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Recensione: "Il Gioco di Gerald" - Originals Netflix - 3 -

Creato il 22 dicembre 2017 da Giuseppe Armellini
Recensione: Gioco Gerald
Una grandiosa trasposizione del romanzo di King, quel romanzo spartiacque che ci regalò un Re diverso.Flanagan rispetta come meglio non poteva la portata psicologica, immensa, del testo originario.Una lotta per la sopravvivenza che diventa soprattutto una nostra presa di coscienza, un dover affrontare i nostri demoni, un dover farsi male, terribilmente male, per potersi poi salvare.Uno degli horror dell'anno.
presenti spoiler dopo ultima immagine

Eccoci Mike, finalmente.C'ho provato in tutti i modi con te.Con quell' Oculus così interessante ma insopportabile e patinato.Con quel Somnia parimenti interessante ma troppo figlio del nuovo horror.Poi è venuto Hush e, niente da dire, un pochino t'ho rivalutato.E poi arriva Il Gioco di Gerald, una delle meglio cose tratte da King dell'ultimo decennio.E sì, adesso il tuo nome lo assocerò a qualcosa di veramente bello.Non potevi, non poteva, far meglio Mike Flanagan.Raramente mi è capitato di vedere un adattamento del Re e rivivere quasi esattamente le stesse sensazioni.Recensione: Gioco Gerald
Quando uscì il gioco di Gerald fu un pò spiazzante. Era un King diverso da sè stesso, meno mostruoso, meno legato agli archetipi, un King molto più umano che poi, da lì, come uno spartiacque, si cimenterà ancora più volte in questa dimensione.Il Gioco di Gerald era un romanzo puramente psicologico, un viaggio dentro la propria mente e i propri ricordi, una lotta per la sopravvivenza che somigliava quasi più ad una riconciliazione con sè stessi arrivati alla fine del nostro viaggio.E Flanagan ha l'umiltà, la grazia e la capacità di riportare formato cinema quelle sensazioni.Dirò di più, dimostra una sensibilità davvero sorprendente. Perchè, in ogni caso, da questo soggetto poteva venir fuori comunque qualcosa di molto più grossolano.Certo, resta la grana di Flanagan, una grana molto elegante ma troppo poco sporca per i mie gusti.

Una coppia in crisi cerca di rivitalizzarsi con un week end passato nel cascinale di campagna.Lui, narciso e vanesio, molto probabilmente fedifrago, la costringe ad ammanettarsi a letto.Crede che fingendo un finto stupro (o una scopata da "amanti") possa di nuovo eccitarsi. Lei quasi da subito si sente in difficoltà, la cosa non le piace.Un infarto improvviso colpisce il marito.Lei si ritrova sola, ammanettata, in una casa sperduta.

