Recensione: “I cento colori del blu”, di Amy Harmon

Creato il 28 novembre 2014 da Ceenderella @iltempodivivere

Un paio di giorni fa ho ricevuto uno dei più bei complimenti che abbia mai ricevuto, se non il più bello in assoluto. Mi è stato detto che in quel che scrivo metto l’anima ed è qualcosa su cui non avevo mai riflettuto, perché quando scrivo non penso troppo e lascio che le dita seguano quel che ho provato senza accendere il cervello più del necessario, altrimenti cancellerei tutto e molto probabilmente quest’angolino di quiete non avrebbe mai visto la luce. Ma è qualcosa che mi ha fatto pensare a quanto di me trovi quà e là nei libri, spesso senza accorgermene, e mi ha fatto pensare a quello di oggi, di cui avevo deciso di non parlare, non prossimamente almeno, non perché non lo meriti ma perché non mi sentivo all’altezza: sapevo che troppo avrei lasciato andare, e sentirsi nudi non è mai piacevole per come la vedo io. Ma, be’, bisogna farlo ogni tanto e non potevo lasciar che una paura mi impedisse di parlare di un libro e di un’autrice che ho amato visceralmente.
In tutto ciò, volevo anche ringraziare chi ha formulato quelle paroline bellissime e quindi consigliarvi di seguire Con i libri in paradiso, se ancora non lo fate: oltre ad scrivere recensioni che spesso e volentieri condivido, non potrete fare a meno di innamorarvi come me delle sue rubriche, perché, amici, sono le più belle ed interessanti su cui abbia mai posato lo sguardo.

Titolo: I cento colori del blu [TO A different blue]
Autrice: Amy Harmon
Traduttrici: Lucia Feoli e Anna Ricci
Editore: Newton Compton
Anno: 2014
Pagine: 379

Tutti a scuola conoscono Blue Echohawk. Abbandonata da sua madre quando aveva solo due anni, Blue non sa se quello sia il suo vero nome né quando sia davvero il suo compleanno. Ma ha imparato a fuggire il dolore con atteggiamenti da ribelle: indossa sempre vestiti attillatissimi e un trucco pesante. E soprattutto il sesso è il suo rifugio, un gioco per dimenticare tutto, per mettere sotto chiave le sue emozioni. A scuola poi è un caso disperato. Eppure il suo nuovo insegnante di storia, il giovane Darcy Wilson, non la pensa così: Darcy crede in lei, e sa che Blue ha bisogno di capire chi sia prima di trovare un posto nel mondo. E così la sprona a guardarsi dentro e a ripercorrere il passato, a scrivere la sua storia, a dar voce alle sue emozioni. Tra i due nasce una grande amicizia, e forse, a poco a poco, qualcosa di più: un sentimento forte, travolgente, a cui ciascuno dei due tenta in tutti i modi di resistere…

Credo di avere un radar speciale per scoprire libri che mi si insinuano sotto pelle, scorrono nelle vene e poi arrivano diretti al cuore e da lì proprio non penso di riuscire a farli uscire. Così è stato con questo libro. Il nostro non è stato uno di quegli amori che sbocciano al primo sguardo; insomma, la copertina – nonostante la bellezza dei colori – non mi invogliava granché, né lo faceva la trama che alludeva alla classica storia tra un’alunna e un professore. Ma c’era qualcosa nel titolo, in quello a cui sembrava alludere, che mi chiamava e mi invitava a scoprire quali fossero quei colori, quali sfumature potesse racchiudere e celare. Non è stato amore a prima vista, ma lo è stato a prima lettura. Ho avuto un debole per la sfrontatezza di Blue, fin dalla sua prima apparizione, per quella sua apparente sicurezza dietro la quale spesso mi sono nascosta anche io, una corazza di sarcasmo e acidità che urla solo di essere abbattuta, ascoltata, superata. Perché, capiamoci, Blue non è facile per niente da apprezzare: sfrontata e pronta a lanciare aculei a chiunque tenti di avvicinarsi, è la ragazza da cui girare al largo che con un solo sguardo fulmina le persone e le rimette al loro posto, per poi usarle come marionette da impressionare con abiti appariscenti e atteggiamenti strafottenti. Un copertina bellissima, la sua, ma dura, che in un certo senso fa male guardare, perché minacciosa, perché troppo forte. Una ragazza che pur essendo al centro dell’attenzione per via del trucco e di abiti che poco lasciano all’immaginazione, paradossalmente, riesce a passare inosservata, ciò che più vuole. Resa dura da una vita che non le ha mai fatto sconti, cresciuta da un uomo, Jimmy, il quale, solo dopo averlo perso, ha scoperto non essere suo padre, Blue è abbandonata da tutti e convinta di non meritare niente, nemmeno un briciolo di amor proprio, un ragazza nessuno che non sa chi è: non conosce il suo vero nome, né quand’è nata o chi siano i suoi genitori. Manda avanti una vita, che niente le ha mai regalato, col pilota automatico, accontentandosi di cercare affetto in avventure destinate a rimanere solo tali e frequentando lezioni a cui non è mai stata interessata; niente, in effetti, sembra piacerle se non lo scolpire il legno, attività che la fa essere vicina a Jimmy e rende più sopportabile la solitudine a cui è stata condannata e da cui sembra non volersi liberare. Finché i compiti in classe e le spiegazioni del nuovo professore di Storia, Darcy Wilson, la mettono in questione, la spingono a lasciar entrare spiragli di luce e mostrarsi un po’ più vulnerabile, a domandarsi, nonostante il male che fa, chi sia davvero. Domande scomode, a cui dar risposta è quasi impossibile se vanno a scavare in un passato che non si conosce e scoprono nervi che si cerca di seppellire più accuratamente possibile. Domande che mostrano che forse un futuro diverso è possibile, se solo lo si vuole.

