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Recensione 'A bocca chiusa non si vedono i pensieri' di Benjamin Ludwig - Harper Collins

Creato il 11 agosto 2017 da Laura Failla @LaLibridinosa
Recensione 'A bocca chiusa non si vedono i pensieri' di Benjamin Ludwig - Harper CollinsGinny Moon è per molti versi una tipica quattordicenne: suona il flauto nell'orchestra della scuola, gioca a basket due volte alla settimana e studia le poesie di Robert Frost per la lezione di letteratura americana. C'è solo un piccolo particolare che la distingue dalle altre ragazzine della sua età: Ginny è autistica. E ciò che per lei è irrinunciabile - come iniziare ogni giornata con nove chicchi d'uva a colazione, per esempio, oppure cantare Michael Jackson, o prendersi cura della sua bambola ed elaborare in gran segreto piani di fuga - a qualcuno potrebbe sembrare un po'... strano. Per anni, dopo che l'hanno portata via alla madre naturale, tossica e violenta, è passata da una famiglia affidataria all'altra. Adesso però, finalmente ha trovato la sua Casa Per Sempre, un posto in cui si sente al sicuro, protetta, con genitori che le vogliono bene e si prendono cura di lei. È esattamente il tipo di famiglia che tutti i ragazzini nelle sue condizioni sognano... eppure lei ha altri progetti. Perché in quella vita perfetta manca qualcosa. Qualcosa di così importante che per riaverla è disposta a rubare, a mentire, ad approfittare della disponibilità di tutti quelli che le vogliono bene. Qualcosa per cui arriverebbe persino a farsi rapire.

Titolo: A bocca chiusa non si vedono i pensieri
Autore: Benjamin Ludwig
Editore: Harper Collins
Data di pubblicazione: 22 giugno 2017
Pagine: 427
Trama: 3  Personaggi: 4  Stile: 4 

Recensione 'A bocca chiusa non si vedono i pensieri' di Benjamin Ludwig - Harper Collins
Recensione 'A bocca chiusa non si vedono i pensieri' di Benjamin Ludwig - Harper Collins
La prima sensazione che si ha, leggendo questo romanzo, è una profonda tenerezza. Ci si trova a conoscere Ginny, una ragazzina di 13 anni affetta da autismo. Ginny ha avuto un'infanzia difficile, costretta a vivere con una madre dipendente da stupefacenti e con un continuo viavai di uomini dal loro appartamento.Adesso, però, Ginny vive con il suo Papà per Sempre e la sua Mamma per Sempre nella casa Azzurra, va a scuola e pratica sport. Ma c'è qualcosa che ossessiona la mente di Ginny ed è la sua Bambolina, rimasta nella casa della madre quando gli assistenti sociali la portarono via.
Non è stato facile leggere questo romanzo. Innanzitutto perché dopo il primo impatto di affetto e tenerezza nei confronti di Ginny, si fatica non poco ad entrare nella sua mente. Personalmente non so bene cosa voglia dire avere a che fare con ragazzi autistici, come penso la maggior parte di noi. Ho un'amica che ha un figlio affetto da questa sindrome, ma lei è una con le palle quadrate (scusate il francesismo!) e, probabilmente, non ho mai capito davvero cosa voglia dire convivere quotidianamente con questa patologia.Proprio per questo motivo, man mano che la lettura procedeva mi sono resa conto che la mia insofferenza nel leggere di Ginny, delle sue manie, del suo ripetere mille e mille volte le stesse parole e gli stessi gesti, aumentava. Avevo sempre la sensazione di leggere le stesse pagine e la voglia di procedere con la storia scemava sempre più.
A quel punto, ho fatto una pausa e ho cercato di capire cosa volesse dirmi l'autore. L'ho capito? Non lo so, ma credo che queste siano cose che si capiscano davvero solo vivendole in prima persona. Però ho cominciato a guardare Ginny e la sua famiglia con occhi diversi.I genitori adottivi che faticano ad affrontare i problemi, la loro voglia di allontanarla da casa, tutte quelle cose che solitamente avrei criticato, mi sono state invece ben chiare e giustificabili.Ammetto anche che, nonostante tutto, Ginny mi è apparsa a tratti irritante ed eccessiva.
Quello che, invece, non mi è chiaro è il motivo per cui l'autore abbia deciso di dilungarsi così tanto per arrivare al punto focale della storia. Da metà libro in poi, ogni pagina sembra quasi superflua; quando sembra che ci si stia avvicinando alla conclusione della storia, ecco saltare fuori un nuovo personaggio o un nuovo avvenimento che spesso, purtroppo, non hanno alcun fine se non quello di aumentare il volume delle pagine.Anche l'idea della Bambolina di Ginny, che funziona per le prime 50 pagine, diventa poi scontata e ripetitiva. Benjamin Ludwig non riesce a tenere alta l'attenzione su questa parte della storia, perché, agli occhi del lettore, diventa quasi subito evidente e scontato di cosa (o di chi) si tratti.
Una storia che, tutto sommato, è piacevole da leggere, ma non di quelle che si divorano in pochi giorni. Un romanzo con grandi potenzialità che, purtroppo, è stato sviluppato in maniera eccessiva ove non sempre necessario.
Recensione 'A bocca chiusa non si vedono i pensieri' di Benjamin Ludwig - Harper Collins

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