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Realiti: bocciata la parodia dei “reality”

Creato il 07 giugno 2019 da Iltelevisionario

E’ stato sonoramente bocciato il primo appuntamento di Realiti – Siamo tutti protagonisti, il nuovo programma di Rai2 condotto da Enrico Lucci, in onda da mercoledì 5 giugno in prima serata. La prima puntata, infatti, è stata seguita da soli 428 mila spettatori, pari a un misero 2,5% di share.

Il cast del programma è composto da tre “saggi”, Asia Argento, il rapper Luchè e lo scrittore Aurelio Picca, e da una giuria popolare formata da dieci “consiglieri” (persone che vivono visceralmente il mondo dei social), che hanno il compito di commentare i servizi in onda, esprimendosi sui vari temi della puntata, con una parodia delle votazioni che ormai sono onnipresenti nei programmi televisivi. 

Realiti: bocciata la parodia dei “reality”
Asia Argento è una dei tre “saggi” del programma

Per Aldo Grasso l’idea di far rivaleggiare in un immateriale reality concorrenti presi dal nostro misero star system (Salvini, Di Maio, Carta, Fedez…) non è male, ma lo sforzo parodico finisce lì:

Speriamo che questa prima puntata di Realiti sia solo un numero zero, ancora da registrare, altrimenti la delusione sarebbe forte, molto forte. La trasmissione è tutta da calibrare, non soltanto nei tempi (è insensato finire all’una di notte) ma soprattutto negli intenti. A furia di volere essere intelligenti sulle cose idiote si finisce per fare solo del moralismo: se non sei Susan Sontag, nella fatale sintesi tra il convento e il cabaret, vince la tecnica del trivio e della furbizia, null’altro. Enrico Lucci è molto bravo, ma lo è quando fa Enrico Lucci, quando compie azioni di straniamento che ci permettono di vedere sotto una luce nuova lo stantio che abbiamo sotto gli occhi, quando con il suo linguaggio stralunato ci spalanca un universo fantastico. In Realiti compie lo stesso errore fatto da Chiambretti: sono personaggi da strada, non da studio. E infatti il programma è un coacervo, un «mostro» a più teste dove generi diversi si accavallano confusamente: un po’ di Chiambretti, appunto, un po’ del Bonolis di Ciao Darwin, un po’ di Iene (l’inchiesta di Mauro Casciani è un bell’esempio del fondamentalismo vegano, della violenza di chi si sente moralmente superiore agli altri), un po’ di vecchia Rai3, un po’ di tratto di mandria, il segno dominate della tv di oggi. L’idea di far rivaleggiare in un immateriale reality o talent concorrenti presi dal nostro misero star system (da Salvini a Di Maio, da Marco Carta a Fedez…) non è male, ma lo sforzo parodico finisce lì, e il programma diventa involontaria parodia di sé stesso. Per non parlare della giuria: il rapper napoletano Luchè (che in realtà lavora nel business della ristorazione con locali a Londra e a New York; ma come si fa a credere a un personaggio così imprudente?), ad Asia Argento (attrice stremata dal ripetersi insulso dei tempi), allo scrittore Aurelio Picca, sospettato di tintura. Realiti è un privilegio da anemici.

Per il critico di Avvenire, Andrea Fagioli, Realiti è un misto di generi televisivi dove prevale la parodia dei “reality” (quelli con la “y” finale), degli intrattenimenti alla D’Urso e della smania di fama e visibilità attraverso i social network che accomuna politici, cantanti, attori, persone qualunque e persino delinquenti. Ai buoni propositi, non è però corrisposta una realizzazione adeguata:

È difficile dire che tipo di programma sia Realiti – Siamo tutti protagonisti, in onda il mercoledì su Rai 2. Sicuramente un programma lungo: iniziato alle 21,25 si è trascinato fin quasi all’una secondo un vezzo ormai insopportabile. Ma davvero c’è ancora qualcuno che pensa che un telespettatore possa restare sullo stesso canale per tre ore e mezzo? È sufficiente il miraggio del risparmio (un po’ come al supermercato con il 2 x 1) per continuare a proporre prime serate senza fine? A parte questo, Realiti (rigorosamente con la “i” finale al posto della “y”) è un misto di generi televisivi dove prevale la parodia dei “reality” (quelli, appunto, con la “y” finale), degli intrattenimenti alla D’Urso e della smania di fama e visibilità attraverso i social network che accomuna politici, cantanti, attori, persone qualunque e persino delinquenti. Ai buoni propositi, non è però corrisposta una realizzazione adeguata. Enrico Lucci, caustico e ironico, tornato alla conduzione su Rai 2 dopo la chiusura di Nemo – Nessuno escluso, ce la mette tutta e con la sua aria stralunata arriva sudato alla meta. Ma non basta, perché il programma stenta, soprattutto all’inizio. Migliora con i servizi giornalistici, ma assomigliano troppo a quelli delle Iene da cui Lucci prende origine e non sembrano in linea con il resto. Lui stesso poi cede in qualche passaggio al paternalismo e alla retorica decisamente fuori luogo per un personaggio così irriverente. Di basso livello il contributo dei cosiddetti “saggi”, una sorta di giuria stile talent composta dall’attrice Asia Argento, dal rapper Luchè e dallo scrittore Aurelio Picca. Per non parlare della presunta giuria popolare chiamata a votare sugli inconsapevoli concorrenti, da Salvini alla Ferragni. Insomma, era molto meglio tenere in vita Nemo e lasciare Realiti nel cassetto, visto che si è pure tergiversato sul debutto. Nemo era capace di raccontare storie senza fronzoli, vita e morte, gioie e dolori, facendo pensare con la forza del punto di vista, ma soprattutto dell’emozione. Con Realiti nessuna emozione, a volte un po’ di noia (anche il notaio in studio se l’è dormita alla grande) e persino un po’ di tristezza per certe battutacce di Asia Argento e di altri.


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