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Recensione: Anonimo veneziano, di Giuseppe Berto

Creato il 02 maggio 2018 da Mik_94
Recensione: Anonimo veneziano, di Giuseppe Berto | Anonimo veneziano, di Giuseppe Berto. Neri Pozza, € 15, pp. 109 |
Non hanno nome né connotati netti. Smarriti nell'identificare un sentimento che non vuol dichiarare bandiera bianca, sfumati dalla nebbia che si solleva dalle acque del lido in uno scatto color seppia. La giornata uggiosa ne accentua lo struggimento. Lei, benestante nonostante la modestia dei modi. Lui, spiantato oboista che l'ha persuasa a lasciare Milano con un colpo di telefono pieno di non detto. Fra loro, che si incontrano in stazione rivolgendosi all'inizio occhiate rare e inquisitorie, c'è un passato. 
Rivedersi dopo otto anni, in una Venezia affascinante e decadente come non mai, durante i quali la donna si è legata a un avvocato lombardo e il musicista, padre di uno dei suoi due figli, le ha negato a ogni occasione l'annullamento dell'ultimo compromesso che li lega: un matrimonio di alti e bassi, appassionato ma sadomasochistico, che ha procurato tanto male con la scusa del bene. Al referendum per la legge sul divorzio probabilmente voterebbero entrambi no, convinti che a essere abolita dovrebbe essere l'istituzione stessa del matrimonio. Ai tempi, poi, hanno litigato ferocemente per dividersi l'opera omnia di Proust: loro che nemmeno un decennio dopo, in cento pagine appena, della ricerca del tempo perduto si sarebbero rivelati assoluti maestri.
«Il nostro matrimonio sarà anche andato male, ma credo che nessuno al mondo abbia mai fatto l'amore come noi. Nessuno». «Sarà per questo che è andato male. Le cose troppo grandi non sono di questo mondo».
Fra loro, che ora si sfidano e ora si seducono, c'è per presente quell'isolato giorno a Venezia. Sono quelli di sempre. Sebbene distanti, invecchiati, arricchiti o impoveriti. Recitano: parole di rimprovero, cortesia a sprazzi. Buttano le maschere, infine. E si svelano senza più vergogna: tremendi e bellissimi come sono. Loro che si sanno a memoria nudi come vermi. Loro che si conoscono sin nelle pieghe peggiori del cuore. E un futuro, allora, può davvero esserci? 
I caffè in centro, deserti, sembrano esistere soltanto per loro. Gli spaghetti al sugo, al ristorante che frequentavano da universitari, lasciano a desiderare. Ma i due vecchi amanti hanno ancora la stessa fame di pastasciutta, e di perdono.
Forse non eri del tutto colpevole del male che facevi. Ma era male, comunque, e io ne soffrivo. Avevo pur il diritto di difendermi dalla sofferenza, no? Quando chi ti fa soffrire è uno che ami, l'unica possibilità di difesa è amarlo di meno, se ci riesci.
Somigliano ai Jesse e Celine della trilogia di Prima dell'alba, in questo loquace andirivieni sullo sfondo di una città d'arte, e ai coniugi in crisi di Revolutionary Road, per disincanto e livori. Sono stati in sala, in libreria, a teatro. Ritornano sugli scaffali, ora, nell'elegantissima ristampa Neri Pozza, a quarant'anni dalla morte dell'autore. Giuseppe Berto diede loro vita in vacanza a Cortina, su commissione di Enrico Maria Salerno: il regista aveva lo spunto per un film e l'autore Premio Campiello gli prestò per l'occasione la sua voce dolente e poetica. A sorpresa non seppe staccarsi più dalle recriminatorie dei suoi personaggi, che abbracciano la solitudine e intanto temono l'oblio dell'annientamento.

«Hai tanto paura del passato?» «Non si tratta di passato. E' che non posso più tollerare l'odore di questa città. Muore, torna ad essere fango». «Ma è proprio questo che la fa bella: muore».
Al cinema, Anonimo veneziano fu un grande successo al botteghino: piacque più al pubblico che alla critica, che in anni di fermento politico non vide di buon occhio il ritorno ai sentimenti – fioccarono paragoni infondati con il contemporaneo Love Story, nonostante l'autobiografismo di fondo e cenni all'Italia chiamata alle urne per la legge Fortuna-Baslini. Sulla pagina, resta la partitura perfetta di un concerto da camera che si fa teatro e viceversa. Un minuetto per innamorati non professionisti che a volte si pestano i piedi, ma si stringono come quel che resta degli uomini fra le ceneri e il fango di Pompei. 

Sui ponti spezzati di un capoluogo, di una storia d'amore, che non vogliono morire con l'ultima marea. Il mio voto: ★★★★ Il mio consiglio musicale: Mia Martini - Minuetto


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