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Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

Creato il 24 dicembre 2017 da Parolepelate

God damn you, Sassenach, if you die here now, I swear I’ll kill ye.

Outlanders, non sono molto brava negli encomi, ma aggiungeteci anche una serie di disavventure personali da far ingrigire ulteriormente la parrucca di Cait e avrete la (im) perfetta recensitrice di questa serie. Nonostante tutto però  mi scuso sinceramente del ritardo e parto diretta e senza peli sulla lingua.

Dopo una terza stagione di Outlander che ho apprezzato a singhiozzi, la 3×13 invece mi ha ricordato cosa amo di questa serie: l’amore tra Claire e Jamie e qui tra sgozzamenti e annegamenti ha avuto ampio spazio.

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

(Sha-la-la-la-la-la, don’t be scared
You’ve got the mood prepared
Go on, and kiss the girl…

La Sirenetta)

In seguito l’arresto di Jamie, l’intervento repentino di John Grey, grazie all’intuizione di Fergus, gli permetterà di raggiungere Claire che intanto è a casa di Geillis. Quest’ultima, svelato l’arcano della profezia, vuole fare un sacrificio umano con Ian, per ritornare nel passato e raggiungere Brianna. Eliminata Geillis, tutti partono per ritornare a casa, ma una tempesta li farà naufragare in America, Georgia.

Conclusioni:

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

  • Sangue e acqua: l’ultimo episodio della terza stagione può essere suddiviso in quattro grandi sequenze narrative. La prima riguarda Geillis, la sua ossessione nel riportare sul trono un re Scozzese, il suo tentativo di sacrificio umano con Ian per tornare nel futuro e “rapire” Brianna, la bambina di 200 anni, fino al suo sgozzamento. Il tutto si consuma in una 20ina di minuti circa e piuttosto frettolosamente, ma Geillis era una parentesi da concludere, non da aprire o approfondire ulteriormente. Nonostante ciò sia John Grey che Willoughby, non riescono a rimanere impressi come dovrebbero nelle loro uniche scene in questo episodio di addio (momentaneo). Il primo è il protagonista (indiscusso) dell’apertura della puntata; rimette a posto non il capitano Leonard della Focena, ma bensì il luogotenente, insultandolo con tutta l’eleganza e la compostezza che la sua educazione gli ha impartito, salutando poi nuovamente Jamie con una sguardo carico d’affetto. Certo, qualcosa manca e lo sappiamo, come tipo un bacio, che forse avrebbe maggiormente chiarito l’affetto profondo di John per Jamie. Al secondo invece è stata affidata una storyline originale che però perde di impatto nelle pericolose vicende di Jamie e Claire, infatti alla sua dichiarazione d’amore per la veggente Margaret, Jamie oltre a rispondere con uno sguardo da: Ma ti sembra il momento?!, si premurerà solamente di chiedere che fine abbia fatto il nipote (ognuno ha le sue priorità). È un peccanto che nella foga degli eventi questi due personaggi abbiano dovuto risentire appunto della fretta. Se il primo riesce ad encomiarsi dignitosamente, il secondo preferisco ricordarlo sull’Artemis, intendo coraggiosamente a distrarre  la ciurma con  il suo toccante passato. Però ciò che ci fa entrare completamente negli eventi è forse il parallelismo tra la danza tribale che sacrificherà il signor Campbell e quella di Craigh ‘Na Dun. Il collegamento tra i vecchi eventi e i nuovi. Tutto quello accaduto nella grotta di Abandawe, dove appunto la gente sparisce come aveva annunciato padre Fodge, è stato come un lampo. Accecante e veloce. Forse era il caso almeno di anticipare la scoperta di Brianna da parte di Geillis nell’episodio precedente, per avitare che troppi dettagli si avvicendassero tanto da accavallarsi. La seconda sequenza è l’intermezzo di Jamie-Papà castoro raccontaci una storia soft porn (come smontare un mito ai bambini in 3-4 parole o più). Anche qui la fretta l’ho sentita sulla pelle, ma non per l’atto in sè, ma poichè un attimo prima Claire era ancora col coltello insanguinato in mano che ripensava a quando nel futuro ha proprio esaminato lo scheletro di Geillis, una donna sui 50 trovata morta in una grotta dei Caraibi, e un attimo dopo è languida tra le braccia di un Jamie, che mamma mia resta con la barba e fammi quello che vuoi! Jamie ci sa fare con le parole, è un racconta storie, ed ora anche piccanti. Ho adorato questo intimi scambi di battute, è dal ricevimento al governatore che si scambiano occhiate da far rivoltare i mari. Questo però non è solo la conseguenza dell’essersi ritrovati dopo 20 anni di separazione, ma  è proprio la nascita di un nuovo amore tra due persone che ne hanno passate tante sia da separati che ora insieme. Terza sequenza: la tempesta. Ora, io non so se la Gabaldan è una fan del film The piano di Jane Campion (1993), ma permettetemi che la scena è alquanto “scopiazzata“. È uno dei miei film preferiti, quindi mi rende solo felice questo “grosso omaggio“, ma ogni dettaglio mi ha rimandato con la mente lì, quando Ada (Holly Hunter) si lascia trascinare giù dal suo pianoforte. Qui invece c’è Claire che sempre incurante delle consequenze e delle parole del marito sale in coperta e un’onda anomala la trascina via. Entrambe le donne nel silenzio del mare sentono una pace che fino ad allora non avevano trovato sulla terra e che forse speravano di raggiungere prima o poi. Per entrambe c’è qualcosa che le trascina giù. Se per la prima è la sua volontà che la porta a liberarsi, per la seconda c’è Jamie che questa volta non la lascerà andare o semplicemente affrontare l’ennesima pericolosa situazione da sola. Dove è il paragone? Nella stanchezza e forza di queste donne. E da qui che parte la quarta e conclusiva sequanza con l’arrivo in Georgia, America e quel lungo abbraccio fatto da amore, stanchezza e salsedine.

