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Recensione: CASA DI FOGLIE di Mark Z. Danielewski

Creato il 20 dicembre 2019 da Sarabooklover
Disclaimer: non recensisco i libri in base a verità oggettive ma solo in base ad opinioni personali, quindi qualsiasi giudizio è soltanto una mia opinione.
PS= Questo libro l'ho letto in edizione Mondadori, però siccome è un'edizione fuori commercio da anni e quest'anno è stata ristampata una nuova edizione, metto in scheda l'edizione corrente e non quella letta da me
Recensione: CASA DI FOGLIE di Mark Z. DanielewskiTitolo: Casa di foglie
Autore: Mark Z. Danielewski
Editore: 66th and 2nd
Traduttore: S. Reggiani, L. Taiuti
Data di pubblicazione: 27 Novembre 2019
Pagine: 760
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Sinossi: Quando la prima edizione di Casa di foglie iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All’inizio tra i più giovani – musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina –, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò Casa di foglie come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l’ha definita una storia d’amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall’ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell’irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l’inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l’anziano Zampanò, e consiste nell’esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.

La mia opinione: La storia è sicuramente originale, una delle storie più originali che abbia mai letto perché non viene presentata come una storia di fantasia, come un romanzo, ma viene presentata come una storia vera, e lo stile narrativo non è romanzesco ma ha un taglio giornalistico come stesse raccontando di un documentario realmente avvenuto e realmente trasmesso sulle televisioni di tutto il mondo, con annesse citazioni a piè di pagina tratte da interviste o libri di approfondimento e sta al lettore capire se ciò che viene narrato nel libro sia vero o falso. Ma l’originalità non si limita solo a questo ma comprendere anche il modo in cui il libro è stampato. Vi sono pagine in cui sembra di leggere un libro normale e poi all’improvviso ci sono pagine con il testo scritto in verticale, in obliquo, al contrario e a volte bisogna anche capovolgere il libro di lato o sottosopra per riuscire a leggerlo, quindi è proprio l’esperienza di lettura a risultare diversa rispetto ad altri libri, non solo per la storia in sé.
Come genere si tratta di un crossover tra mistery e horror psicologico, dove gioca veramente tanto il lato mentale dei personaggi.
Non è un tipo di horror truculento, ma è un horror inquietante, vi sono parecchi elementi all’interno del libro che tengono col fiato sospeso il lettore. La cosa che però non mi è piaciuta è la volontà di tenere ESAGERATAMENTE in sospeso il lettore. Non tutti i capitoli sono interessanti allo stesso modo, alcuni sono un po’ statici, mentre altri sono molto interessanti e quando accade che un capitolo sia particolarmente interessante, e che quindi non vedi l’ora di sapere come vanno le cose ecco qui che il capitolo finisce e quasi sicuramente il capitolo successivo non riprenderà dal punto interrotto ma cambia argomento, per poi magari riprendere uno o due capitoli dopo. Ed è un po’ frustrante. Inoltre la prima parte e quella centrale è in assoluto quella che mi è piaciuta di più mentre ho trovato debole il finale e i relativi colpi di scena. Diciamo che comunque il finale va un po’ interpretato, ci sono varie soluzioni al libro e non è mai stata detta quale sia quella giusta.
Però io un’idea me la sono fatta e giudico il libro seguendo la mia idea... che ovviamente non dirò :-P
Consigliato? Sì, soprattutto se apprezzate l'originalità e gli stili sperimentali. Non aspettatevi una storia scritta sotto forma di romanzo perché non è così.
voto:Recensione: CASA FOGLIE Mark Danielewski

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