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Recensione: "La ragazza nella nebbia"

Creato il 31 ottobre 2017 da Giuseppe Armellini
Recensione: ragazza nella nebbia

RECENSIONE PIENA DI SPOILER, LEGGA SOLO CHI HA VISTO IL FILM, MAI COME IN QUESTO CASO
Arriva dall'Italia (come Italia? quella nazione incapace di fare grandi film? sì) e come opera prima di un giallista (come? ma non può limitarsi solo a scrivere libri?) quello che è, per me, il più grande thriller della stagione.Torbido, denso, ambiguo, capace di metter dentro 15 anni di cronaca nera italiana, recitato benissimo, girato perfettamente.Un esordio francamente folgorante per Carrisi.Vediamo se riusciamo anche stavolta a farci del male da soli.

Il mio primo e unico ricordo di Carrisi è in quegli anni di ipnosi collettiva in cui milioni di noi (compreso, ahimè, chi scrive) la sera si guardava Vespa e i suoi ospiti discernere di cronaca nera. Ricordo quest'uomo pelato, molto sobrio, molto intelligente, molo chiaro e molto competente che in qualche modo mixava opinioni in merito ai delitti di cui si parlava con quello che in maniera più vicina lo riguardava, la letteratura gialla.Ora, contestualizzare e ricordare il talentuoso(issimo) Carrisi per questi salotti vespasiani (preferisco a vespiani) pare un pò brutto e sminuente.E magari lo è.

Recensione: ragazza nella nebbia

Ma credo che dopo aver visto questo splendido La Ragazza nella nebbia quelle esperienze televisive di Carrisi non solo siano state importanti per lui, ma gli abbiano fornito una tale quantità e qualità di materiale (e probabilmente anche un pò di know how, comunque già presente) che poi lui, in maniera fragorosa, ha riversato prima nelle sue pagine e ora in questa trasposizione.
Me lo vedo lì, zitto e seduto, che osserva tutti, che ascolta giornalisti, magistrati, imputati, vittime e immagazzina tutto.E ci regala questo film (d'ora in poi farò riferimento solo al film, dando per scontata l'opera letteraria che c'è alle spalle) che è un pò la summa di quelle serate morbose che passavamo (e tanti passano ancora) a veder parlare di Nera dall'Omo Foltineito (con molti nei).Dentro la Ragazza nella Nebbia ci sono 15 anni almeno di delitti italiani, da Unabomber (praticamente esplicito) a Yara (il riferimento più diretto per età e tipo di rapimento), da Cogne (per l'ambientazione e quel discorso su "è stato sicuramente il forestiero") a, se vogliamo, anche alcuni misteri all'ombra di sette e confraternite.A questo proposito davvero sorprendente, per me, che la faccenda delle confraternite alla fine si riveli come una pista senza uscita, una specie di Mc Guffin che Carrisi ha messo dentro per lasciarci sempre il dubbio che, in qualche modo, alla fine qualcosa in merito venisse fuori.Ma non c'è solo quello. C'è la potenza dei media, la loro capacità di manipolare e stravolgere la realtà. C'è la ricerca del mostro a tutti i costi. Ci sono i processi prematuri e sommari. Ma, cazzo, a ricordare quegli anni e quelle trasmissioni Carrisi c'ha messo dentro addirittura un plastico che fa un pò da inutile, ma suggestivo, collante tra scene.O.k, siamo entrati nel film a quanto pare.E che dire, La Ragazza nella nebbia è, per me, il meglio thriller visto quest'anno, roba che tanta olivud ci deve invidiare. Torbido, denso, pieno di personaggi ambigui e scorretti, eccezionale nel gestire pochissimi personaggi principali (4-5) e riuscire in qualche modo a renderli tutti vittime o sospettabili.
Recensione: ragazza nella nebbia

E, cazzo, un film girato alla grande, con amore, dedizione e nessuna voglia di strafare. Lo dimostra la prima inquadratura, ferma, fotografata benissimo. Carrisi, e lo capivo già da Vespa, è un metodico, uno preciso, meticoloso (ma del resto i grandi giallisti o sono così o non son giallisti) e riporta questo suo modo di fare nella sua prima avventura cinematografica.Si affida a un cast in cui spiccano il grandioso Servillo (che per me è sempre Messi) e un Alessio Boni che oserei definire straordinario, pazzesco.Siamo a metà film. In un montaggio che io ho trovato, probabilmente, come l'eccellenza tra eccellenze del film, appare per la prima volta il personaggio di Boni. 