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

(The piano… sembra Outlander, vero?)

  • Sulla zattera in due ci si sta: basta sacrificarsi e vivere perennemente separati, Jamie salva Claire perchè se lei osa solo morire lui l’ammazza. Il ragionamento fa più pieghe del previsto, ma non è più il momento di dividersi, e nonostante le numerose scene d’amore tra i due, ognuna col proprio peso e significato, la scena più bella resterà l’abbraccio che si scambieranno in riva una volta saputi dove sono naufragati. Non si discostano, non si alzano, restano così, fronte contro fronte in un abbraccio infinito. E questo mi ha ricordato cosa amo ed ho amato di Outlander: l’amore tra Claire e Jamie. Sono i piccoli gesti. Non Claire che spinta dalla furia e dal desiderio di salvare Brianna aggredisce Geillis, ma l’abbraccio che Jamie dà alla moglie sotto shock e al nipote ritrovato. Non la danza indigena che vorrebbe ricordare quella scozzese, ma Jamie che trascina Claire verso la grotta e lei che trascina lui all’interno. Questa terza stagione sicuramente ha regalato molto più amore della precedente. Andando però oltre le scelte televisive, la stagione 2 fa emergere le debolezze della coppia concentrata verso un obiettivo suicida, la terza va a parare là dove il pubblico si è lamentato sfruttando appieno il terzo libro che ben si prestava a piccoli momenti di pace e passione. Quisti hanno lo scopo di ricongiungere la coppia, e ogni incontro rappresenta una fase importante del loro rapporto. La prima volta sono impacciati, talmente emozionati che sono più concentrati a “fare” e questo traspare. Una perfetta coreografia di corpi che però non trasmette quelle emozioni che noi pubblico avremmo voluto rivedere. È qualcosa che ho capito più in là. Sicuramente la “sveltina” in cambusa ha meglio messo a nudo le loro trattenute passioni (solo quelle, non un lembo di pelle abbiamo potuto ammirare) l’uno per l’altra. Forse quel che viene dopo è anche meglio, e arricchisce una scena meno impostata, decisamente frettolosa, ma con tanto amore che traspare dai loro dialoghi. Se  questo intermezzo rappresentante la voglia di stare insieme e sentirsi, il brodo di tartaruga è la travolgente (e giovanile oserei dire) passione che ti prende anche nei momenti più strani per chi ami. Si sono amati e divertiti. E come perfetta conclusione Claire e Jamie ci danno la conferma che non solo sono tornati, ma che forse dopo tutte queste avventure il loro amore si è definitivamente consolidato.

