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Recensione a: “La melodia salvò il popolo” di Diego Romeo

Creato il 22 dicembre 2017 da Soleeluna

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Recensione a: “La melodia salvò il popolo” di Diego Romeo
“La melodia salvò il popolo” è il romanzo con Diego Romeo ci parla del genocidio armeno. Quanti di voi, sinceramente, ricordano questo terribile evento storico?

Un fatto che precede il nazismo dal quale Hitler sembra aver preso spunto per le deportazioni degli ebrei. Eppure, lo ammetto, era un vago ricordo anche nella mia memoria storica.

Sapevo che qualcosa era accaduto in Armenia, ma non ricordavo di preciso cosa fosse.

Diego ci fa fare un viaggio nella memoria accanto a un uomo che è uno dei pochi sopravvissuti alla strage.

Un uomo che troviamo chiuso nella cella di un manicomio, un uomo che ha dimenticato se stesso per non dover rivivere quell’orrore.

L’incontro con Dario, un giornalista che vuol far trionfare la verità su ciò che accadde in Armenia, lo costringerà a tirare fuori i suoi incubi e, mano a mano che la storia esce dall’animo di Komitas, anche egli stesso si riapproprierà della sua identità.

Sarà un viaggio nella memoria, attraverso un territorio sconosciuto che impareremo ad apprezzare e per cui non si potrà fare a meno di provare pietà e rispetto.

Come si conserva la memoria di un popolo che è stato sterminato?

Lo si fa cercando di mantenere vive le tradizioni o, come accade nella storia che ci racconta Diego, con la musica. I canti popolari che Komitas si preoccupa di trascrivere e tramandare durante il suo cammino nelle terre armene, non solo gli salvano la vita, ma lo fanno anche con tutti coloro che in quelle musiche sopravvivranno. Con i pochi superstiti che saranno in grado di conservare la loro identità di popolo.

Una cosa mi ha colpito molto leggendo il romanzo di Diego ed è la forza con cui un popolo distrutto conserva il proprio posto nel mondo. Un armeno, se pur cresciuto lontano dalla propria terra, si sentirà sempre un armeno, questo è ciò che ci dice l’autore e che dovrebbe farci riflettere sullo spirito nazionalistico che a noi italiani manca del tutto.

Sono molteplici i messaggi che escono dalle righe di questo libro.

Primo fra tutti è il perdono.

Perdono che non arriva solo dalla parte lesa, ma anche e soprattutto dai carnefici, se pur non materiali.

Stupenda è la scena in cui Dario cerca del tè per Komitas e i venditori turchi gli regalano ciò che cerca come parte del risarcimento che in cuor loro sentono di dovere agli armeni.

È sicuramente un libro pesante. Non per come si legge, ma per quello che ci racconta.

L’umanità è capace di macchiarsi le mani di crimini terribili, solo ed esclusivamente per smania di potere. O in nome di un Dio, che in qualsiasi modo lo si chiami, di certo non istiga gli uomini a massacrarsi fra loro, ma li invita a essere “fratelli”.

È un libro che rimane attaccato alle pareti dell’anima e che fa male.

Diego riesce proprio ad arrivare dove deve con questo romanzo. Colpisce il cuore e fa pensare.

Recensione a cura di Laura Bellini

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