche ovviamente condannare qualcuno per opinioni espresse è da ignoranti e arroganti.

Ma la controparte della libertà di potersi esprimere non è l’Islam, ma il terrorismo, l’integralismo e l’arroganza di chi governa l’Arabia Saudita. Nell’Islam un valore importante e imprescindibile è quello della libertà di parola, usata non per fini politici o propagandistici, ma per una maggiore apertura della società.

Il Corano, in questo senso, valorizza e incoraggia il potere e la libertà d’espressione con versi diretti e concisi.

Il primo verso coranico rivolto al profeta Muhammad fu quello di recitare, leggere: “Leggi nel nome del tuo Signore”. La prima istruzione, dunque, non fu quella di uccidere, lottare, combattere o punire (che sono tutte misure difensive per respingere gli aggressori di fede, territorio, intelletto, dignità, progenie e proprietà). La Sura 68 del Corano si intitola “Al-Qalam” (Il calamo, cioè la penna) e si apre con questo versetto: “Per il calamo e per ciò che essi scrivono”.

Nella Sura 96 del Corano si trova un altro riferimento all’alto valore conferito al potere della penna, simbolo della libertà di esprimersi: “[Il tuo Signore] ha istruito tramite il calamo e ha insegnato all’essere umano ciò che ignorava”. Scrivere e ragionare sono tutte parti e rami del modo di vivere su cui si basa l’Islam. Nella Sura 55 troviamo “Il Misericordioso ha insegnato il Corano. Egli ha creato l’uomo; gli ha insegnato ad esprimersi”.

La filosofia morale d’insegnamento di numerose prescrizioni coraniche che danno potere alla penna, alla conoscenza e al ragionamento, sembrano oggi perse in un cumulo di ignoranza ed oscurantismo che sta consumando molti.

Troviamo allora religiosi che sottoscrivono il potere politico a spese della libertà di parola e di una interpretazione razionale del Corano. Questo ovviamente per non dare spazio ad una comprensione che sottragga i musulmani dal giogo dell’oppressione che ne sta consumando la gioventù (vedi Raif Badawi). Un’interpretazione originale e tollerante dell’Islam, difatti, promuoverebbe la causa della giustizia sociale, della libertà di pensiero e della tolleranza, tutti concetti in linea con l’Islam, ma che non fanno comodo a tanti.

Prendendo come esempio l’Egitto (dove nacquero le più differenti ideologie) alla fine degli anni Settanta, la maggior parte dei musulmani erano tolleranti. Chi si dichiarava apertamente “non credente” non aveva problemi. Negli anni Trenta, per esempio, fu pubblicato un famoso libro intitolato “Perché sono ateo?”, di Ismail Adham. Fu distribuito e venduto, senza alcun tipo di problema o ostilità. La reazione fu che un altro autore, questa volta molto religioso, replicò con un altro libro: “Perché credo in Dio”.

Questo significa che non è l’Islam in quanto tale a permettere e legittimare una visione fondamentalista ed integralista della società, precludendo il diritto di esprimersi. Anche allora si era musulmani.

Il problema trova la sua principale origine nel wahabismo, esportatoci dall’Arabia Saudita. Questa è la vera base ideologica del terrorismo. I wahhabiti considerano infedeli non solo chi mostra differenti visioni religiose, ma anche gli stessi musulmani liberali che non condividono le loro idee: anzi i musulmani progressisti sono anche più odiati, perché possono avere un’influenza maggiore su altri musulmani. Questa “innovazione” (nella concezione negativa della parola) dell’islam a livello ideologico più che religioso è nata proprio nell’Arabia Saudita del 1700. D’altronde è risaputo che anche i wahhabiti sono tra i principali sostenitori di organizzazioni terroristiche, tra cui l’Isis.

Oggi Occidente e media condannano per esempio un Paese come l’Iran, che non ha mai praticato queste pene e che invece sostiene il dialogo e il confronto tra le varie comunità musulmane e non.

Così dal 17 giugno 2012, Raif Badawi è detenuto nel carcere di Briman, a Gedda. Il processo a suo carico è stato viziato da irregolarità.

Amnesty International (organizzazione indipendente per la difesa dei diritti umani) ha adottato 12 prigionieri di coscienza in Arabia Saudita: Suliaman al-Rashudi, Abdullah al-Hamid, Mohammed al-Qahtani, Abdulaziz al-Khodr, Mohammed al-Bajadi, Fowzan al-Harbi, Abdulrahman al-Hamid, Saleh al-Ashwan, Omar al-Sa’id, Loujain al-Hathloul, Waleed Abu al-Khair e il più noto di loro, Raif Badawi.

La seconda sessione di fustigazione era prevista per il 12 febbraio 2015 ma è stata fortunatamente rinviata per motivi sconosciuti. In attesa di positive novità firmiamo la petizione contro i reati di opinione.

Written by Amani Salama

http://youtu.be/-w94Y_oD1hg

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