Titolo: Equatore
RECENSIONE Atmosfere suggestive, talmente affascinanti che a tratti sembra di essere dentro al libro e di vivere e respirare l’aria di Sao Tomè e Principe, una storia d’amore avvincente e dolorosa nella sua passionalità e una ricostruzione storica perfetta: Equatore si presenta come un romanzo che si lascia leggere facilmente e trasporta il lettore in una dimensione lontana nel tempo e nello spazio. E’ stato paragonato a grandi classici del passato, ma questi tentativi di etichettarlo lasciano il tempo che trovano: Equatore brilla di luce propria e non ha bisogno di “stampelle letterarie”. E’ possibile che ci siano dei modelli a cui l’autore può essersi ispirato, cosa del tutto normale, ma il suo libro e i suoi personaggi hanno uno spessore tutto loro ed una unicità che li contraddistingue.
Sao Tomè e Principe è, nell’immaginazione di chi vi scrive, un posto in cui l’impronta del colonialismo è rimasta indelebile nei cuori delle persone, nell’architettura, forse anche nello stile di vita e nella stessa aria che si respira. Questa teoria è arrivata quasi per caso, attraverso lo studio della storia del posto e anche della filatelia, trampolino di lancio per sogni di posti lontani. In effetti Sao Tomè e Principe è uno dei protagonisti di questa storia di amore, morte, dolore e tradimento. Di più: la vera parola chiave per comprendere il romanzo è proprio “dolore”, quello che si prova quando si ama di un amore pericoloso o proibito, quello degli schiavi che faticano nelle piantagioni o, ancora, quello di un popolo che non può assaporare la libertà. Sousa Tavares ha scritto un romanzo doloroso ma di intensa bellezza.
Di certo Equatore ha tutte le carte in regola per diventare un classico che i lettori del futuro potranno scoprire e da cui si faranno affascinare. Bisogna solo vedere se il tempo e, soprattutto, la mente dell’uomo, saranno clementi con esso. Il romanzo prende l’avvio proprio dalla questione coloniale, su cui fiumi d’inchiostro sono stati e continuano ad essere gettati. I portoghesi, all’epoca colonizzatori potenti e temibili, vogliono dimostrare agli inglesi che la loro politica estera non si fonda sulla schiavitù e la morte dell’umana pietà. Gli inglesi, d’altra parte, avevano l’abitudine molto paternalistica di ritenersi difensori della civiltà e dei veri valori, anche se nelle loro colonie, oltre alla carota, usatissimo era il bastone. Nonostante ciò e facendo finta di non avvedersi del fatto che il loro potere coloniale (e non solo il loro) non ha mai avuto un semplice scopo altruistico, gli inglesi puntano il dito contro gli avversari portoghesi, sperando di minarne il potere di pari passo con l’immagine internazionale.I portoghesi rispondono inviando a Sao Tomè e Principe Luis Bernardo Valença, uomo affascinante, colto, ricco e playboy. Insomma, quello che le donne di oggi chiamerebbero “l’uomo che non deve chiedere mai”, facendo eco ad un celebre spot pubblicitario. In effetti il protagonista è descritto davvero bene: inizialmente sembra piuttosto vanesio ma, procedendo nella lettura, si scopre una sua profondità morale che lo rende ancora più affascinante (si permetta una piccola digressione: uomini cosi oggi non sono proprio una costante, purtroppo). Le cose si complicano quando il bel Luis si innamora della moglie del suo rivale politico, una bella femme fatale di un’angelica pericolosità. Tutti i personaggi si portano dietro una malinconia, una solitudine e una tristezza tipicamente portoghesi, che in Luis diventano una spinta a perseguire i propri ideali e i propri sogni.
L’affresco storico di Sousa Tavares ha un’altra qualità: le stupende descrizioni dei luoghi. Non si avverte mai la pesantezza, non ci sono ripetizioni o luoghi comuni. E’ come se i luoghi fossero dipinti davanti agli occhi dei lettori, come se questi stessero vedendo un film. Addirittura dopo la lettura del romanzo viene voglia di approfondire la storia di queste isole, che sono diventate nel tempo i principali esportatori di cacao nel mondo. Consiglio ai lettori di leggere Equatore e di farlo nell’assoluto silenzio, in modo da immergersi nella storia, sentire il suono gracchiante del grammofono e i canti tristi e appassionati degli schiavi neri.
Miguel Sousa Tavares è nato a Porto. Dapprima avvocato, è diventato un famoso giornalista grazie ai suoi reportage di viaggio, che hanno riscosso un grande esito di pubblico. Nel 2006 ha vinto il premio Grinzane Cavour (sezione narrativa straniera) per Equatore. In Italia Cavallo di Ferro ha pubblicato anche Fiume dei Fiori (2008) e Nel Tuo Deserto (2011).