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Rallentamenti in corso: è un bel casino, ma anche no!

Creato il 18 marzo 2020 da Morgatta @morgatta

Rallentamenti in corso: è un bel casino, ma anche no!

Rallentare. Volenti o nolenti ci hanno costretto a rallentare (oltre che a stare chiusi a casa, lavarci spesso le mani e non abbracciarci). Se da una parte la libertà limitata ed il simpatico virus ci stanno tenendo sotto pressione sotto svariati punti di vista, dall’altra ci sono piccoli segnali che potrebbero anche avere risvolti inaspettatamente positivi. Non sono qui a dirvi che “andrà tutto bene” perché non sono assolutamente una maga e solo il tempo potrà darci delle risposte più o meno concrete (dal bene bene all’apocalisse, con tutte le sfumature al centro, potrebbe succedere di tutto); ma non sono nemmeno qui a farvi venire le paranoie o alimentare l’ansia (per quello bastano TG, giornali e alcuni profili instagram). Mi piace vedere il bicchiere mezzo pieno e mi piace valutare questo momento come un’opportunità, anche per il mondo della moda, per reinventarsi. Dopotutto quando parliamo di SLOW FASHION intendiamo esattamente questo: rallentare i ritmi produttivi, produrre con più cura e nell’ottica di far durare le cose più a lungo a beneficio del pianeta e delle persone.

Rallentamenti in corso: è un bel casino, ma anche no!

Il mondo della moda, quella grossa fatta di grossi gruppi produttivi, di numeri esorbitanti e di milioni di fatturato, al momento è in sofferenza. Dopotutto le prime avvisaglie di questo spargimento di virus si sono avute proprio durante la MFW costringendo moltissimi marchi a sfilare a porte chiuse o addirittura rimandare i propri show. Già durante i saloni come il White era stato registrato un calo delle presenze del 17% in meno rispetto alla stagione precedente. Al momento i negozi sono chiusi, così come alcuni stabilimenti produttivi; coloro che poi hanno produzioni in Cina hanno visto paralizzarsi le produzioni, rallentandole parecchio e costringendo molti marchi a correre ai ripari per far fronte alle consegne per la prossima primavera estate. Un momento di stallo in tutti i sensi, dove l’unica cosa che rimane attiva è la rete e di conseguenza il commercio online. “Nel periodo gennaio febbraio la crescita è stata del 25 per cento. “Guardando alle singole industry”, ha detto Giapponese, “la crescita per il settore home e living è stata pari al 44 per cento, per il fashion del 42 per cento e per il leather goods del 28 per cento“. (Fonte Fashion United).  Mentre il governo stanzia fondi a supporto per le macro imprese, le micro vanno nel panico, pensano agli eventi saltati e come riuscire a sfangare la stagione senza lasciarci le penne o essere costrette a chiudere. Nel frattempo, in sole due settimane di stop, la qualità dell’aria è notevolmente migliorata, così come quella dell’acqua e le emissioni di CO2 drasticamente diminuite. Un quadretto che fa riflettere e che, a mio avviso, ha diverse lezioni da lasciarci…

Lezione n° 1: Un approvvigionamento globalizzato rende vulnerabili (ovvero basta de-localizzare come se non ci fosse un domani)

Ovvero, se io importo gran parte delle materie prime, accessori, componenti o addirittura manufatti finiti non ho il controllo sulla loro effettiva consegna. Questo riguarda sopratutto grandi aziende con attività dislocate ovunque fuori dal proprio Paese, globalizzate, che proprio in questo momento stanno incontrando grandi difficoltà nel mandare avanti le produzioni per la prossima stagione. Ecco perché  produrre in maniera locale (non dico a Km 0 ma nemmeno dall’altra parte del mondo) rende una azienda  più elastica, forte ed in grado di controllare la propria produttività…sempre! Con una serie di fornitori locali, in zona, è molto più facile rispondere alle esigenze estemporanee, senza dover aspettare materiali che arrivano dall’altro capo del mondo (esempio pratico delle mascherine: non se ne trovano perché le aziende che le producono ed il materiale per farle…è dall’altra parte del mondo. Se fosse stato tutto a disposizione sarebbe stato più facile metterle in produzione in maniera tempestiva. E il tempismo, come abbiamo notato, in certe circostanze è fondamentale...)