«Nessuno di noi è responsabile del luogo in cui è cresciuto, Blue. Ma nessuno di noi è costretto a restare dov’è stato gettato. Perché non guardi al tuo percorso futuro, invece che alla tua origine? Perché non ti concentri su cosa ti farà brillare, e non su ciò che ti fa rabbia? Non riesci a cogliere un elemento chiave della leggenda: forse la morale è che siamo stati tutti scolpiti, creati e formati dalla mano di un maestro. Forse siamo tutti opere d’arte.»

Quel che è bellissimo in I cento colori del blu non è la storia d’amore, mai preponderante e al centro della vicenda, quanto la caratterizzazione di Blue e il suo meraviglioso percorso di crescita. Vero e proprio personaggio a tutto tondo che sbaglia e continua a farlo, prima di aggiustare il tiro, Blue ha saputo farsi voler bene lentamente ed apprezzare come poche altre volte mi era capitato con le protagoniste femminili, specie descritte da donne, e far comprendere chi è proprio mentre lei stessa lo scopriva per la prima volta, scavando nel suo passato e accettando di non poterlo cambiare, ma sempre più consapevole di essere artefice del proprio avvenire. Un cammino dall’essere un “nessuno” al diventare “qualcuno”, il suo, che esula dai sentimenti che prova per Wilson, i quali, tuttavia, in qualche modo, la spingono a mettersi in discussione. Perché Wilson è un amante della letteratura e tramite essa insegna sì la storia ma spinge anche i ragazzi a ragionare su questioni più grandi di loro senza indicargli la via e perché prende a cuore la sua storia e diventa quell’amico sulla cui spalla sfogarsi che non ha mai avuto. È, dopotutto, grazie a lui se inizia a sentirsi qualcuno, se inizia a credere in se stessa e a non guardarsi allo specchio con rabbia e voglia di distruggersi. Ma Blue non cambia per lui, sarebbe sbagliato pensarlo così come farlo: comincia ad affrontare la vita guardando avanti, nonostante le carte che ha in mano e con le quali si ritrova a dover giocare non siano le migliori, e lo fa per sé. Redenzione, speranza, amore nei propri confronti… tutto ciò che Blue non ha mai avuto e che lentamente conquista, passo dopo passo ed errore dopo errore; tappe di una maturazione che prima dell’incontro con Wilson non avrebbe mai immaginato per sé e che la sua presenza, nonché il suo essere un supporto pronto a sponarla e sostenerla sempre, rendono possibili e la base di una nuova consapevolezza.

Mi inginocchiai a raccogliere la foto caduta a terra. Il volto di Jimmy mi fissava, ma fu il mio ad attirare la mia attenzione: una bambina con le trecce, uguali a quelle di Jimmy, ma più lunghe. Mi mancavano due incisivi e sorridevo felice, posando davanti alla macchina fotografica in tutta la mia gloria sdentata. Jimmy non sorrideva, ma mi teneva un braccio intorno alle spalle. Come se fossi preziosa. Amata.
Il vetro era incrinato, ma riappesi lo stesso la foto al suo posto, raddrizzandola con cura. La crepa separava la metà superiore dei nostri corpi da quella inferiore. Per fortuna la foto non era danneggiata. Eravamo illesi sotto quella cicatrice. Mi fermai a riflettere. Ero piena di cicatrici, ma sotto le ferite ero ancora intera. Sotto le mie insicurezze, sotto il dolore, sotto i conflitti interiori, ero ancora intera.

Sembrerà strano ma è la lentezza della narrazione ad avermi fatto apprezzare tanto I cento colori del blu. Niente viene affrettato, tutto avviene al momento opportuno ed è reso, proprio per questo, più realistico e coinvolgente, sia che si tratti del doloroso e necessario cammino di Blue per ri-trovarsi, sia che si pensi alla storia d’amore che fa da sfondo e matura pagina dopo pagina senza mai affrettare i tempi e che permette perciò di lasciare che tutta l’attenzione si focalizzi su una straordinaria protagonista femminile, capace di scelte sbagliate che portano a decisioni giuste e altruiste e di smuovere per la forte tenacia che la caratterizza, e sul bellissimo messaggio di fiducia e riscatto che la Harmon riesce a lanciare risultando tutt’altro che banale o noiosa, quanto piuttosto credibile ed efficace.
È una storia che mi ha dato tanto e che rileggo volentieri ogni qualvolta ho bisogno di calore e delicatezza. Una di quelle storie che fa bene leggere per aver fiducia in sé e amarsi un po’. Come Blue.

Voto: ❤❤❤❤

[Se avete voglia di qualcosa di più, in attesa che anche gli altri romanzi di quest’autrice dallo stile impressionante arrivino su queste sponde, qui trovate, in inglese, l’epilogo del romanzo, da non leggere per evitare spoiler se ancora non avete letto il libro! Vi ho avvertiti, eh!]


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