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Recensione di "Respiri di Luna", la raccolta poetica di Francesca Coppola

Creato il 15 novembre 2012 da Simona Giorgino

I momenti della poesia sono quelli che richiedono il più estremo sforzo dello spirito, sia nel bene sia nel male. Quando l’anima cede alla poesia, è sempre perché ha bisogno di sfiorare i momenti più estremi, quelli della felicità o quelli della disperazione, quasi come se l’una fosse in legame indissolubile con l’altra. Nei versi della Coppola, in questa sua raccolta poetica dal titolo “Respiri di Luna”, pubblicata dalla Arduino Sacco Editore, capita spesso che il Motivo, come lei lo definisce, di questi momenti estremi che conducono dritti alla poesia, sia l’Amore. Le sue poesie, che lei stessa definisce come una sorta di autobiografia, ricoprono un periodo di tempo fatto di diversi momenti che l’autrice ha vissuto, che l’hanno segnata, che l’hanno fatta sognare ma anche piangere e disperare, che l’hanno addirittura portata, a volte, a un “immaginario spento”, a non saper rispondere agli stimoli della poesia. Ma sarà solo un momento.E sebbene le poesie dell’autrice amano toccare diversi temi, in un modo o nell’altro è sempre l’amore a trionfare. Anche la Coppola soffre di un amore “anarchico”, che si comporta come vuole, al quale non viene né permesso né negato nulla, tanto qualsiasi comando sarebbe vano. Si sente poi il dolore di un amore sfuggente, a volte struggente, che trova sempre il modo di tornare, ma per sfortuna anche di andare, un amore però che, pur andando, pur facendosi piccolo verso l’orizzonte, lascia intatta e nitida l’immagine del volto, e “non ci sono distanze… neanche quando mi fai male”. Poi all’improvviso ecco un nome, Andrea, che risuona in tutta l’opera come un triste presagio, quello dell’addio. E infatti è al tempo imperfetto che si parla di lui, è ai ricordi che è legato, deve essere esistito in una dimensione temporale che appartiene al passato e di cui conosciamo la durata, tre mesi, e probabilmente legato a una terra che l’autrice porta dentro di sé, quella spagnola, Barcellona per l’esattezza, una città che a suo dire l’ha cambiata, l’ha fatta maturare, le ha fatto esperire uno dei momenti più intensi della vita, e dopo la quale ha potuto definire la sua Poesia, che si mescola sapientemente, ricordiamo, alla Musica, altro grande amore dell’autrice, con versi che richiamano direttamente quelli di alcune canzoni-chiave, come “The waves” di Elisa e “You’ll see” di Madonna.La Coppola ci sa fare con le parole e, dopotutto, è la poesia, a differenza della narrativa, a essere di una soggettività struggente, ad aver bisogno di un’analisi più attenta, di una comprensione anche più sensibile, di una lettura concentrata che non sempre porta a interpretazioni totalmente corrette, perché nei versi si racchiudono le emozioni più intense, e le emozioni, anche quando meno intense, non sono mai esprimibili pienamente. Ma forse la magia della poesia continua a risiedere anche in quello, in quell’incertezza che sempre si accompagna alla sua lettura, nell’indefinito, nell’infinito, nei contorni imprecisi e sfrangiati di un istante che può essere, dopotutto, a saperlo, quello di qualsiasi altro animo umano.
A cura di Simona Giorgino



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