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Recensione, FUN HOME di Alison Bechdel

Creato il 11 giugno 2019 da Leggiamo
Buonasera lettori, oggi finalmente pubblico questa recensione che stava prendendo la muffa da diversi giorni (emh... settimane?!). In realtà volevo vedere se metabolizzare Fun Home sarebbe servito, ma più passa il tempo peggio è... quindi via, faccio click, e mi tolgo questo macigno sassolino dalla scarpa.
FUN HOME di Alison Bechdel
| Rizzoli Lizard, 2007 | pag. 236 |
Recensione, FUN HOME di Alison Bechdel
Alison ha amato e temuto suo padre Bruce, un uomo enigmatico, distaccato, perfezionista. Gli altri membri della famiglia non sono da meno: a casa Bechdel la dedizione all'arte nelle sue varie espressioni, e il consolatorio appagamento che può offrire, hanno sostituito il calore e il nutrimento di una vera "casa". La distanza tra padre e figlia potrebbe finalmente dissolversi quando i due si confessano il segreto che li accomuna, l'omosessualità. Questo spiraglio verso una più profonda comunione, però, si richiude drasticamente: Bruce muore, forse per un tragico incidente o forse per un atto disperato. Alla figlia non resta che immergersi in un viaggio nella memoria, penoso e appassionato al tempo stesso, per ricomporre e rielaborare la propria storia e quella della sua famiglia. "Fun Home" è il diario di questo viaggio, un memoir a fumetti in cui la ricchezza dei testi dialoga con l'eloquenza del disegno. Alison Bechdel sa fondere la finezza dell'ironia, delle citazioni, dei riferimenti letterari con la brutale onestà necessaria per raccontare le tensioni sotterranee della vita familiare e i conflitti che accompagnano la presa di coscienza della propria identità sessuale. "Fun Home" è la prova della maturità di una narratrice. E un esempio della potenza espressiva del graphic novel contemporaneo.
Voto: Recensione, FUN HOME di Alison BechdelRecensione, FUN HOME di Alison BechdelRecensione, FUN HOME di Alison BechdelRecensione, FUN HOME di Alison BechdelRecensione, FUN HOME di Alison Bechdel
Volere un libro - amatissimo da tutti - e restarne delusi.Capita.Spesso si sente dire "quello che piace agli altri a me fa schifo, sono un lettore strano, ho gusti diversi dalla massa", ma in realtà non è mai proprio così. Voler incasellare un lettore in una determinata categoria (o volersi incasellare!) credo sia impossibile. Siamo unici e instabili, volubili e incontentabili e non staremo mai sempre e solo dalla stessa parte di una barricata. E questo lo dico anche un po' per consolarmi, perché sfogliata l'ultima pagina mi sono chiesta ma come? Possibile che sia così tonta da non aver capito Fun Home?In realtà l'ho capito troppo bene, proprio per questo a un certo punto mi sono stancata.Parte benissimo, l'autrice racconta la sua infanzia in questa grande casa metà abitazione metà agenzia di pompe funebri, e nelle prime pagine ho percepito così tanta vita e così tanta morte da restarne ammaliata. Aspettavo l'emozione però. Quella tangibile, vera, che ti prende lo stomaco e ti fa battere il cuore un po' più forte. Solo che non è arrivata. E so anche il perché. Tutta colpa dell'autrice.Alison Bechdel non ha parlato del complicato rapporto con il padre mettendosi a nudo, ma compiendo un abilissimo esercizio di stile attraverso una serie di parallelismi con celebri romanzi; ci sono virtuosismi inutili, sfoggi narrativi di cui non si sentiva il bisogno e a un certo punto più che un memoir mi sembrava di avere tra le mani l'appendice de Il Grande Gatsby di FitzgeraldeRitratto dell'Artista da Giovane di James Joyce.Invece io volevo semplicemente la storia di Alison che nel momento in cui si dichiara lesbica scopre che il padre è gay. Doveva essere la storia di una bambina che ha sempre vissuto vicino a un uomo che non poteva essere se stesso al cento per cento, una storia fatta di silenzi e incomprensioni: umana, dolorosa, ingiusta e coraggiosa. E se tutto questo c'è, chiedo venia, ma io non l'ho visto, i fronzoli e gli orpelli mi hanno probabilmente distratta.Per questo Stitches di David Small (qui la recensione) mi è piaciuto tantissimo e lo consiglierò finché avrò voce, perché è un memoir semplicemente vero. Fun(eral) Home sa di fittizio invece.  E vi dirò di più, non è nemmeno tragico, comico poi... non ne parliamo, quindi anche il sottotitolo "family tragicomic" non ha senso.Insomma più passano i giorni più le cose belle di Fun Home sfumano e resta la delusione. Anzi, resta la rabbia per un libro potenzialmente valido, ma inutilmente pretenzioso, perché se non sei cresciuta con dei reali traumi non è che devi inventarteli e vi dirò di più, Alison, come personaggio, mi è stata pure antipatica; l'ho trovata snob, saccente, menefreghista... 
Al momento sono così incazzata che le tre stelline mi sembrano quasi regalate... infatti abbasso il voto, perché oggi l'oggettività la mando a quel paese e un memoir che non emoziona non è nemmeno degno di questo nome.
Lo consiglio giusto agli estimatori di Joyce, Proust e Fitzgerald. Se cercate un manifesto della cultura #lgbt guardate invece altrove perché qui c'è davvero tanta approssimazione.
Recensione, FUN HOME di Alison Bechdel
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