Rainbow

Creato il 09 dicembre 2013 da Lafirmacangiante
E' con una certa emozione che mi appresto a mettere giù queste righe, non per timore reverenziale verso l'opera o verso gli autori di cui vado a parlare, molto più semplicemente perché dopo tre anni e mezzo dalla nascita di questo blog parlerò per la prima volta di manga. Francamente mi sento impreparato. Pochi termini di paragone, poca conoscenza dell'argomento, poche letture alle spalle. Il mio rapporto con il manga si è finora limitato a qualche assaggio qua e là e alla lettura di qualche serie recuperata dal cassetto dei ricordi, la versione cartacea di quegli anime che mi hanno accompagnato per un pezzo di giovinezza. Per la maggior parte sono state letture a spizzichi e mozzichi di opere seguite in tv non proprio da piccolo ma quando ero già in età da scuola media, giusto per intenderci.
Negli ultimi tempi diversi fattori hanno contribuito a destare in me parecchia curiosità verso la narrazione proveniente da sol levante, in prima battuta la visione dei film d'animazione di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli. Allo stesso tempo i commenti appassionati di Acalia e di Orlando, uniti all'arrivo nelle edicole/fumetterie di serie che hanno suscitato il mio interesse, hanno contribuito alla mia capitolazione.
Quindi oggi si parla di Rainbow, ripescaggio da parte di Planet Manga di una serie del 2003 a opera di George Abe (testi) e Masasumi Kakizaki (disegni) che dovrebbe svilupparsi in 22 uscite mensili.
Siamo nel 1955 in un Giappone che fatica ancora a risollevarsi dopo le sconfitte subite nel decennio precedente durante la Guerra Mondiale, le persone più povere mancano di tutto: cibo, vestiti, casa. In questo scenario sei ragazzi adolescenti, pizzicati per reati di vario genere, sono condannati a passare un periodo di tempo nel riformatorio speciale Shonan e il loro soggiorno all'interno della struttura sarà tutt'altro che una passeggiata di salute.
Ora, per tutti i motivi di cui sopra, non so dirvi se nel panorama fumettistico giapponese questa possa considerarsi una storia che esula per impatto dalla produzione media, devo dire che a me ha colpito fin dalla prima sequenza. I sei ragazzi, incappucciati e ammanettati, vengono portati al riformatorio su un bus di linea e qui esposti al pubblico disprezzo da parte di gente che non è neanche a conoscenza delle loro colpe, anche il gesto gentile di uno di loro viene frainteso fino a generare disprezzo agli occhi di una bambina, figura che solitamente dovrebbe essere incline a bontà e comprensione. Le matite di Kazikaki rendono fin da subito le atmosfere cupe e opprimenti  con una splendida doppia tavola dove la pioggia battente sembra seguire i sei incappucciati fin dentro il bus quasi a presagire le imminenti ore di tempesta in arrivo.
La seconda umiliazione non tarda ad arrivare, l'esplorazione corporale, anche visivamente esplicita, dà il benvenuto ai ragazzi nel riformatorio Shonan. Dopo le prepotenze e le provocazioni dei secondini i ragazzi vengono rinchiusi in una cella insieme a un altro recluso di nome Rokurota Sakuragi. Risultano forse superflue le didascalie che sottolineano alcuni momenti di per sè già comprensibili ed emotivamente carichi, per esprimere i quali rendono già un ottimo servigio dialoghi e matite.
I sei ragazzi, Mario, Suppon, Truffatore, Joe, Verza e Soldato i loro soprannomi, conosceranno la vera sofferenza fatta di violenza, abbandono, umiliazione, dolore fisico, paura, tradimento e manipolazione ma per quanto possibile riusciranno ad aggrapparsi a sprazzi di fratellanza e amicizia, alcuni dei quali perseguiti con sacrificio e scontati nel dolore. Con il procedere della lettura si scopriranno pian piano i caratteri dei sei compagni di sventura e piccoli flash della loro vita precedente all'arresto.
La narrazione di George Abe coinvolge dalla prima pagina del racconto ed è in grado di tenere alta la tensione per tutta la durata del corposo volume, i passaggi molto intensi sono diversi e la tenuta globale del racconto è davvero ammirevole. Ottime le tavole di Kazikaki in grado di rendere un vasto campionario di emozioni in maniera sublime trasfigurando i volti in pura perversione (il Dr. Sasaki) come in cattiveria atavica (il secondino Ishihara) o in rabbia, dolore e spavento. Qualche lieve carenza su profili spigolosi non va a inficiare un lavoro nel complesso davvero suggestivo.
L'esordio con questo primo volume mi è sembrato davvero ottimo, confido in una buona tenuta sulla lunga distanza, il mio approccio al manga inedito (di cui cioè non conoscevo neanche l'anime) è stato davvero soddisfacente. Magari si tornerà a parlare di manga anche da queste parti.

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