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Recensione di Il verdetto di Valeria Parrella

Creato il 02 giugno 2020 da Leggere A Colori @leggereacolori
Recensione di Il verdetto di Valeria Parrella

Autore: Valeria Parrella
Pubblicato: Maggio 2019 da La nave di Teseo
Genere: Racconti Formato: eBook Pagine: 34
ISBN / EAN: 9788834603789
Recensione di Il verdetto di Valeria Parrella

L'amore arriva in un vicolo, già macchiato di sangue, senza regole, se non quelle della malavita.
Sul banco degli imputati: Clitemnestra e il suo Agamennone, di chi dei due è il sangue versato nel nome di questo amore?

Recensione di Il verdetto di Valeria Parrella

In un paese del Sud Italia, due destini, quelli di Clitemnestra e Agamennone, s'incrociano fortuitamente e inesorabilmente.

St'ammore nuosto nun tene dimane

La confessione di Clitemnestra è accompagnata da una canzone, le cui parole suonano come un presagio delle sorti della sua storia d'amore.

Fin dove, una donna che ama può sopprimere, sopportare e dimenticare? Per quanto si può andare avanti negando l'evidenza?

In una terra difficile, dove non si accettano giustificazioni e dove spesso, le punizioni sono irreversibili, anche i sentimenti di una donna adombrata, sembrano allinearsi a essa.

Ci troviamo in un turbine di emozioni, a cui spesso si fatica a dar voce: il risentimento, l'angoscia, il senso di colpa, per una figlia sacrificata, seppur non per mano diretta.

Le vicissitudini di Agamennone li hanno allontanati, ma dopo due lunghi anni, tra bugie e dicerie, finalmente Clitemnestra potrà riabbracciare suo marito, colui che sente di possedere nel vero senso della parola, come cosa sua. Con l'entusiasmo di una fidanzatina novella così, si prepara ad accoglierlo con il perdono.

Approfondimento

La fascinazione e la schiettezza del mito greco, ritornano come antiche vesti che si adagiano e si adattano perfettamente alla contemporaneità.

Come il copione di una rappresentazione teatrale che si ripete e riadatta allo scorrere delle ere e dei secoli.

Una donna innamorata fin dove può arrivare? Ovunque, verrebbe da dire.

Mentre una donna accecata dalla gelosia, anche più lontano!

Spesso ciò che percepiamo come dato di fatto, si rivela in realtà, qualcosa di ben più complesso e psicologicamente contorto.

Rabbia, frustrazione e desiderio di vendetta sono sentimenti logoranti, che annientano non solo chi li subisce, ma prima di tutto, chi li prova. Sfuggendo al nostro Io più razionale, confluiscono tutti, in ciò che Freud descriveva come Es, la nostra parte distruttiva.

È questa la storia di Clitemnestra, innamorata del classico ragazzo "sbagliato", segnato da un destino, probabilmente già scritto. Amore tanto fuorviante da distorcere la visione del mondo, del giusto e dello sbagliato. Le piaceva essere " la moglie del boss ", anche se ciò significava vivere in una continua lontananza, le piaceva prendere parte a quelle scene di vita che, fino ad allora, erano state così lontane dalla sua.

Aveva acquisito una "posizione" in quella sub -società, e questo status le conferiva gran sicurezza, anche quella che fosse l'unica e la sola, nonostante tutto. Oltre all'innegabile e onnipresente richiamo al mito greco di Clitemnestra e Agamennone, che ha fatto da traccia al dispiegarsi della narrazione, qui c'è una donna disposta a perdonare qualsiasi cosa al suo uomo, che fa finta di non sapere pur sapendo ... ma il punto di rottura è dietro l'angolo.

La Clitemnestra contemporanea vuole, forse, anche per questo, rappresentare il prototipo della " donna del boss", come lei stessa si definisce, " la Regina ", fedele ai segreti del proprio compagno.

La narrazione è interessante, parla uno strato di società difficile, attraverso il parallelo con il mito.

L'ho trovato forse troppo breve, ovvero, proprio nel momento in cui è decollato, è finito.

Mi ha lasciato un po' con la sensazione di sospensione, ma non perché non ne fosse chiaro il finale.Un amore scritto con il sangue, così come nel mito antico, un copione che si ripete, una storia antica seppur crudamente attuale. Come a ribadire che amore e razionalità costituiscono da sempre, da prima dell'invenzione delle regole grammaticali, un ossimoro.

Erika Gatti

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