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Recensione in anteprima: Lonely Betty, di Joseph Incardona

Creato il 16 maggio 2018 da Mik_94
Recensione in anteprima: Lonely Betty, di Joseph Incardona | Lonely Betty, di Joseph Incardona. NN Editore, € 15, pp. 110 |
Il Santo Natale dovrebbe sempre portare la neve. La neve dovrebbe sempre portare il mistero. Il mistero dovrebbe sempre la verità. Si parte in questo preciso ordine: una tormenta che sotto le feste fa scendere le temperature sotto zero, il crimine irrisolto di una triplice sparizione attraverso il punto di vista di una testimone eccezionale, il desiderio quasi incidentale di dare giustizia alle piccole e innocenti vittime che furono. Chi ha ucciso i fratelli Harrys? Dopo la frenesia delle indagini iniziali, la domanda a proposito del loro destino ha perso d'urgenza, di importanza, finché un giorno come un altro non ha semplicemente smesso di riecheggiare. Nella centrale della polizia; tra le strade battute della Contea di Durham, Maine. Qualcosa cambia in occasione del centesimo compleanno di Betty Holmes, chiusa in una casa di riposa – e in un meditabondo silenzio di tomba – da decenni e decenni. All'improvviso apre bocca e, con un colpo di teatro da grande attrice, chiede un colloquio con il tenente John Markham.
Mentre Sally si allontanava, Betty fissò con intensità la terra coperta di neve, come se sapesse con esattezza cosa c'era seppellito lì. E dove.
A modo loro, sono entrambi i pilastri della comunità: lei maestra di innumerevoli generazioni di scolari, licenziata per negligenza in seguito alla scomparsa in sincrono degli ultimi arrivati in classe; lui vecchio cowboy ormai in pensione, che non ha abbastanza pazienza per giocare a carte con l'unico nipote o per stare a sentire storie dell'orrore. 
Quello di Joseph Incardona, scrittore di mamma ginevrina e padre italiano, sembrerebbe un incastro dei più classici e consolidati: il passato che torna, e miete un'ultima vittima. A ben vedere, però, non tutto torna in un romanzo che preferisce non prendersi mai troppo sul serio: dalla psichedelica copertina lynchiana alle ambientazioni statunitensi, da qualche nome che ricorre con fare sospetto (Dolores, Carrie, un bambino inquietante chiamato Stephen) ai capitoli a singhiozzo. Meglio degnare di una seconda occhiata i personaggi, allora, che le righe le travalicano e tra le righe, a volte, si accorgono di vivere. Perché questo sbirro incartapecorito ha una figlia stripper e un linguaggio ingiurioso, per di più nel giorno della nascita di Gesù-Cristo-Nostro-Signore; la candida centenaria confinata nella camera 17 risulta razzista, bisbetica, alle prese con una brutta indigestione da purè di patate e ronzii parlanti oltre le palpebre abbassate; la vice sindaco Sarah Marcupanni manderà parzialmente all'aria i festeggiamenti per Betty – un coro di bambini sotto shock, una torta da prendere e buttare, un solenne bouquet scambiato con una corona funebre –, troppo presa a immaginare i baci umidissimi della secondina Savannah.
Quello, anche, era la vita, sfiorare il dolore e tirare diritto, senza voltarsi.
Lonely Betty ha una scrittura infarcita di informazioni e parolacce come se piovessero, politiche bisex e infermiere maggiorate, Stephen King per vicino di casa e forse dramatis persona. E' una folle fantasia erotica e metaletteraria. Un omaggio e una parodia insieme (degno della sequenza dell'Overlook Hotel nel bel mezzo del rumoroso Ready Player One) di uno scrittore, di un genere, che a pennellate leggere sa realizzare spassosi bozzetti di vita vissuta e di mystery. Sudditi del Re, all'appello: questa volta siete chiamati in causa e, vi avviso, riderete di voi e di Incardona sentendovi perfettamente a casa. Come tutti i giochi innocenti che prestano fede ai proverbi delle nonne, questo – sorprendente e dissacrante com'è – ha la saggezza di durare poco. Peccato, a conti fatti, costi un po' troppo.
Lei non ha mai sentito dire che la realtà talora supera la finzione?
I temi corretti dalla maestra Betty riportano in alto la data, anno scolastico 1958-1959, e le coordinate di una scena del crimine tinta di bianco Natale. Le lezioni di scrittura creativa suggeriscono, per imparare a scrivere, di partire da ciò che conosci bene. La realtà supera la finzione, qui, e la imita. Il mio voto: ★★★½ Il mio consiglio musicale: Bobby Vinton - Mr. Lonely

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