Recensione di "La monaca" - Simonetta Agnello Hornby

Creato il 26 giugno 2013 da Annie_caffeine @annie_caffeine
Cari visitatori della Tana,
dopo avervi parlato, qualche giorno fa, del mio romanzo preferito di Simonetta Agnello Hornby, La zia marchesa,  ho deciso di  leggere un altro dei suoi romanzi storici, La monaca.
Uscito per Feltrinelli nel 2010, il libro conta 296 pagine. Il prezzo è di € 17,00 per la versione in brossura.


TRAMA

Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo Peppino Padellani di Opiri, fervono i preparativi per la festa dell'Assunzione della Vergine. È l'ultimo giorno sereno nella vita di Agata, innamorata del ricco Giacomo Lepre e da lui ricambiata. Agata deve rinunciare al suo amore: le famiglie non trovano un accordo e, alla morte del maresciallo, la madre di Agata, donna Gesuela, decide di portarla a Napoli, dove spera di ottenere una pensione dal re. L'unico piroscafo in partenza è quello del capitano James Garson. Dopo un tempestoso viaggio, James e Agata si ritrovano sul ponte e qui lei gli confida i propri tormenti. A Napoli, Agata viene forzata a entrare in convento. Un mondo in cui si intrecciano amori, odi, rancori, passioni illecite e vendette. Ma Agata sembra guardare oltre si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe mediche, impara a fare il pane e i dolci. Legge tutti i libri che James Garson le manda con regolarità e segue le sorti dei movimenti che aspirano all'unità d'Italia in casa della sorella Sandra. Ha accettato la vita monastica, ma è combattuta tra il sentimento religioso e il desiderio di vivere nel mondo. Non vuole dispiacere la zia badessa, ma nemmeno sacrificare il suo futuro. 

