Recensione a “Mistero in serra” di Kateuan Zifor

Creato il 21 giugno 2015 da Soleeluna

La recensione

Ho da poco finito gli esami per apprendere la LIS, lingua dei segni, uno dei pochi metodi per comunicare con una persona sorda quindi in questi mesi ho dovuto riusare gli occhi che per noi udenti spesso sono distratti dalla concorrenza degli altri sensi.

Ma gli amici del Sole e Luna Blog mi hanno scelto per recensire, parola che deriva il suo significato dal latino “Recenséo”, cioè esaminare,  e mi riporta di nuovo all’uso attento degli occhi.

Poi addirittura un giallo e se è scritto con il giusto intrigo l’orecchio si annulla lasciando, per un po’ di tempo, lo scettro alla sinapsi occhi-fantasia.

240 pagine, una lunghezza media, le ho assaporate con dosi via via crescenti e sapete quando un libro interessa ti dà un appuntamento quotidiano, quasi galante.

Poi a un laureato in Agraria gli si offre di valutare il libro un “Mistero in serra” , sicuramente non a caso!

Il libro è uscito la scorsa estate e dal nome dell’autore sembrava scritto da un tedesco! Ma un nome che sembra già un giallo… Kateuan Zifor.
Chiedo venia ma non conoscevo questo nome e d’altronde ci occupiamo, cosa buona e giusta, di scrittori esordienti ma non pensavo che l’enigmistica potesse essere un buon esercizio per i labirinti del mistero. Infatti sono tre amici, tre autori : Katia, Eugenio e Angela.

Il Kateuan è l’inizio dei nomi e Zifor dei cognomi, poi il fatto che Eugenio e Angela sono fratelli , accorcia l’acronimo.

Dove è ambientato questo giallo scritto a sei mani?
Nel tranquillo borgo di Sankt Peter in Tirolo, un’ambientazione che è già stimolante per comprarsi il libro e portarselo nei freschi boschi dell’Alto Adige, ospiti di un ricco Conte  (Alibrando De’ Paggi) con annesso castello e servitù, ove  sono invitate per trascorrere serene vacanze le due detective Angie e Corinne, pilastro narrativo dell’intero libro.

Corinne è più cinica, fuma il sigaro, solo cubano, sottile, il Cohiba, ed è svizzera, mentre Angie è più esuberante,  più dolce, di padre inglese e madre italiana ed è nata sul suolo italico.

Cosa le accomuna e determinerà questa vacanza poco tranquilla in un castello? L’amore per le piante tropicali di cui il Conte è uno straordinario collezionista con più di 150 specie, soprattutto orchidee in special modo quelle di varietà nera.

Un paesino a 1000 metri di altezza, tranquillo, con i piccoli negozi rifugio di pettegolezzi e una delle figure meglio delineate nel libro è proprio quella della zitella Otille, utilizzata molto sapientemente anche negli interstizi del racconto.

Ma nel castello si trama; quando ci sono dei testamenti, ci possono essere delle speranze di arricchimento e se poi da un notaio si dovessero cambiare gli eredi? Intorno al Conte ruotano tanti personaggi, almeno otto, e due o tre di passaggio, escludendo le nostre investigatrici e l’ispettore di polizia Otto Buch, in questo caso obbligatoriamente descritto come un  mero esecutore di idee brillanti… delle nostre detective.

Se non avessi saputo, prima di leggerlo, che sotto l’acronimo Kateuan si celavano tre autori l’avrei percepito? Forse, quello che ho potuto notare è la cura nella descrizione botanica di alcune rare piante, l’ambientazione paesaggistica dettagliata mentre il genere richiede dialoghi serrati, immediati, con battute anche banali.

“Non è nulla, non mi sono rotto nulla, ho solo male e

basta. Cosa ci faccio qui? Oh bella! Volevo soltanto svegliare

quelli di voi che erano interessati ad andare in serra ad

annusare il soave profumo del fiore dell’Angraecum

Sesquipédale, che come sapete profuma soltanto di notte.”

So che hanno pubblicato un’altra opera ma non utilizzando ancora Angie e Corinne, pur rimanendo in ambito noir.

A mio avviso le modalità del crimine denotano una qualificata cultura scientifica, non elementare Watson!

Recensione a cura di Stefano Pierini


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