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RASSEGNA STAMPA/ La fiction CARUSO. LA VOCE DELL’AMORE convince il pubblico, meno la critica

Creato il 26 settembre 2012 da Iltelevisionario

RASSEGNA STAMPA/ La fiction CARUSO. LA VOCE DELL’AMORE convince il pubblico, meno la criticaRassegna stampa dedicata alla miniserie di Rai1 Caruso. La voce dell’amore con Gianluca Terranova, Vanessa Incontrada e Martina Stella, che ha ottenuto nelle due puntate una media di 5 milioni 580 mila telespettatori pari al 21.83% di share. Aldo Grasso ha stroncato la fiction, definendola “imbarazzante”: infatti per il critico del Corriere della Sera la sceneggiatura è banale, approssimativa la recitazione, deludente il tutto.

Il Caruso di Raiuno tra Walt Disney e l’inferno rock

(Canal grande di Antonio Dipollina – La Repubblica) Prima parte, la vita di Enrico Caruso sembra una favola scritta dai Grimmi e perfezionata da Walt Disney. Seconda parte, qualcuno si rende conto che così non regge e la vita di Caruso diventa una corsa alla perdizione, quasi da rockstar maledetta. Ma in fondo, dicono tutti, si volevano raccontare l’amore e le passioni. Morale, va in archivio con medio successo e senza lasciare tracce l’ennesimo bio-miniserie di Raiuno, giusto per rimpinguare il catalogo. Accanto a suggestioni solo musicali – da correre su iTunes a caccia di originali – resta una certa simpatia per il protagonista, il tenore Gianluca Terranova, pressoché un sosia, e per caratteristi di quelli ormai legati fissi al genere. E il match tra le due sorelle di passione, Martina Stella e Vanessa Incontrada: siccome sono simpatiche anche loro, glissiamo. Rimane un dubbio: ma quando l’avvocato della Incontrada intima a Caruso di garantirle un adeguato tenore di vita, è una gag degli sceneggiatori, vero? Che burloni.

Caruso in tv, occasione mancata

(L’indice di Mirella Poggialini – L’Avvenire) Un successo, quello riportato dalla miniserie Caruso – La voce dell’amore che Raiuno ha proposto domenica e lunedì. Con risultati lusinghieri – 5.463.000 spettatori, share 22,39% per la prima parte, 5.697.000, share 20,77% per la seconda – ma, malgrado questo, la sensazione di un’occasione mancata, di una riduzione del personaggio a pretesto per una ripetitiva esplorazione della biografia del cantante in chiave romantica, a danno di un ritratto a tutto tondo. Perché sono visibili l’ampiezza della preparazione, sui luoghi in cui visse e operò il tenore, la ricerca di una spettacolarità che tuttavia la povertà della sceneggiatura fa noiosamente ripetitiva. Ma il piglio fumettistico, da fotoromanzo, rende meccanica la storia complessa degli amori e dei tradimenti in cui si riduce, alla fine, quella che poteva esser una biografia allargata alla storia e alla cultura del primo Novecento. E si ha l’impressione che, per catturare un “suo” pubblico incline alla nostalgia, la Rai, che ha prodotto il film con Ciao ragazzi! di Claudia Mori, abbia limitato la ricognizione al facile, al “nazionalpopolare”, in una sorta di indulgente accettazione di un’attenzione che tuttavia confonde il sentimento con il sentimentalismo. Si poteva fare di più: anche se gli attori-non attori, di cui la miniserie si è ampiamente dotata, hanno reso difficile il compito del regista Stefano Reali. Alla fine, l’unico attore risulta il tenore, Gianluca Terranova, costretto tuttavia a far macchietta di se stesso. Si dirà che la tv ha il compito di coinvolgere tutti, anche coloro che sono ancora attratti dalla tv delle origini (comunque più seria nell’impegno), che rimpiangono quella musica lirica un tempo diffusa e ora dimenticata, che desiderano commuoversi senza eccessi e impegnarsi il meno possibile. Ma si riflette con sconforto che nel tempo il pubblico si appassionava davanti ai drammi di Sofocle o di Shakespeare, senza sentirsene escluso.