Lezione n° 2: se sono piccolo sono più flessibile e più agile (e’ il momento per le micro-imprese di farsi avanti)

Le grosse imprese fanno molta più fatica ad adattarsi e cambiare rapidamente. E’ un dato di fatto: se scoppia un incendio nella savana chi si mette prima in salvo, l’elefante o il tipo? Qui la questione è similare: una struttura aziendale contenuta rende più attivi, flessibili e adattabili, anche in tempo di crisi. E’ il tempo per le micro-imprese di reinventarsi e farsi avanti, perché nel futuro ideale sono loro che hanno la possibilità di uscire dal fango rapidamente…;) E’ anche tempo di iniziare a supportarle queste piccole imprese, adesso!

Lezione n° 3: la collaborazione funziona e rende forti

Anche in questo caso chiamo in ballo la natura, la bio diversità, perché è un ottimo esempio di sistema collaborativo, dove tutti fanno la loro parte per un fine comune e tutto funziona senza problemi (i dinosauri si sono estinti perché si facevano i cazzi loro in pratica, ma gli altri animaletti che collaboravano tra di loro sono andati avanti). La collaborazione tra brand e imprese rende più forti e resilienti; sviluppare obiettivi comuni, fare rete, creare un vero network dove si condividono fornitori e materiali, anche abbattendo costi, dove si mette in mezzo il sapere e si diffondono le competenze. In un modo competitivo dove ognuno guarda al profitto e al proprio orto tutto questo suona come l’ennesima fricchettonata, ma alla luce di quel che sta accadendo io non butterei l’opzione nel cestino, anzi…

Rallentamenti in corso: è un bel casino, ma anche no!

Lezione n° 4: ripensare per le persone

Mi piace pensare che da tutta questa storia ne usciremo cambiati, diversi (e no, non necessariamente con qualche kg in più dovuto alla clausura). Stiamo riscoprendo la solidarietà, ridando valore alle relazioni e alle persone, rimettendo al primo posto la salute nostra e quella del pianeta. In questa ottica, che spero non sia tutta una fuffa momentanea per poi ritornare a fare gli stronzi come prima, cambieranno le necessità, cambieranno le priorità e di conseguenza dovranno cambiare anche i prodotti ed i servizi da offrire a queste persone (clienti=persone, non target o consumatori caproni da investire con i nostri prodotti spesso inutili e pure dannosi, ecco!). Diciamo che chi produce dovrà cercare di restituire qualcosa di utile alle persone, un servizio reale; mentre i clienti dovrebbero porre più attenzione alle aziende e a quei prodotti che hanno come pilastri fondamentali VERI l’etica, il rispetto per le persone che lavorano per loro e la tutela dell’ambiente (da cui deriva anche la nostra salute). Se non ci arriviamo ora…magari dopo sarà troppo tardi!

😉

lezione n°5: decelerare fa bene al Pianeta!

In Cina le misure messe in campo per contrastare il coronavirus hanno comportato la riduzione dell’attività industriale (si parla di una forbice tra il 15% e il 40% nei settori industriali come la produzione di energia da carbone) e come conseguenza il calo di un quarto le emissioni di Co2 del Paese nel mese di febbraio su base annua.La riduzione delle attività (industriali, mezzi di trasporto, ecc.) ha portato ad un miglioramento della qualità dell’aria e non solo. Il segnale è evidente: rallentare fa bene al pianeta…e di conseguenza anche a noi. Una frenata così improvvisa è stata un evento eccezionale, ma i risultati devono far pensare che le prossime mosse devono andare necessariamente in questa direzione. Nel frattempo possiamo goderci l’aria e respirare a pieni polmoni…dalla finestra!