La faccio breve, per dirvi dove voglio arrivare. 
Ad un certo punto viene accusato di essere l'assassino di Anna Lou. Dopo un quarto d'ora che ne seguiamo le vicende dico al mio amico Federico "No, non pò esse lui dai, guarda quanto cazzo è naturale, non pò esse lui". Capite? è come se la recitazione tout court, quella extradiegetica, quella "professionale", si sia cortocircuitata con la recitazione diegetica, quella dentro al film, quella che il suo professore metteva in atto per dimostrarsi innocente. E la naturalezza di Boni, straordinaria, diventa così la naturalezza del suo personaggio, tanto da fregar sia noi che quelli dentro al film. E abbiamo così mezz'ora che io, vi giuro, è dai tempi de Il Sospetto (sì, film più grande, ma del resto più grande di quasi tutti i film degli anni 2000) che non provavo una tale empatia per un personaggio. Quello che gli accade ti sembra terribile, ingiusto, inumano.Perchè, e così iniziamo un attimo a parlar di tematiche, terribile, ingiusto e inumano è il personaggio di Servillo, l'Ispettore Vogel. All'inizio siamo con lui (anche perchè l'istrionismo dell'attore campano è sempre più contagioso di una risata) poi, piano piano, ci rendiamo conto di che razza di persona abbiamo davanti.E anche qui facciamo fatica a delinearne i contorni. Perchè per parecchio tempo pensiamo che quella sua vanità (eh, a ripensarci adesso, quella vanità citata da Boni non era riferita a Vogel...), quel suo voler rendere tutto uno spettacolo televisivo, quel suo trasformare una tragedia terribile in una specie di happening, ecco, pensiamo che sia una strategia, anche illuminata. E per certi versi lo è, vedi il modo in cui riesce ad ottenere i rinforzi. Ma poi più si va avanti più si capisce lo squallore di un Ispettore che già una volta, per fretta e brama di gloria, sbagliò clamorosamente (con Unabomber) e che adesso, per gli stessi motivi, rischia di fare lo stesso errore. Ma è solo quando userà il sangue di Boni per incastrarlo che capiremo quanto sia allora veramente indifendibile, quanto sia piccolo come persona e come poliziotto.Già, il problema è che poi, alla fine, un ispettore dichiarato incapace e criminale (perchè credo che l'unica motivazione che possa aver portato alla scarcerazione di Boni sia, oltre alla faccenda de L'uomo nella nebbia, l'aver ammesso la truffa del Dna), uno che i suoi due casi più importanti nella vita li ha toppati tutti e due, ecco, uno così alla fine, in soli 5 minuti, è uno che di killer non ne aveva trovato solo uno, ma tutti e due, anche quello del passato.Pazzesco.Perchè, e questa è una svolta decisiva e molto interessante, di killer in quella valle ce ne sono due (potrei dire "o forse è soltanto uno?" ma dò per scontato che legga solo chi ha visto il film).Decisiva perchè ci porta a quel discorso sul "copiare" fatto dal professor Martini.E la cosa davvero interessante e benissimo congegnata è che quel copiare, Martini, non lo riferiva solo al vecchio killer (ovvero al compiere un delitto simile per far tornare fuori quella storia) ma anche, e soprattutto, alla faccenda Mutilatore, con quel gravissimo errore giudiziario commesso da Vogel.Due diverse copie incastrate tra loro.Ecco, forse qui, en passant, inizio a dire 2,3 cose che mi hanno fatto un pò storcere il naso.La prima è proprio questa. Nel film sembra quasi che Boni in un solo giorno (quello che passa dalla cena -con figlia che se ne va- al rapimento) riesca a metter su e pensare tutta l'incredibile operazione che poi riuscirà a mettere in atto. E, a prescindere dai tempi che, dal film, sembrano appunto strettissimi, tutto quello che scopriremo sa comunque di troppo elaborato, una serie di previsioni, mosse e contromosse che c'è da essere geni del crimine.Solo il ferirsi di nuovo (grande scena) o la questione della vhs sembrano davvero rischi troppo grandi.Ma del resto questo è un film che esagera un pò ovunque e porta alle estreme conseguenze un pò tutte le premesse che mette dentro. Anche la faccenda, centrale, dei media è sì molto convincente (perchè io credo davvero che nella realtà accadano cose di tal squallore) ma anche in quel caso c'è la forte sensazione di "eccessivo eccesso" che porta ad esempio alla sequenza più trash, quella della giornalista nascosta nel Grand Hotel.Se Carrisi avesse limato più alcune cose, le avesse asciugate davvero un tantinello di più, saremmo stati davanti quasi al thriller perfetto.Riguardo la recitazione impossibile non notare il livello abbastanza basso di 2,3 personaggi non principali, in un contesto però davvero alto.
Recensione: ragazza nella nebbia

