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Recensione: "La Tartaruga Rossa"

Creato il 22 marzo 2020 da Giuseppe Armellini
Recensione: Tartaruga Rossa
Un uomo naufraga.Ad accoglierlo ci sarà un'isola deserta, praticamente disabitata a parte dei piccoli granchietti.L'uomo, quasi subito, deciderà di provare ad andarsene.Costruirà zattere sempre più belle, sempre più grandi e resistenti.Ma ogni volta che prende il largo c'è qualcosa che non gli permette di andare via.E' una tartaruga rossa che l'uomo, per vendetta e rabbia, poi colpirà.Quella tartaruga rossa, in 10 minuti di piccolo cinema di profondissimo dolore ed empatia, morirà.L'uomo si sentirà in colpa per lei, proverà a farla tornare in vita, dormirà accanto a lei.E la tartaruga diventerà una splendida ragazza dai capelli rossi.Film d'animazione che è quanto più vicino alla poesia si possa chiedere.In dei disegni stilizzati, essenziali, in alcuni frangenti anche poco curati (ad esempio la sabbia non si muove mai) un film che racconta di tutto, della vita, della morte, del destino, dei cicli, dell'equilibrio naturale.Colori bellissimi, le albe, i tramonti, le notti, le ombre sulla sabbia, i riflessi del mare, il verde degli alberi, il marrone della terra.Ci saranno diluvi, ci saranno cadute che ti porteranno quasi a morire per poi quasi rinascere, ci saranno sogni e incubi, speranze e rassegnazioni.Mai una sola parola, non ce n'è bisogno.Paradossalmente la prima parte, quella con solo l'uomo e l'isola, è la più bella, forse perchè in questo film fatto di nulla più nulla c'è più è meraviglioso.Poi arriverà lei, e lui la proteggerà, la riparerà dal sole e lei poi si vestirà, butterà il carapace che fu mentre lui butterà la quarta zattera, quella che ormai non vuole più costruire, non ha più voglia d'andar via.Il loro primo abbraccio lo vedremo dall'alto, in mezzo al grano, in un'inquadratura straordinaria.Sembrano due novelli Adamo ed Eva, due che stanno scoprendo tutto per la prima volta. E in effetti questo film che parla di niente e tutto anche dell'Origine sembrerebbe parlare, ognuno lo faccia proprio.Eppure lui è un naufrago che arriva da qualche parte, eppure lei viene dal mare.Poi arriverà il figlio, e il figlio cadrà nello stesso punto in cui cadde il padre ma non morirà, anzi, imparerà a nuotare e nuoterà come le tartarughe, sangue del suo sangue, in questo film dove il confine tra uomo ed animale, "chi è chi", è impossibile da definite.E il figlio crescerà, poi, dopo lo tsunami, deciderà di partire, deciderà di andare a cercare il suo destino altrove.Il film è pieno di suggestioni di grandissimo lirismo, come quel cielo che più volte si confonde con la sabbia, come quel mare che si ritrae per poi tornare grosso e terribile, come la tartaruga che si libra nell'aria, come quei graffiti sulla sabbia a suggerirci ancora che probabilmente stiamo vedendo da dove veniamo, come le scene di notti con quella luna stupenda, come il rumore di un tappo, quello di uccelli che strepitano o di legna che brucia.Lei mette la mano sopra quella del figlio, il figlio decide che è invece arrivato il momento di mettere la sua sopra quella di lei, i ruoli sono cambiati, ora sono grande mamma, io devo proteggere, io posso andar via.Poi si diventa vecchi.Poi si muore.E la struggente scena iniziale, quella di lui che dorme vicino alla tartaruga morta, adesso si ribalta, adesso è lui ad esser morto, lei a stargli vicino.Il ciclo è completo, la natura ha avuto un suo equilibrio, l'uomo ha vissuto, l'uomo ha imparato, l'uomo ha amato.Se solo provassi a pensarci chissà quante cose verrebbero in mente.Ma le poesie, mi hanno sempre insegnato, meglio non spiegarle.O magari farlo solo dopo, prima lasciamocele un pò addosso.La tartaruga rossa se ne torna nel suo elemento, magari tutto quello che abbiamo visto nemmeno è successo, in questo film dove sogno e realtà si alternano come mare e terra.Ma c'è una cosa che non mi si leva dalla testa, un concetto paradossale e dolcissimo.Noi siamo nati dal naufragio di noiRecensione: Tartaruga Rossa

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