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Recensione "L'uomo che non contava i giorni" di Alberto Cavanna

Creato il 09 maggio 2012 da Alessandraz @RedazioneDiario

Pubblicato da Mel 

Titolo: L'uomo che non contava i giorni
Autore: Alberto Cavanna
Casa editrice: Mondadori
Collana: Libellule
Pagine: 152
Prezzo: € 10,00
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2012

Trama

In un piccolo paesino ligure arriva dalle soleggiate coste tunisine Mohammed, giovanissimo ma già infinitamente provato dal dolore. Alla ricerca di riparo, si appoggia per la notte davanti a una cantina, un luogo un po' più appartato in cui ripararsi almeno parzialmente dal freddo di quelle notti. Ed è proprio lì che il mattino seguente lo trova il vecchio Cristoforo, che, con lo sguardo indifferente di quegli occhi ridotti dalla tempo come due fessure, lo incita ad andar via. Eppure in un attimo anche gli uomini apparentemente più distaccati finiscono col sentire forte nel cuore il senso di solidarietà. Quel ragazzo sperduto e senza speranze è così simile al cuore dello stesso Cristoforo. Il destino gioca scherzi strani e in quella cantina in cui il vecchio sta costruendo una barca, Mohammed si sente a suo agio. Dopo i primi timidi passi e la paura di sbagliare e perdere la fiducia del vecchio, il giovane nordafricano si rivela un assistente perfetto, capace di apprendere velocemente gli insegnamenti del suo "baccan" - signore, come chiama Cristoforo - e forte di una cultura in cui il mare e il legno delle barche sono stati per anni il suo pane quotidiano. I due lavorano incessantemente alla costruzione e al perfezionamento del gozzo, senza un obiettivo, solo per trascorrere il tempo facendo la cosa che entrambi sanno fare meglio. Poi all'improvviso la strada si complica: in quel paesino cambiato, non c'è più posto per loro. E sarà proprio allora che Mohammed ricambierà la fiducia e l'affetto regalatogli, per aprire gli occhi a Cristoforo e fargli capire che non è tutto finito: ci sono altri giorni da vivere degnamente e con il cuore aperto alla vita.

RECENSIONE

È una storia di mare quella che Alberto Cavanna racconta. Un incrocio tra Il vecchio e il mare di Hemingway e Il pescatore di De Andrè. I racconti che hanno questo protagonista indiscusso sono quelli più duri, quelli che descrivono animi profondi, scalfiti dal lavorio incessante delle onde, dal sacrificio, dall’erosione messa a punto dal sale. L’uomo che non contava i giorni è una storia fortemente attuale, eppure eterna, frutto della mente di chi il mare l’ha sempre avuto nel sangue. Costruttore di barche in legno per trent’anni, Cavanna si accorge all’improvviso che il mondo è cambiato e che non si lavora più con il cuore, ma con attenzione ai guadagni. Per questo molla tutto e comincia a scrivere di quei legni e di quel mare che lo avevano accompagnato dall’infanzia.
È la storia di Cristoforo e Mohammed, figli di mondi, culture e generazioni differenti. Il giovane tunisino, dopo essere arrivato nel paesino ligure con enormi sacrifici e tanto dolore alle spalle, improvvisa un giaciglio davanti a una cantina. Quello è proprio il luogo in cui Cristoforo sta costruendo un gozzo da ormai cinque anni, senza più contare il tempo che passa, vivendo ogni giorno come quello precedente e restando ancorato a una realtà cristallizzata, limbo di una vita in cui ricordi dolorosi fanno da paesaggio di sfondo. Mohammed viene da una famiglia di costruttori di barche e pescatori, conosce tutto di quel mondo. Questo lato comune li porta l’uno verso l’altro: aiutati dal destino che li fa incontrare, cominciano a conoscersi tra silenzi e lavoro, tra aneddoti passati e lingue diverse; vivono di riti, di giornate scandite da abitudini insostituibili, di piccoli passi con cui si avvicinano ai rispettivi cuori, rintanati in una cantina in cui il gozzo si plasma tra le loro mani, diventando il senso del tempo trascorso insieme e delle loro vite, che sembravano destinate al lento disfacimento. Ed è proprio il Bianca – questo il nome della barca a vela – a diventare la loro ancora di salvezza.
Alberto Cavanna dà alle stampe un testo carico di speranza. È un racconto malinconico di amicizia e vicinanza, che descrive le infinite possibilità che ha l’animo umano di andare oltre le differenze in nome di un valore comune. È spesso la sofferenza ad unire le persone: anche in questo caso la disperazione di una condizione precaria e dolorosa avvicina i due uomini, nonostante ci sia tra loro un immenso oceano di differenze.
L’autore usa con spiccata sensibilità e maestria tre lingue a confronto: l’italiano, il dialetto ligure e l’arabo. Non vi sono crepe nella sua narrazione, né momenti superflui o vacui. Molti i tecnicismi usati per descrivere la costruzione del gozzo; eppure in nessun caso l’uso del linguaggio settoriale rende complessa la comprensione. È forte, però, la passione che trapela dalle pagine. È un romanzo che affida all’amore il suo risvolto: tutto ciò che è fatto con il cuore, sconfigge il tempo e ci fa sentire forti e chiari i battiti del nostro cuore.

 

L'AUTORE

Alberto Cavanna è nato nel 1961 da una famiglia di artigiani dediti alla lavorazione del legno a bordo di navi e imbarcazioni. Suo padre lo portò con sé in bottega fin dall’età di cinque anni ed egli crebbe alternando lo studio al lavoro in officina, sugli scali del porto di Savona e a bordo. Dai nonni, entrambi arruolati in marina nelle due guerre mondiali, ereditò l’amore per il mare, e dal padre quello per la vela. Dopo la maturità classica, entrò a lavorare in pianta stabile nell’azienda familiare, che lasciò nel 1988 per trasferirsi a La Spezia, dove divenne dirigente in un cantiere navale. Continuò nella professione, lavorando in altre regioni e all’estero fino al 2000, quando lasciò definitivamente la nautica da diporto. Dopo una breve parentesi nella cantieristica militare, lasciò la sua vecchia attività nel 2005. Ha esordito come scrittore nel 2001 con la raccolta di racconti Storie di navi, di viaggi e di relitti; nel 2004 ha poi dato alle stampe il romanzo storico Bacicio do Tin, con il quale si è classificato secondo al Premio Bancarella 2004. Con il suo secondo romanzo, Da bosco e da riviera (2008), ha vinto il Premio Marincovich 2009 e il Premio Casinò di Sanremo – Libro del Mare 2010. Attualmente collabora stabilmente con la rivista "Arte navale", sulla quale ha una rubrica di "Storie di mare", che nel 2001 ha racoclto in A piccoli colpi di remo, finalista al Premio Bancarella 2011 e premiato da Luisella Berrino di RMC, nel corso della settimana monegasca di cultura italiana, con il premio per la letteratura "L’amaca 2011".
Oltre all'attività letteraria coltiva anche una forte passione per la pittura.


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