Su Enrico Caruso la fiction Rai prende una stecca

(di Paolo Giordano – Il Giornale) Mai sottovalutare il pubblico. Lezione fondamentale per chi lo voglia avere, un pubblico. La fiction di Raiuno Caruso – La voce dell’amore, in onda ieri e stasera su Raiuno, se ne è dimenticata. È diventato un melodramma qualsiasi, con personaggi come Arturo Toscanini, tratteggiati alla stregua di Zampetti nei Ragazzi della terza C. Ennò. Enrico Caruso è stato il padre di tutti i tenori del Novecento. Potentissimo, istrionico, passionale. Ha avuto una vita pazzesca (era il primo figlio dopo 17 tutti morti), una carriera esaltante (dalla fonderia di Napoli fino al Metropolitan di New York), un merito incontestabile: è stato il primo. A incidere dischi. A vendere un milione di copie (di Vesti la giubba incisa nel 1904). A diventare il termine di paragone: dopo la Bohéme alla Scala nel 1900 si iniziò a cercare l’erede di Caruso. È stato anche il primo a portare all’estero la musica napoletana. E a iniziare quel lento distacco dal manierismo che tuttora appesantisce la lirica. Ecco, ci siamo capiti: Caruso è un tesoro italiano. E, a prescindere dagli ascolti (5.463.000 spettatori con 22.8% di share) è la sua voce, il tono tra tenorile e baritonale, la possenza seduttiva dell’acuto e il drammatico imbrunimento del colore a meritare il proscenio di una fiction. Invece no. Qui l’epopea Caruso è stata ridotta alla banale storia con la soprano Ada Giachetti e alle conseguenti pinzellacchere cronachistiche. Umiliante. E avvilente per chi sa bene che, senza Caruso, la musica ora sarebbe diversa. Tutta. Per davvero. Anche il rock.

Povero Caruso: i cuori volano ma i dialoghi sono terra-terra

(L’altra tv di Massimo Bernardini – Pubblico) Conquistando l’italia più popolare per istruzione e censo, anziana, femminile ma con un bel po’ di bambini, Caruso, la voce dell’amore ha fatto vincere a Raiuno le due prime serata di domenica e lunedì. Lo ha fatto a colpi di melodramma, senza vergogna. Stefano Reali, regista, sceneggiatore e autore delle morriconiane musiche non di repertorio, ha offerto questo registro alla produttrice Claudia Mori e a Raifiction, convinto che la materia lo imponesse. D’altronde la storia del grande tenore napoletano Enrico Caruso, nato nei bassi, scoperto e allevato da insegnanti di canto napoletani, carriera di caratura internazionale e innovativa fra récital e dischi, ebbe una vita privata quanto mai intricata e sofferta, dunque ben si prestava a indulgere verso il patetico. Così Reali, Massimo e Simone De Rita, Filippo Gravina e Guido Iuculano si sono programmaticamente astenuti da ogni sottigliezza, scegliendo ancora una volta di soddisfare il gusto “basic” del telespettatore: dialoghi elementari, flashback, voce off narrante, alcuni ralenti da “B movie” che si potevano risparmiare, Puccini e Toscanini e tutto il resto copiato fedelmente dall’iconografia più assodata. Il cast era centrato sul discreto debuttante tv Gianluca Terranova, tenore anche di professione. E sull’affiancamento convincente di Vanessa Incontrada, Patrizio Rispo e Renato Carpentieri (comprimaria incerta Martina Stella, tutta occhioni e lacrime). Gualtiero Caprara, scenografo, e Alfonsina Lettieri, costumista, escono vittoriosi dalla prova, certo anche aiutati dalle location originali carusiane. Nelle intenzioni Reali volava alto, come specificato nelle sue note di regia: “L’Amore e il Genio sono compatibili, o no? Si può pretendere, da un grande artista, che sia un uomo virtuoso? Possibili, per un artista che dà gioia a tutto il mondo, usare lo stesso metro di giudizio etico che si userebbe con una persona qualunque?”. Il racconto delle due serate però, ha optato per uno svolgimento più elementare. Peccato davvero, perché la storia di Caruso si prestava a una di quelle imprese innovative e multi-lettura che la fiction internazionale spesso ci regala. Il solo nome del tenore forse farà vendere questo prodotto nel mondo, ma cavalcando i soliti luoghi comuni del “made in Napoli”. Sarà per un’altra volta.