Per finire, e qui davvero credo di aver beccato un errore oggettivo, c'è una scena sulla quale voglio farvi riflettere.Servillo applaude appena uscito dalla casa dei genitori di Anna Lou. Di giorno.Quasi tutti si affacciano, tutti hanno sentito.Servillo deduce allora che la notte che è scomparsa Anna Lou (in soli 300 metri) la ragazza non abbia urlato, tutti se ne sarebbero accorti. Perfetto.Poi, nel finale, l'errore.Quando finalmente rivediamo quello che le è successo la vediamo (e sentiamo) urlare 4 volte il nome del gatto (delizioso che Boni lo chiami come l'Unabomber vittima dell'errore). Una ragazza che, di notte, sotto le case altrui, urla il nome di un gatto. Non solo è un errore di sceneggiatura (riguardo il discorso di Servillo) ma lo diventa anche sostanziale perchè è assolutamente impossibile che i vicini non abbiano sentito quelle grida, nella notte così silenziosa. E il film, partendo da una prova così, sarebbe stato completamente diverso.Ma, come si suol dire, questi cazzi.Perchè io è tanto che non vedevo un thriller così nero, interessante, lento come i miglior drammatici ma con lo stesso interesse di "capire" dei gialli più riusciti, in una location perfetta, archetipo di quei paesini di montagna sempre più disabitati, sempre più chiusi, sempre più tutt'uno con sè stessi e scudo contro gli altri.Quello che faticavo a capire era il perchè della cornice con il grande Reno, una specie di "Una pura formalità" senz'acqua e senza metafisica. Ma, ad un certo punto, ho avuto l'intuizione. Mi giro verso Federico e gli dico "Reno è il serial killer, è impossibile che in una sceneggiatura così perfetta la cornice sia tanto inutile".O.k, l'avevo immaginato sì, ma questo nulla toglie all'emozione che mi hanno messo addosso gli ultimi minuti.Prima la ricostruzione del calvario di Anna Lou, con quella morte così lenta, stanca, terribile, consapevole.E poi il finale.Ancora una volta Carrisi va un pelo oltre la probabilità e la verosimiglianza.Ma non me ne frega niente.Perchè ci regala due minuti lirici e terribili.Un pescatore che pesca sempre lo stesso pesce.Una trota arcobaleno che diventa una serie di ciocche rosse.Una trota arcobaleno agonizzante che diventa una ragazza che, distesa e morente, boccheggia.Brividi.Mamma mia che bello8

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