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Recensione di Delitto nella stanza chiusa di Paolo Roversi

Creato il 01 febbraio 2017 da Leggere A Colori @leggereacolori

Recensione di Delitto nella stanza chiusa di Paolo RoversiTitolo: Delitto nella stanza chiusa
Autore: Paolo Roversi
Pubblicato: Settembre 2016 da Marsilio
Genere: Gialli Formato: eBook Pagine: 89
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A Milano un delitto è stato commesso nei locali utilizzati da una moderna società segreta (ma non troppo) per i propri incontri. E apparentemente a uccidere la vittima sembra essere stata proprio una delle stanze in cui gli aspiranti confratelli devono superare test di abilità e intelligenza per essere ammessi. Toccherà al cronista/hacker Enrico Radeschi gettare luce su una vicenda dai tanti lati oscuri.

Prima di presentarmi ho cercato in rete. Conosci il tuo nemico scriveva Sun Tsu nell’Arte della Guerra e, anche se siamo in tempi di pace, per la mia professione di cronista, questo mi è sempre sembrato un ottimo consiglio.

Enrico Radeschi, brillante cronista ed esperto hacker, viene incaricato dal suo caporedattore di infiltrarsi nella sede milanese di una sedicente società segreta per scoprire chi – o cosa ­– abbia ridotto uno dei suoi membri in fin di vita. La congrega si chiama The Impossible Society e, a parte qualche descrizione di stampo marcatamente complottista recuperata online, non se ne sa davvero nulla. Arrivato sul posto Radeschi trova già la Polizia, coordinata dal vicequestore Loris Sebastiani, sua vecchia conoscenza che, in cambio di qualche “favore” informatico, gli consente di partecipare alle prime indagini.

Nei locali in cui si riunisce la società segreta ­– che a dire il vero sembra proprio non essere gestita come tale – si trovano tre confratelli, gli ultimi a essere stati in compagnia della vittima, che nel frattempo è ufficialmente deceduta. I tre, un noto avvocato, un direttore di banca e un nobile appassionato di enigmistica, spiegano con malcelata diffidenza il rigido regolamento che consente l’ammissione a The Impossible Society. Punto nodale è il superamento di una serie di tre prove di intelligenza, da svolgersi in altrettante stanze: quando il delitto si è consumato la vittima stava proprio cimentandosi con l’ultima prova. Si è trattato di una vera e propria sfida fra i quattro soggetti coinvolti: chi fosse riuscito a risolvere tutti gli enigmi nel minor tempo avrebbe ottenuto la carica di gran maestro della sede milanese. I tre uomini non mancano di precisare che l’apertura della porta dell’ultima stanza è regolata da un timer e che quindi non gli è stato possibile intervenire quando la vittima ha chiesto loro aiuto. Sembra la classica situazione del delitto della camera chiusa, ma Radeschi e Sebastiani scopriranno presto che dietro alla vicenda c’è molto di più. Toccherà al giornalista esporsi in prima persona nella soluzione dei cervellotici enigmi di The Impossible Society per arrivare alla soluzione del caso.

È utile mettere subito un punto fermo nella valutazione di questo breve racconto: per quanto nobile sia l’idea, ritenere che un’opera letteraria giunga “commercialmente illibata” al matrimonio coi suoi lettori è ormai un esercizio di stile che rischia di portare a considerazioni patetiche o addirittura ridicole. Ma l’operazione editoriale costruita dietro a questa indagine su carta lascia più che perplessi: non si spiega la necessità di pubblicare – pur gratuitamente e solo in formato digitale – un testo di 40 pagine (arricchito dagli incipit degli altri lavori dell’autore che hanno come protagonista Enrico Radeschi) che non aggiunge nulla alla produzione precedente in termini di qualità e interesse e che pare connotarsi come un autentico specchietto per le allodole. Che dire, i personaggi sono potenzialmente accattivanti, il tono narrativo tutto sommato funziona, l’idea di recuperare uno dei più intriganti topos del poliziesco classico come il delitto avvenuto in una stanza chiusa ermeticamente lascia supporre la giusta dose di suspense, ma la trama si rivela gracile, inevitabilmente poco approfondita, con le dinamiche dell’omicidio sviluppate in modo banale e un finale semplicistico, plateale, tronco, per nulla gratificante per tutti quei lettori che amino scoprire a poco a poco la verità. Insomma, Roversi fa ovviamente il suo mestiere e ci si augura che continui a proporre al pubblico misteri da risolvere (perché di giallisti c’è sempre bisogno), ma l’impostazione di questo “prodotto letterario” proprio non convince.

Approfondimento

Pur nella scarsa riuscita complessiva, il racconto di Delitto nella stanza chiusa cela al proprio interno un meticoloso lavoro di ricerca e ricostruzione dell’atmosfera che aleggia intorno alle tante e spesso strampalate informazioni relative a società segrete, sette e congreghe che sarebbero i veri burattinai del mondo contemporaneo, in grado di esercitare un potere trasversale e sterminato in ambito politico, economico, militare, accademico e così via. Le due pagine che propongono uno pseudo-articolo web sulla storia di The Impossible Society rivelano grande tecnica e un’attenzione scrupolosa nell’imitare toni e basi culturali di chi realmente scrive questo genere di pezzi. Lo stesso vale per il decalogo dei confratelli: un’arguta quanto pungente scimmiottatura di regolamenti e codici di tanti club privati e associazioni esclusive, che spesso si rifugiano nella prosopopea e nel sussiego per mascherare la pochezza dei contenuti.

Andrea Chiari



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