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

  • Le conclusioni delle conclusioni: cosa ne penso di questa terza stagione? Parto da un lunga premessa, sono convinta che la buona riuscita di una serie tratta da dei libri dipenda dall’interpretazione che ad essi si danno, dalla fedeltà e da dei piccoli o grandi cambiamenti da apportare alla trama generale che sul piccolo schermo proprio non funzionerebbero. Forse Outlander non ha bisogno di grossi cambiamenti come è stato per The vampire diaries dove da Stefan si è puntato tutto a Demon e addio idea (strampalata) della Smith. Qui i cambiamenti sono serviti a far funzionare ciò che la Gabaldon ha cercato di forzare; un esempio anticipare a Claire la presenza di Willie senza che lo scopra molto tempo dopo da Grey. Detto questo ritengo però che il tutto sta anche negli eventi, perchè se la parentesi francese non ha attirato sulla carta, non lo farà sullo schermo. Costumi, location, scene d’azione sono tutti elementi di abbellimento che rendono concrete le nostre fantasie durante la lettura, ma gli eventi restano tali seppur con alcuni accorgimenti. Alla luce di ciò questa stagione ha funzionato? Sì con un pizzico di nì. Faccio parte del ristrettissimo club di quelle fan a cui la seconda stagione è piaciuta e non ha gridato alla resurrezione con la terza perchè niente doveva “ritornare“. Non avevo alcuna aspettativa appunto per non rovinarmi la “sorpresa“, ma l’attesa è stata lunga e mi ha tolto un po’ di entusiamo iniziale. A parte queste motivazioni puramente soggettive, cosa non ha funzionato in questa terza stagione? La struttura orizzontale della trama. Abbassate i forconi, ora mi spiego. Ho sempre decantato le lodi della struttura degli episodi riferendomi principalmente alla trama verticale però. Ogni puntata seguiva un tema ben preciso che si sviluppava sul passato di Jamie e sul futuro di Claire, tutto così fino ad arrivare al 1968 e riprendere le vicende del finale della seconda stagione. Sono una delle poche che non si è sentita persa con Claire in stile Crudelia de Mon, ma ho trovato forzato riprendere gli eventi lasciati con il finale della seconda stagione dopo 4-5 episodi. Questa era una libertà che la serie poteva prendersi, forse sarebbe stato stressante sviluppare gli episodi su tre archi temporali: il presente di Claire, il passato di Claire e di Jamie esattamente dopo la loro separazione, ma almeno nel primo episodio questo doveva esser fatto per dare continuità con quanto lasciato nella stagione precedente. Ho sentito discontinuità all’inizio. Sicuramente la prima metà della terza stagione è più introspettiva, incentrata solo sulle emozioni espresse e represse, ma questo lungo percorso riflessivo ha reso la seconda metà eccessivamente vivace, tanto da rendere molti fan delusi del fatidico incontro tra Jamie e Claire. Nel complesso credo che i personaggi di Cait e Sam siano perfettamente in linea con quello visto nelle stagioni passate, quindi nessun out of carachter. Da tempo Claire è diversa da quella cartacea, un po’ più prima donna, e questo aspetto non ha fatto altro che manifestarsi ulteriormente nei momenti in cui se l’è dovuta cavare da sola in una situazione non scelta da lei. Gli eventi della terza stagione non mi hanno annoiata, ma tralasciando l’inizio della serie a cui dò proprio un giudizio a parte (una promozione a pieni voti), la seconda l’ho sentita sì, appassionante, ma lontana da Claire e Jamie stessi. Le vicende riguardavano loro più indirettamente che direttamente. Sicuramente affidargli una missione simile è servito a ridefinirli come coppia, quasi una prova del nove dopo gli anni di attesa, ma l’assurdità della situazione, ogni cosa intorno a loro li travolge, è palese. Avrei preferito allora nella struttura della serie una continuità che non ho trovato, perché ciò che mi ha mantenuta sveglia è stata la curiosità, ma non la suspance, e non perché sono già al corrente di quanto sarebbe appunto accaduto. Perciò è proprio la sensazione di scollegamento che ho avvertito come unico neo della serie.

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

  • Nuovi e vecchi volti:  ho già ampiamente parlato di cosa ne pensi della caratterizzazione dei nuovi arrivi di Outlander. Sir Grey è un personaggio prezioso, che ha mostrato una dolcezza che nessun uomo dell’epoca si è azzardato ad esternare, ma per me è un grande pregio. È la giusta compensazione di Jack Black per Jamie. Frank come sappiamo è stato rimodellato non per apparire un marito modello, ma almeno il supporto giusto per Claire nel futuro. Non è stato un santo, probabilmente se Claire non fosse stata incinta non avrebbe insistito a rimanere insieme, ma Claire non è di certo un angelo ed ha anche lei la sua buona dose di responsabilità. Murtagh is Alive! E questa è una delle migliori notizie di questa stagione. Forse la sua presenza servirà maggiormente in futuro per sostituire qualche personaggio mancante, ma per il rilievo dato nelle stagioni passate sarebbe stato uno spreco seguire in questa caso le linee guida della Gabaldon. Grande responsabilità e visibilità è stata data a Fergus, unico figlio presente dei signori Freser che abbiamo visto maturare in un giovane meno sfrontato di quando era un ragazzo combina guai, con ora una moglie determinata quanto lo è Claire per Jamie. Il ciclo dei Fraser si ripete. Per quanto riguarda Brianna e Willie loro sono stati partecipi di scene d’addio più che altro, ma li abbiamo ripetutamente ricordati con piccoli accorgimenti come Jamie in cella che inforca gli occhiali per guardare i ritratti o chiede a Claire prima di essere arrestato di portarli con sè. E sul finale grazie a Margaret abbiamo avuto un doveroso collegamento con la seconda stagione oltre che con l’inizio della terza tra usignoli e conigli. Per Willoughby mi sono già pronunciata in passato, questa sua nuova caratterizzazione, differente dai libri, non dispiace affatto, molto elegante e incisivo quando doveva soprattutto con la sua onorevole moglie, stessa cosa per Geillis in versione snella e insanguinata.

Recensione | Outlander 3×13 “Eye of the Storm” – Finale di Stagione

Cosa posso dire di più in conclusione. La forza di Outlander oltre che nella regia, sta proprio in un cast che cresce sempre più e nel loro affiatamento che però deve cercare di non sopperire alle assurde avventure della Gabaldon, ma essere ciò che le domina, perchè è proprio il sentimento tra Claire e Jamie che rende credibile tutto ciò.

Mi scuso ancora per l’enorme ritardo, e spero abbiate passato del tempo piacevole con una fan di Outlander quale sono.

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