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lezione n°6: cambiare le abitudini funziona!

Lo so, passare dall’uscire in macchina tutti i giorni al non potersi muovere da casa non è un cambio di abitudini graduale e tanto meno simpatico, eppure ogni tanto un bello schiaffo funziona più di mille carezze. La forza di volontà di questi giorni, aiutata indubbiamente da divieti e timori, è il chiaro segnale che con un po’ di buona volontà si può fare tutto. Anche con le minacce

😉
L’impegno e lo sforzo danno i loro frutti, non solo nell’immediato per il contenimento di un problema enorme, ma anche nella distanza come dimostrazione che cambiare abitudini non è impossibile. Non è impossibile lavorare da casa, non è impossibile far studiare i ragazzi online, non è impossibile fare a meno della macchina e non è impossibile contenere i propri vizi. Ti devi impegnare, si fa fatica, ma non è impossibile…

Rallentamenti in corso: è un bel casino, ma anche no!

Il consiglio…

In questo momento di chiusura forzata abbiamo un sacco di tempo a disposizione. Non starò qui a darvi consigli su come impiegarlo al meglio, ma due dritte che riguardano questo campo ve le posso dare. Solo due, giuro:

1-Riguardate l’armadio: dopo aver pulito le piastrelle della cucina per l’ennesima volta possiamo passare a fare un giro nell’armadio. Se non avete fatto il gioco del Mass Closet Index, questa è una buona opportunità per farlo (vi lascio il link all’articolo qui). Se avete dei capi che non usate più o che sono rotti o sdruciti, provate a tirarli fuori e provare a pensare a come poterli salvare/riadattare/riciclare/fare un bel restyling! E’ un gioco divertente e se siete a corto di creatività il web è pieno di video

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Se poi vi avanza un t-shirt questo fine settimana faccio un piccolo workshop di #upcyclingdaldivano dal titolo accattivante: “della t-shirt non si butta via nulla“. Collegatevi sul mio IG (ancora devo decidere se venerdì o sabato pomeriggio, ma lì vi tengo aggiornati) e vediamo come fare…insieme!

2-Acquisti online…ma con la testa: il fatto che gli acquisti online siano raddoppiati e che Amazon abbia sentito la necessità di assumere svariate persone in questo momento la dice lunga sul fatto che possiamo rinunciare alla passeggiata ma non agli acquisti…Soprassiedo con i cazziatoni perché so che in un momento di privazioni e di angoscia ricevere un pacchetto può dare una gioia, un sorriso, calmare l’ansia. Però…un suggerimento ve lo lascio: invece di stare a ora a spulciare il sito di Zara o comprare su Yoox e Zalando, perché non vi fate un giro sui siti di piccoli brand e se proprio avete smanie di acquisto supportate queste realtà? Che sono quelle non incluse nei piani di “sostegno” del governo e che rischiano di vedere buttati all’aria un sacco di anni di studio, sudore, sacrifici e fatica?

Rallentamenti in corso: è un bel casino, ma anche no!

VIDEO APPROFONDIMENTI…

Nel frattempo che stiamo a casa, tra una serie e l’altra, se ci volete incastrare documentari di approfondimento con toni non rassicuranti ma che stimolano la riflessione, fanno informazione e  fanno pure incazzare (perché io quando vedo certe cose poi mi arrabbio) io vi consiglio questi:

Planet Earth

(Pianeta Terra, cambiamento climatico e come dargli una mano prima che ci sputi fuori)

A Plastic Ocean

(I nostri mari che pullulano di plastica)

CHASING CORAL

(La fine che sta facendo la barriera corallina)

FASHION’S DIRTY SECRETS

(Qui si gioca in casa con i panni sporchi della moda usa e getta)

Per oggi ho finito, andate in pace! Ci vediamo però stasera alle 19.30 su instagram per SFASHION TALK SHOW in diretta! A più tardi

😉


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