Recensione: Gioco Gerald

Grandissimo soggetto.Mentre vedevo il film ho ripensato non so quante volte al bellissimo Mine, visto l'anno scorso.Due persone bloccate, uno su una mina, una legata a letto, impossibilitate a muoversi.E due film che allora giocano tutto sul ricordo, sulle prese si coscienza, sul rivivere il passato cercando una chiave per salvarsi nel presente.Due film in alcuni punti quasi sovrapponibili.Credo che Il Gioco di Gerald sia un film praticamente perfetto. Di quelle perfezioni relative, non assolute, quelle che ti fanno pensare che meglio di così veramente non si poteva fare.Gli attori sono credibilissimi (lei, la Gugino, è immensa), la regia è pulita, le inquadrature, in alcuni casi, bellissime.Ma è la sceneggiatura adattata dal romanzo a far gridare al miracolo.Anzi, dirò di più, i piccoli cambiamenti adottati da Flanagan sono addirittura migliorativi.Uno su tutti, l'importanza di lei bambina, così forte da renderla destinataria della lettera finale -nel libro Jessie si rivolgeva ad un'amica-.Geniale ed emozionante questo piccolo cambiamento. La Jessie di adesso che scrive alla Jessie di allora per ringraziarla di averla salvata. Quasi un paradosso temporale che in realtà nasconde un, finalmente, fare i conti con sè stessa e con i propri demoni.E quando i tuoi demoni li affronti diventi sempre più forte, più consapevole.In realtà Gerald's Game è un film quasi ludico per certi versi.Una specie di Escape Room, uno di quei giochi di logica ed intelligenza per cui ti mettono dentro una stanza e te devi trovare il modo di uscirne. Un inno al pensiero, al ragionamento, al non darsi mai per vinti e ricordare che quasi sempre c'è una via d'uscita.Ma questa Escape Room per Jessie ben presto indossa le vesti traumatiche di un ricordo.Un ricordo che aveva inconsciamente o consciamente dimenticato, risvegliato da quel "topolina".Spesso si dice che in caso di abusi la vittima poi tenda a rimuovere l'accaduto negli anni. Può essere un processo inconsapevole, istinto di sopravvivenza, un autoconvincimento o semplicemente qualcosa che, con metodo, si riesce a cancellare.Ma poi arriverà un giorno che quel groppo in gola tornerà su.Jessie è seduta su una panchina, ha 12 anni, è bella e sensibile (grande piccola attrice).Ha un vestitino nuovo, proprio come ce l'ha adesso, nella realtà, legata a letto (e qui la metafora padre-marito si fa ancora più forte).E' un giorno importante, ci sarà un'eclissi totale.Jessie è seduta a guardarla con suo padre.Ma il buio che vedrà quel pomeriggio non è solo quello che oscurerà il cielo, ma anche quello che la priverà per sempre della purezza dell'infanzia.Da quel momento in poi il film diventa un gioco di ruolo. Jessie a letto, suo marito che le parla (una parte della sua coscienza, quella accusatoria), l'altra sè stessa che la incoraggia (la sua parte più forte, quella del "dobbiamo farcela"), la Jessie bambina, il padre.Un continuo dialogo a 4 (ma che belle le scene con le due "coppie", entrambi raddoppiati) che porterà Jessie a fare i conti con tutta la sua vita, ad analizzare in maniera lucida ogni dettaglio, a vedere tutto con occhi diversi. In questo senso siamo davanti ad un film che è quasi una lezione per come ci racconta l'importanza di analizzarsi. Ma Jessie è costretta a questo, un pò per sopravvivere un pò perchè, essendo sicura di morire, è finalmente "nuda", capace di vedere tutto senza veli e sovrastrutture. Noi, invece, difficilmente riusciamo a fare quello che fa lei, perchè se la nostra vita non è in pericolo dove trovare il coraggio di guardarsi dentro? perchè farlo? perchè rischiare di farsi male (penso a quando Jessie si rende conto che per il marito fosse soltanto "un supporto vitale di una fica") per qualcosa magari sì di importantissimo ma non vitale?Jessie la Morte la vede anche, è l'Uomo del Chiaro di Luna, quello nell'angolo.
Recensione: Gioco Gerald

Sta lì, aspetta che lei crepi per prenderle un pezzo di sè.Poi scoprirà che no, che era tutto vero, che quell'uomo c'era davvero. Un colpo di genio di King che rende tutto ancora più terrificante. Ma, finto o metaforico, quell'uomo era comunque simbolo della morte, qualcosa di terrorizzante e per questo, paradossalmente, di salvifico, un motivo in più per lottare.Noi e i nostri ricordi, noi e i nostri demoni, noi e la morte, c'è tutto qua dentro.Flanagan è perfetto anche nel dosare i momenti più forti, il cane randagio che sbrana e mangia, The Moonlight Man (ricordo che quando lo lessi da ragazzo mi terrorizzò), la scena, terribile, in cui Jessie si libererà.I momenti di dialogo tra Jessie adulta e Jessie bambina, però, sono stati per me le cose più grandi.E mi piace chiudere con un aspetto forse nascosto ma che io ho trovato potentissimo.Il modo in cui Jessie si salverà.Perchè, da sempre, tagliarsi i polsi è simbolo del farla finita, dell'uccidersi.Per Jessie significherà l'opposto, salvarsi, tornare alla vita.L'ennesimo insegnamento.A volte anche le cose che sembrano poterci uccidere sono quelle che poi ci salveranno.A volte solo affrontando un dolore quasi simile alla morte possiamo tornare in vita.Ma per scoprirlo serve il coraggio di Jessie, serve il coraggio di tagliarsi un polso, serve il coraggio di accettare che il sangue sgorghi.Serve il coraggio di credere che poi basterà una benda per essere persone nuove.Serve guardare l'eclissi.


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