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Recensione di Noi felici pochi di Patrizio Bati

Creato il 09 dicembre 2019 da Leggere A Colori @leggereacolori
Recensione di Noi felici pochi di Patrizio Bati


Titolo: Noi felici pochi

Autore: Patrizio Bati
Pubblicato: Ottobre 2015 da Mondadori
Genere: Narrativa Contemporanea Collana: Scrittori italiani e stranieri
Formato: eBook, Rilegato Pagine: 168
ISBN: 9788804717065
Recensione di Noi felici pochi di Patrizio Bati

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Recensione di Noi felici pochi di Patrizio Bati Pagina o Sito ufficiale

Tre pariolini, ragazzi ricchi di buona famiglia, futuri avvocati o magistrati, che frequentano locali alla moda, spendono i loro soldi in alcool, cocaina e prostitute, amano le risse, godono nel picchiare, nello spaccare tutto e lo fanno unicamente per il gusto del gesto in sé, in una storia in cui - diversamente dalla media dei i romanzi italiani in cui ogni riferimento alla realtà è puramente casuale - "nelle scene di violenza descritte ....., tutte le persone di cui si parla sono state realmente aggredite e malmenate".

Recensione di Noi felici pochi di Patrizio Bati

Stadio, droga, risse: noi ne uscivamo sempre indenni. Eravamo dei privilegiati. Protetti da una speciale immunità, acquisita dalla nascita, che ci avrebbe condotto verso il successo a cui eravamo destinati.

Patrizio, Andrea ed Angelo sono tre ragazzi della Roma bene ed in quanto tali potrebbero avere il mondo nelle loro mani, ma la consapevolezza di possedere tutto e la delusione che il possedere tutto reca con sé li spinge a diventare dei teppisti, veri e propri pazzi che trascorrono il loro tempo dedicandosi ad atti di violenza gratuita su persone indifese e spesso scelte a caso, con l'unica preoccupazione di uscirne vincenti e puliti, come le loro camicie:

Io però la mia camicia B.D. Baggies, cotone bianco ritorto con cuciture doppie all'inglese, non avevo alcuna intenzione di macchiarla. Le camicie per noi erano sacre, come le vacche per gli indiani. Quelle che cercavamo, perciò, erano vittime indifese su cui sfogare la nostra rabbia senza rischio di reazioni.

Mai un accenno di pentimento, anzi la loro vita a mille all'ora procede alla continua ricerca di altre risse, di altra cocaina...

Una sera, dopo la discoteca, i tre ragazzi, insieme a Gaia e Costanza, ubriachi e strafatti - "Era una settimana che ero stanco. La cocaina stanca" - sull'auto lanciata a grande velocità su una strada a strapiombo sul mare tra il Circeo e l'Argentario, con Andrea alla guida, finiscono fuoristrada, in bilico su una roccia. Alcuni sono feriti, occorre chiamare i soccorsi ma i cellulari sono inservibili - perché scarichi o senza campo- quindi qualcuno deve arrampicarsi, raggiungere la strada e cercare aiuto. Sarà Andrea a mettersi in movimento...

Nell'attesa che la situazione si sblocchi, una serie di flashback consente al lettore di scoprire tutti gli scheletri nell'armadio di questi ragazzi viziati ed annoiati, convinti che la vita sia solo un immenso parco giochi a loro completa disposizione e che ciò che realmente conta siano soltanto "TataingleseCamerieriBarcheViaggiDolomitiCircolocanottierianieneVillealmareconpiscina .
In un alternarsi di altissima suspence e barlumi di disperazione, soprattutto in Patrizio, consapevole ad un certo punto che potrebbe non riuscire a salvarsi, (inserire parte di testo che invio come allegato) il lettore viene condotto verso un finale brutale e spietato.

Noi felici pochi è un libro durissimo, difficile da metabolizzare, scritto con uno stile tagliente ed asciutto. Non c'è parola che appaia scelta a caso, tutto è essenziale e narrato con estrema originalità. Non si riesce a provare alcuna empatia con i personaggi che mai, durante la narrazione, provano alcun sentimento di pentimento o di seppur vaga moralità.

Approfondimento
Non si conosce la vera identità di Patrizio Bati, l'autore di questo meraviglioso romanzo: lo pseudonimo che utilizza altro non è che l'italianizzazione di Patrick Bateman, lo yuppie serial killer protagonista di American psycho, uno dei romanzi più crudi di Bret Easton Ellis. E i punti di contatto tra i due autori sono numerosi: entrambe le storie sono originalissime e geniali, così cariche di crudezza e lucida follia da rendere il racconto - in entrambe i casi - qualcosa di unico ed irripetibile, qualcosa che graffia il lettore ad ogni pagina ma lo spinge nello stesso tempo a proseguirne la lettura.
Singolare è poi l'espediente utilizzato da Bati di inserire le note, tra parentesi quadre, all'interno della narrazione, come se si trattasse di un testo di saggistica. Ed è proprio grazie alle note che scopriamo che la Sarcophaga Carnaria è una"[mosca grigia ovovivipara che depone le uova nella carne in putrefazione di animali morti o avanzi di cibo, affinché le sue larve (bigattini o bachi da sego) si nutrano direttamente dell'organismo in cui si annidano]".
È di nuovo una nota a spiegare che la jacuzzi è stata "[creata da Roy Jacuzzi, laureando in disegno industriale all'università di Berkeley, con l'intento di curare l'artrite reumatoide di suo cugino Kenneth]".
Altre note raccontano la nascita del famoso locale Piper a Roma o ricordano l'incidente avvenuto il 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles, nel quale persero la vita 39 persone.
Di registro leggermente diverso e con una connotazione quasi nostalgica è poi la nota che ricorda che "[Mike Francis, all'anagrafe Francesco Puccioni, diventa famoso nel 1984 con la canzone Survivor....Di ritorno da una delle sue tournée, il cantante si reca a Ponza....rimanendo conquistato dalla bellezza dell'isola.....Morto nel 2009, per un tumore al polmone, Mike Francis è sepolto proprio nell'isola di Ponza.... ]".

Il primo romanzo di Patrizio Bati lascia il segno ed apre la strada ad un nuovo modo di fare letteratura, senza bontà e senza redenzione.

Connie Bandini Recensione di Noi felici pochi di Patrizio Bati

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