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Recensione: La scoperta dell’Irlanda di bar in bar di Pete McCarthy

Creato il 12 ottobre 2014 da L'Angolino Di Ale @LangolinodiAle

Ciao a tutti! Oggi vi porto in Irlanda con un romanzo divertente consigliatomi dalla mia amica e collega Patrizia (grazie Patty! …me ne ricorderò il 17 marzo, Saint Patrick’s day :-) ) la quale, oltre a consigliarmi questa lettura, mi ha portato una copia del romanzo prendendola in prestito dalla biblioteca. Quindi, oltre ad aver appurato l’efficienza delle biblioteche milanesi, ho riscoperto il piacere di tenere tra le mani un libro della biblioteca: usurato, stropicciato, sottolineato, vissuto. In una parola (che va di moda): “vintage”! Buona lettura!

La scoperta dell'Irlanda di bar in bar di Pete McCarthy

Titolo: La scoperta dell’Irlanda di bar in bar

Autore: Pete McCarthy

Traduzione di Sonia Pendola

Casa Editrice: Guanda Editore

Pagine: 346  –  Prezzo:  16,50€ cartaceo

La tramaPer la stessa ragione per cui gli inglesi all’estero sono doppiamente benvenuti una volta che la gente realizza che non sono tedeschi, così gli irlandesi sono benvenuti per non essere inglesi. Così recita una delle massime di Pete McCarthy, nato in Inghilterra da madre irlandese. Ed è proprio nel paese di origine di sua madre, l’Irlanda, che McCarthy ritorna, viaggiando dal Cork al Donegal, con una fondamentale, irrinunciabile regola: “Mai oltrepassare un bar che porta il tuo nome senza fermarti a bere…”

La mia recensione

Irlanda è sinonimo di verde, di trifoglio e di arpa celtica. Ma Pete McCarthy, inglese di origini irlandesi, è tornato qui non tanto per seguire percorsi turistici omologati, bensì per riscoprire le proprie radici. Il suo percorso è dettato dalla voglia di rivedere luoghi visitati con la madre (irlandese) da bambino; tuttavia si accorgerà subito che tutto è cambiato e non si tratta più dell’Irlanda che aveva conosciuto.

Abbiamo guidato attraverso i paesaggi più favolosi dell’Irlanda, costeggiando ruscelli dalle acque argentate e attraversando vallate aspre e deserte. [...] Il sole faceva capolino da dietro le nuvole, alternando un costante gioco di chiaroscuri sui versanti delle colline e creando  un meraviglioso scenario, tipico dell’Irlanda occidentale, quando non piove a catinelle

Pete si dedica, durante il suo viaggio, alla scoperta delle zone meno battute. Non la solita Dublino e dintorni ma un Paese diverso e più lontano dalle città più famose. Andrà alla scoperta di bar e pub nascosti e semi-sconosciuti, il tutti accomunati dal nome: “McCarthy”. Viaggiando scoprirà che questo cognome è assai diffuso in Irlanda. Il suo itinerario è libero da scadenze e restrizioni e proprio per questo il suo diario di viaggio risulta più autentico. I posti che visita sono tranquilli, senza troppi turisti a rovinare l’atmosfera. L’autore, con il suo acutissimo spirito d’osservazione, si siede al tavolino dei vari bar ed osserva la gente, legge quotidiani, parla con gli irlandesi e rimane affascinato dalle loro tradizioni, usi, costumi e quell’innato modo così particolare di familiarizzare che possiedono.

L’immagine che emerge da queste pagine è quella di un’Irlanda diversa, più “rustica”, rurale; fatta di pub sperduti nelle campagne irlandesi, nel quali non solo si può bere una pinta di Guinness in allegria, ma si può anche trovare nello stesso posto anche un calzolaio, un pastore o semplicemente un nuovo amico con il quale chiacchierare in allegria. I personaggi che incontra Pete durante il suo cammino sono particolarmente eccentrici e stravaganti: vecchiette al volante che corrono come pirati della strada facendo gestacci, preti sposati, baristi curiosi e logorroici, contadini strampalati.

Gli irlandesi sono molto bravi a infrangere le regole che le varie società hanno istituito al loro interno. Così, anziché ordinare qualcosa o farsi servire, si ottiene un contatto umano dall’altra parte del bancone

Per chi, come me, non è mai stato in Irlanda è impossibile non rimanere incantati attraverso le descrizioni di paesaggi e spazi verdi davvero incantevoli. Personalmente sono rimasta anche sorpresa dal leggere l’apertura e l’ospitalità del popolo irlandese. McCarthy li descrive come gente alla mano, dalla loquacità esuberante e dai modi festosi e senza fronzoli. Così come descrive i pub come luoghi ricreativi nei quali la Guinness non è la vera protagonista bensì fa solo da “collante”.

Mai sottovalutare la capacità dell’Irlanda di assorbire i suoi visitatori. [...] I paesaggi ti conquistano con l’avvolgente abbraccio dei loro campi verdi e rigogliosi, simili a onde che si distendono fino al mare

Il tutto è descritto con uno stile spassoso, divertente, dal classico “British humor”. Le descrizioni sono minuziose e talvolta un po’ monotone ma le battutine di McCarthy ed i suoi pensieri “ad alta voce” su tutto ciò che incontra, fanno sì che la lettura sia piacevole. Capita spesso, durante la lettura, di ridere a crepapelle su alcune battute dell’autore (attenzione, quindi, se siete pendolari il rischio è che gli altri passeggeri vi prendano per matta/o!). Così, tra leggende e birre, antichi siti celtici e musei a cielo aperto, Pete McCarthy ci accompagna in un viaggio fatto per lo più di contatti umani in contrapposizione al viaggio solitario, di monologhi mentali e lunghe conversazioni con gli irlandesi. L’autore riesce, attraverso questo suo personale “road movie“, a superare la sua “crisi” d’identità anglo-irlandese.

Che cosa esportano dall’Irlanda? Da che cosa è attratta la gente? Da James Joyce e da Oscar Wilde? Da Van Morrison o dagli U2? Dall’immagine di perdenti, con cui amano identificarsi o dallo spirito di avventura e di ribellione?

Il romanzo, pubblicato nel 2003 da Guanda Editore, risulta attualmente fuori catalogo, ma il 31 ottobre 2014 è prevista l’uscita della nuova pubblicazione del romanzo con TEA Editore. Quindi non avete scuse. Leggetelo e fatemi sapere se siete riusciti a farvi due risate!

Vi lascio con un’ipotetica colonna sonora del romanzo: Van Morrison.


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