LA MIA OPINIONE
In questo romanzo, Simonetta Agnello Hornby ci trasporta nel Regno delle Due Sicilie.
Tra Messina, Napoli e Palermo, seguiamo alcuni anni della vita della famiglia Padellani per poi concentrare l'attenzione su Agata.
La ragazza vive inizialmente a Messina, dove, ancora tredicenne, si è innamorata del bello e misterioso Giacomo Lepre. Ricambiata, attende soltanto che l'amato possa finalmente chiedere la sua mano, ma i progetti di Agata non ci mettono molto ad essere rovinati: non solo la famiglia di Giacomo è contraria al matrimonio, poiché la dote di Agata è esigua, date le difficoltà finanziare in cui naviga la sua famiglia, ma presto anche il padre viene a mancare.
E' così che la famiglia Padellani torna a Napoli, città natale di don Peppino, per seppellirlo e per tentare di ricominciare una nuova vita.
E' proprio sul traghetto che porta le Padellani a Napoli che Agata conosce James Garson. Subito tra i due c'è sintonia, ma Agata, nonostante le difficoltà continua ad essere innamorata di Giacomo e spera che lui possa raggiungerla a Napoli.
Quello che Agata non sa è che donna Gesuela, la madre, dopo l'ennesima lite in casa Lepre e il fidanzamento forzato di Giacomo con un'altra ragazza, ha in mente di farla entrare in convento, poiché la dote monacale è molto inferiore a quella matrimoniale e non causerebbe troppi problemi alla famiglia, già in gravi difficoltà.
Così Agata viene portata, seppur contro la sua volontà, a San Giorgio Silita, convento napoletano dove da sempre molte sorelle sono originarie della famiglia Padellani. La badessa, donna Maria Crocifissa, è infatti la sorella del defunto don Peppino.
Nonostante la clausura, Agata continua a mantenere contatti con l'esterno: la zia Orsola e la sorella Sandra sono le persone a cui resta più legata, sia tramite le visite che con la corrispondenza, grazie alla quale riesce a restare informata anche su quello che succede negli anni critici che poi porteranno ai moti del 1848. Inoltre la ragazza mantiene anche una singolare corrispondenza con James Garson, che le fa spedire spesso dei libri, tra i quali Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Agata risponde inviandogli delle piccole creazioni a tema religioso con dei messaggi nascosti.
Ma la vita di Agata, nonostante la vita monacale possa sembrare monotona, non lo è affatto, e seguire la sua avventura è davvero emozionante.
Ho letto questo libro in due sere, e sono stata trascinata nella vita di Agata quasi con prepotenza, senza riuscire a staccarmi dalle pagine.
Come vi ho già detto, non sono un'amante dei romanzi storici, ma ancora una volta Simonetta Agnello Hornby è riuscita a trasportarmi in un tempo e in luoghi lontani con una naturalezza tale che mi sono stupita io stessa di quanto una lettura di questo genere potesse essere così coinvolgente.
La vita di agata non è affatto semplice: sottomessa al volere della madre, che pur volendo il meglio per lei, la costringe a prendere il velo inizialmente, per poi proporle un matrimonio con un uomo che lei non avrebbe mai accettato, preferisce diventare monaca.
Il rapporto con Gesuela non sarà mai sereno, anche a distanza di anni dall'entrata di Agata in convento.
Anche il rapporto con le sorelle non è dei migliori: a parte Sandra, le altre quatto sorelle di Agata non le sono quasi mai vicine. Altalenante è invece il rapporto con la zia Orsola, che ha vissuto l'esperienza inversa: pur avendo la vocazione, è stata costretta per due volte al matrimonio.
Sicuramente il rapporto di confidenza più profondo che Agata riesce ad instaurare, oltre a quello con James, è quello con la zia badessa, donna Maria Crocifissa, che nutre per lei molto affetto e che tenta in tutti i modi di proteggerla, anche quando alcune novizie tentano di farle del male per gelosia.
Inoltre Agata vive un rapporto altalenante con il Vescovo di Napoli, legato a lei da una lontana parentela, che fa di tutto per impedirle di lasciare il velo e a volte si accanisce su di lei, per tenerla il più possibile a San Giorgio, per poi spostarla in Sicilia proprio quando cominciano i moti.
In questo romanzo, l'autrice non solo ci offre uno scorcio della vita nel Regno delle due Sicilie a metà ottocento, ma si concentra sulla tradizione della monacazione coatta con dovizia di particolari, descrivendo non solo la gerarchia che regnava all'interno dei conventi, ma anche i rituali che dovevano attraversare le ragazze per diventare suore ed infine la vita nel chiostro.
Ovviamente poi è sempre interessante osservare e scoprire le tradizioni di altri tempi, dalle cene alle processioni. In particolare la processione dell'Assunta che si svolge a Messina il 15 Agosto e che apre la narrazione, viene descritta magnificamente.
Nella narrazione si intrecciano inoltre delle vicende secondarie che colpiscono l'attenzione di Agata e la toccano da vicino, soprattutto dal momento che entra in convento: oltre alla morte di donna Maria Crocifissa, Agata si ritrova a dover vivere da vicino il suicidio d una delle serve del convento e la contestuale fuga di due converse legate alla badessa; molto triste è la storia di Maria Celeste, sedotta dal suo confessore e morta di parto, così come la storia di Sandra, probabilmente sterile, che scopre la relazione del marito con un altra donna e la nascita del figlio illegittimo di lui.
Ovviamente non si può ignorare la centralità di Agata nell'intera vicenda.
Entrata in convento a quasi quattordici anni, vive periodi in cui apprezza il fatto di essere lontana dal mondo e di vivere nella pace del chiostro, mentre in altri desidera soltanto uscire e vivere il mondo fuori, tornando una ragazza normale.
Quello che è certo è che Agata non è mai felice completamente: gli anni raccontati nel romanzo sono sicuramente i più difficili, soprattutto perchè ha 
un forte desiderio di maternità.
Come molti l'hanno già definita, posso confermare che Agata è davvero la versione nostrana dell' eroina austeniana, anzi, si dimostra in alcuni casi anche più forte, poiché le avversità per lei sono davvero molte e certo non era semplice essere una donna, monaca per giunta, nel periodo in cui il romanzo è ambientata.
Spesso osteggiata da tutto e da tutti, e anche quando il destino sembra avere in serbo per lei solo una vita infelice, Agata spesso si lascia andare alla depressione, ma poi si riprende, uscendone sempre più forte e pronta per affrontare il mondo.

Il mio voto per questo romanzo è quattro riccetti e mezzo!

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