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Recensione: Debbi (la strana) e le avventure oltranziste nel ventre della balena Ginger

Da Flautodipan @miriammas
Recensione: Debbi (la strana) e le avventure oltranziste nel ventre della balena Ginger Titolo: Debbi (la strana) e le avventure oltranziste nel ventre della balena Ginger Autore: Paolo Di Orazio Editore: Cut-Up Pagine: 300 Prezzo: 14,16 Descrizione: Una scala a chiocciola nella violenza pura e nella ricerca delle proprie origini, il viaggio che sta compiendo Debbi, giovane mercenaria del sesso a pagamento di Roma che vive nelle viscere letali della società. Mentre paga dolorosamente l'aver ucciso un capoclan della malavita capitolina, l'ex maresciallo Alfredo Vanacura, consulente esterno specializzato nel sovrannaturale per il RIS, è sulle tracce del misterioso Dottor Sottoterra, uno spietato assassino di bambini. Il rebus è fitto e costellato di minacciosi segnali demoniaci che sembrano inquinare la città, al di là del semplice volto del crimine. La recensione di Miriam: Un’ipnotista viene barbaramente assassinata da una sua paziente, Debbi; mentre un serial killer di bambini sta mietendo vittime nella città. Si tratta di due casi all’apparenza slegati tra loro, ma l’ex maresciallo Alfred Vanacura nota subito qualcosa che li collega: la vittima aveva in cura entrambi gli assassini. Le registrazioni delle sedute di Debbi, rinvenute sul luogo del delitto, forse potranno fornirgli indizi utili per mettere a segno una duplice cattura. È così che due oscuri fili paralleli si intersecano a formare un unico intreccio, che gradualmente ci trascina in un universo, in cui violenza e follia si fondono con elementi grotteschi e immagini dal retrogusto quasi fiabesco in uno strano carosello di atmosfere oniriche. L’impressione è quella di precipitare nella tana del Bianconiglio per ritrovarsi in una sorta di Paese  delle Meraviglie in chiave splatter –, e forse non è un caso che a far capolino fra le righe guidandoci nei  meandri dell’incubo sia proprio Ribes, un coniglio bianco, munito però di un’anima nera e per nulla intenzionato a metterci fretta. Per comprendere la storia e i suoi diabolici incastri, infatti, occorre partire dall’inizio, andare avanti, riservarsi però la facoltà di guardare indietro, per osservare e capire. Nondimeno è necessario calarsi nelle menti dei due killer, non solo per conoscerli e comprendere le loro azioni, ma perché la dimensione psichica, in qualche modo, li unisce e li mantiene in contatto producendo un’allucinazione  – o semplicemente una visione, o un ricordo – comune. L’intreccio formato dai due  casi da risolvere si infittisce con una narrazione che segue tre binari: da un lato osserviamo Vanacura – vecchia conoscenza per chi ha letto altri libri dello stesso  autore – che sfruttando le sue doti da sensitivo e assecondando i capricci della sua ghiandola pineale, svolge le indagini; dall’altro il Dottor Sottoterra, giocattolaio perverso che stupra e uccide bambini; e contemporaneamente accompagniamo Debbi in un cammino a ritroso nel tempo atto a ricostruire la sua vicenda personale. Una vita fatta di rifiuto, abbandono, violenza, che ci narra di una bambina indesiderata e costretta a vivere in un inferno che ha alimentato in lei un forte desiderio di vendetta. Quella che ci racconta Paolo Di Orazio, nella sua essenza, è una storia ancorata alla realtà, un brutto sogno a occhi aperti, popolato di mostri reali – madri tossiche che rifiutano i figli, uomini perversi, stupratori, sadici – che facilmente incontriamo nei casi di cronaca. La sua penna, tuttavia, li dota di una bizzarra aura magica, li deforma, li traveste, li rende surreali e grotteschi, inserendoli in una trama, che sempre più assume i contorni di una fiaba dark, creando un contrasto, una certa dissonanza che disturba e ammalia insieme. La realtà si trasforma in allucinazione e l’allucinazione assume la concretezza della realtà provocando una tempesta in cui si viene rimbalzati dal tragicamente “normale” al “paranormale”, senza più riuscire a distinguere fra l’uno e l’altro. Al pari di un illusionista diabolico, l’autore ci attira in una trappola in cui vorticano i colori, gli odori, le suggestioni rassicuranti dell’infanzia, salvo poi strappare il velo e mostrarci che i coniglietti hanno denti e artigli, le principesse sono orchi travestiti, e dall’orrore non c’è via di fuga giacché la cattiveria umana è un veleno capace di infettare anche i sogni più innocenti.


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