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Recensione a: “Le cose migliori” di Valeria Pecora

Creato il 06 aprile 2016 da Soleeluna

imagesCosa significa vivere la vita accanto a una persona ammalata? Come si gestisce la propria libertà e crescita quando tutto quello a cui ci viene da pensare è la malattia che ha colpito la donna più importante di tutte?

E’ Irene, la protagonista del romanzo che vi presentiamo oggi, a raccontarcelo.

Lei, figlia di una donna colpita da una malattia devastante. Sempre lei la voce narrante che ci accompagna dentro questo mondo fatto di paure, dolore, ma anche speranza e tanto amore.

Irene è una bambina che deve diventare adulta quando ancora i suoi coetanei si godono l’infanzia. Cresce in una famiglia come tante, con un padre e una madre che lavorano per mantenere lei e le due sorelle, per offrire loro un futuro sereno. Tutto è normale, quotidiano, finché, mentre l’Italia festeggia i mondiali, la loro esistenza verrà stravolta dai primi sintomi della malattia della madre. Il morbo di Parkinson non uccide fisicamente, ma lo fa ugualmente, privando l’essere umano dei ricordi, della capacità di gestirsi, rendendolo vittima di allucinazioni. E’ una malattia invalidante che non lascia scampo e non permette una vita normale nemmeno a chi sta accanto a queste persone. Dopo essersi sentita scivolare via la fanciullezza dalle mani, Irene diventa un’adulta che ha il desiderio di scappare dal dolore di vedere sua madre svanire ogni giorno di più. La vita però non è facile nemmeno al di fuori delle mura domestiche. La crisi economica rende difficile la ricerca di un lavoro, nonostante gli studi compiuti. L’amore è crudele, raggiunge la nostra protagonista, poi la schiaccia. Ci sarà redenzione, niente capita per caso nella vita di ognuno di noi, e anche Irene giungerà alla sua meta.

Il romanzo è scritto in prima persona e questo permette al lettore di sentirsi da subito parte integrante delle vicende. E’ un libro amaro perché il dolore traspare dalle pagine, leggendo ci si trova spesso avvolti dalla tristezza, ma allo stesso tempo è un romanzo che racchiude il seme della speranza  e che lo coltiva pagina dopo pagina. Lo stile dell’autrice è molto ricercato, spesso vengono usate metafore, a tratti sembra quasi di leggere un componimento poetico. Questa è senza dubbio una caratteristica importante per riconoscere lo stile dell’autrice, ma forse un pochino limitante per quanto riguarda il target di lettura. I temi affrontati sono tutti molti importanti, dalla malattia, alla famiglia, all’amore, al lavoro…tutto viene sviscerato e mostrato al lettore.

Questa tipologia di romanzi a me piace molto, quindi non posso che consigliarvene la lettura.


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