Caruso: la sorpresa di una buona interpretazione

(di Marida Caterini) La vicenda umana e professionale del grande Enrico Caruso, arrivata per la prima volta in tv sotto forma di fiction, ha riservato fin dalle prime immagini, una sorpesa: la capacità interpretativa di Gianluca Terranova, al suo esordio come attore. Il tenore ha rivelato l’espressività e la capacità di un attore consumato e non ha fatto assolutamente rimpiangere la presenza di un professionista della recitazione. La storia del grande tenore, raccontata da Rai1 domenica 23 e lunedì 24 settembre, è un mix spettacolare di eventi umani e artistici che si intrecciano con continuità. La sua passione per il canto,che lo porta a sfruttare troppo le sue corde vocali ed è la causa della morte prematura, si intreccia con le avventure amorose fino all’ultimo. Le donne di Enrico Caruso hanno, per noi, due nomi importanti:Vanessa Incontrada nel ruolo della moglie Ada Giacchetti che gli ha dato due figli e la sorella di lei, interpretata da Martina Stella.  Ora il regista e gli sceneggiatori hanno lavorato talmente bene da far passare quasi inosservate le defaillance professionali delle due signore. La Incontrada riesce a salvarsi e a risultare credibile, forte anche delle passate esperienze di attrice. Meno credibile, invece, è apparsa Martina Stella che, nonostante gli sforzi evidenti, non riusciva a cambiare espressione sia nel dolore che nella gioia. Ma tutto questo si è confuso nella buona confezione del prodotto. In molte scene, nelle quali comparivano la Incontrada e la Stella, bastava la credibilità di Terranova a far concentrare su di lui tutta l’attenzione, facendo passare in secondo piano il resto. Per quanto riguarda la ricostruzione, il lavoro è stato fedele all’epoca. I costumi e gli ambienti si sono rivelati decorosi. Naturalmente gli esterni sono stati pochissimi, come accade da anni oramai nella fiction di casa nostra. Ed anche le scene corali e di gruppo non erano molte. Ciononostante il regista è riuscito a trasformare ogni scena recitata in un vero e proprio quadro sul quale lo sguardo del telespettatore indugiava con piacere e con simpatia. Erano le scritte in sovrimpressione ad avvertirci che l’azione si era spostata da Roma a Napoli o a New York. A paralizzare l’attenzione e la curiosità della platea televisiva, è lo scorrere della vicenda intrisa di sentimenti: l’amore di Caruso per la moglie che lo tradisce con il suo autista e lo trascina persino in tribunale, la passione che nutre per lui la cognata e finalmente l’amore puro che vivrà alla fine della sua vita, con la giovanissima nuova consorte. Da non sottovalutare la marea di interessi economici che ruota attorno alla professione di Caruso. Altro valore aggiunto è stata la presenza, nella fiction del dottor Giuseppe Moscato. Il medico, che tenta di curare la malattia di Caruso, è il  futuro santo al quale Rai1 ha dedicato una fiction interpretata da Giuseppe Fiorello. Insomma le premesse del gradimento del pubblico c’erano tutte. e Caruso, la voce dell’amore non ha tradito le aspettative.


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