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Recensione di Novemila giorni e una sola notte di Jessica Brockmole

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15 Flares 15 Flares × Recensione di Novemila giorni e una sola notte di Jessica BrockmoleNovemila giorni e una sola notteJessica Brockmole
Pubblicato daNord
Data pubblicazione in Italia:
Formato:
Collana:Narrativa Nord
Genere:Sentimentale
Pagine:
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Il libro su Goodreads
La trama:

Negli anni Dieci del Novecento, una poetessa scozzese, Elspeth, avvia una fitta corrispondenza con un giovane americano, David, che continuerà per buona parte della guerra. Circa trent'anni più tardi, di nuovo nel corso della guerra, la figlia di Elspeth, Margaret, sentirà il bisogno di conoscere il passato della madre, e lo farà scrivendo al fidanzato Paul, e a uno zio mai incontrato.

Novemila giorni e una sola notte – il cui titolo originale, Letters from Skye, è sicuramente più azzeccato e affascinante, è un romanzo interamente epistolare: non vi sono dialoghi, né elementi di connessione tra una lettera e l’altra. Solo in conclusione troviamo poche righe descrittive. Elspeth è una giovane poetessa, sposata, che vive sull’isola di Skye, in Scozia. David è uno studente americano che non ha trovato la sua strada: studia scienze naturali, ma è appassionato di letteratura, ed è per questo che compra, e legge, in America, i libri di Elspeth. Li ammira tanto da voler scrivere all’autrice: Elspeth – che per lui diventerà Sue – gli risponde, e comincia così una fitta corrispondenza a ritmo serrato. Mentre Elspeth compone le sue poesie, David finisce gli studi, trova un lavoro, decide di dare il suo contributo alla guerra che incombe, guidando le ambulanze in Francia. Come è abbastanza ovvio che accada, i due finiscono per innamorarsi, e per incontrarsi a Londra.

Il tono della corrispondenza a questo punto cambia: alle parole d’ amore si uniscono la paura del futuro, della guerra, e i dubbi di Elspeth, il suo rapporto col marito che nel frattempo ha deciso di arruolarsi. Le lettere di Sue e David sono intervallata da quelle di Margaret, che dopo aver trovato la corrispondenza della madre sente la necessità di indagare sul passato, di scoprire il segreto della poetessa di Skye, di conoscere origini di cui non sospettava nemmeno l’esistenza. La vicenda si complica, si fa più articolata: la storia di Sue e David ha ricadute su tutta la famiglia di lei, e solo grazie all’impegno di Margaret si riuscirà a capire qualcosa di più, e a ricucire alcune fratture. E soprattutto, si capirà finalmente perché David, a un certo punto, sia sparito.

Si tratta di un romanzo a proposito del quale, a parer mio, risulta difficile dare un giudizio univoco. Più o meno fino a metà la storia infatti si trascina, non cattura l’interesse di chi legge. Le lettere si susseguono l’una dopo l’altra, i due protagonisti affrontano svariati argomenti che vorrebbero essere “importanti” e “profondi” ma sono trattati solo superficialmente dall’autrice. Nella seconda parte, invece, il ritmo si fa più serrato. L’intreccio si complica, i sentimenti dei protagonisti sono chiari, e l’attenzione del lettore è catturata. Anche l’alternanza tra passato e presente, e tra le lettere di Sue e quelle di Margaret, appare meno fastidiosa, più gradevole, man mano che la ricerca della ragazza assume un significato all’interno della storia.

Lo stile è semplice, chiaro, senza punte di eccellenza. Anzi, nella prima parte suona un filo artificioso, come se l’autrice si sforzasse di essere brillante, briosa. Per quanto sia un romanzo ambientato in un passato ormai molto lontano, lo stile non è adeguato. Sue e David scrivono come se fossero nostri contemporanei, stabiliscono subito un’eccessiva confidenza: manca, da parte dell’autrice, un’attenzione ai costumi dell’epoca. Davvero a una donna sposata era permesso, senza sotterfugi, corrispondere assiduamente con uno sconosciuto? Eccetto i rapporti tra David e Sue, tutti gli altri sono trattati superficialmente: quello di Sue col marito e il fratello, e soprattutto quello madre – figlia. Margaret potrebbe essere il “doppio” di Sue, eppure l’autrice non si spinge abbastanza in là, non approfondisce.

Proprio a causa di questo stile così impersonale e talvolta, appunto, artificioso, la caratterizzazione dei personaggi risulta purtroppo incompleta. Il punto di forza del romanzo è sicuramente la trama: l’intreccio è originale e straordinariamente romantico. Il genere epistolare è però davvero difficile, e forse richiederebbe una maggiore maturità stilistica: dopo aver letto – e amato – Le ho mai raccontato del vento del Nord? Di Glattauer, risulta difficile capire come David e Sue possano innamorarsi.

 

Booktrailer

Giulia Chevron - Blog personale



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