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Recensione: "Parasite"

Creato il 13 novembre 2019 da Giuseppe Armellini
Recensione: L'ultimo Bong è, al solito, un grandissimo film, forse addirittura il suo migliore di sempre.Una famiglia poverissima, quella dei Ki, una ricchissima, quella dei Park.I primi che, furbescamente, riescono ad andare a lavorare per i secondi (e qui potremmo discutere sul significato di parassita).Ne nasce un film che non è tanto uno scontro di classi quanto un incontro, in ogni caso qualcosa che regala allo spettatore un affresco di disuguaglianza incredibile.Ma, come in Joker, i personaggi non sono portatori di messaggi sociali o politici anche se il messaggio che ne viene fuori è quello.Ma c'è una cosa che appartiene da sempre all'Uomo, la dignità.Ed ecco che in questo film così camaleontico, tanto divertente prima quanto inquietante poi, anche la puzza di un uomo può diventare protagonista.StupendoPartiamo dal titolo perchè la questione è interessante.In teoria il parassita è colui che "mangia" sugli altri, che senza far niente sfrutta li sfrutta, chi vive su spalle altrui.Ora, il bellissimo incipit del film, con quella Wi-Fi persa e poi cercata altrove, è abbastanza pertinente in questo senso.Anche se li vediamo lavoricchiare sulle scatole da pizza, cercare di sbarcare il lunario.Insomma, più che di parassiti parlerei semplicemente di estrema povertà.Poi il film racconterà qualcosa di diverso, delle figure che si allontanano ancora di più da quel termine.La famiglia Ki lavorerà per quella Park, i loro servizi sono "reali" (solo quello della figlia è ambiguo) e, anzi, sono servizi di discreto o ottimo livello (ottimo l'inglese, ottimo l'autista, discreto o buono la governante).In questo senso il termine parassita, ovvero qualcuno che senza far nulla approfitta di altri, è assolutamente improprio.E non sono nemmeno del tutto truffatori visto che un buon truffatore, ovviamente, frega il truffato, non gli rende servigi reali.Quindi definirei la famiglia Ki come uno strano ibrido, semplicemente dei poveri - estremamente poveri - che con furbizia e manipolazione riescono a trovar lavoro.Recensione: Numero due.Non ho letto alcuna recensione ma di sicuro questo film sarà stato letto come un conflitto di classi.Ovvio, lo è, ma come già accadde per Joker (personaggio che non aveva alcun valore politico di suo, ma che quel valore l'ha scatenato nel popolo) anche qui ci troviamo davanti a persone che non hanno alcuna acredine col mondo dei ricchi, che non hanno alcuna valenza politica, semplicemente dei poveri che trovano un modo per lavorare dai ricchi.Direi addirittura che i Ki "amano" i Park.In questo senso Parasite non racconta nessuna lotta di classe, quella Bong semmai l'ha affrontata in Snowpiercer, quello sì metafora di una battaglia, di ideali, di uguaglianza, di odio tra differenti situazioni sociali.Direi semmai che racconta un incontro di classi, una loro straordinaria commistione che, inevitabilmente, ne mostra tutte le differenze.C'è un solo elemento, un solo piccolissimo elemento, che possiamo vedere come simbolo di estremo contrasto e difficoltà tra le due "fazioni" e, non a caso, è l'elemento che porterà all'incredibile cambio di registro del finale, ovvero la puzza del signor Ki.Ecco, in quella puzza c'è sia lo sdegno dei ricchi contro i poveri che l'orgoglio ferito dei poveri contro i ricchi.Se i Park sono milionari ai Ki non interessa, non gli dà alcun fastidio, anzi, a loro serve e basta.
Ma l'orgoglio, la dignità, sono "sentimenti" grandi che possono portare un uomo a qualsiasi gesto.Le prime volte che viene fuori la faccenda della puzza del Signor Ki (anzi, di tutta la famiglia) lo spettatore ride di gusto. Poi, però, soprattutto grazie alla grande interpretazione del solito Song Kang-ho, iniziamo anche noi a provare una certa empatia e pena per quell'uomo.Strano che io abbia visto questo film appena dopo Under the silver lake, altro film in cui la puzza del protagonista è al centro dell'attenzione (impegni vari mi hanno fatto saltare la recensione, me tocca rivedello ormai...).E non è un caso che nelle sontuose scene dell'allagamento della città Bong calchi la mano su queste fogne che straripano, su questa acqua sporca dove i poveri annegano le loro speranza e la loro dignità.Ecco, io direi che è in questa dicotomia profumo-puzza, pulito-sporco, che sta la grandezza del confronto tra le due classi di Parasite, non certo nelle "teste" dei protagonisti, famiglia furbissima che non è portatrice di alcuna rivendicazione sociale o politica.Semmai questo film è l'ennesimo affresco su un mondo in cui la disuguaglianza è più forte che mai, un mondo dove l'ultimo e il primo stanno a un metro di distanza, dove c'è gente che ha tutto e altra che ha niente.Quindi sì, il messaggio finale che arriva è assolutamente sociale. Recensione: Ma grazie ad una sceneggiatura strepitosa le strade che si percorrono per arrivare a quel messaggio sono assolutamente laterali e "inconsapevoli", come con Joker del resto.In realtà un personaggio parassita c'è, ed è il marito della vecchia governante.Lui sì nullafacente, lui sì essere che si ciba del lavoro altrui.Eppure è un personaggio triste, malinconico, che vive una non vita lontano da tutti.Del resto nel regno animale molto spesso gli organismi parassiti sono così, esseri "fermi" che si limitano a succhiare vita da altri.E' un personaggio molto "strano", quasi inverosimile (perchè tenerlo lì?), ma che è tantissimo funzionale alla sceneggiatura (il fantasma che vide il bimbo da piccolo, il fantasma che ritorna proprio il giorno della festa organizzata per dimenticarlo, roba quasi da barbone di Mulholland Drive), sceneggiatura che nel secondo tempo si regge TUTTA su quel bunker.Non solo, è un personaggio simbolo, uno di quelle persone povere e "dimenticate", uno di quelli che se ne stanno nel sottosuolo mentre al piano di sopra si mangia carne Kobe, uno di quelli sconfitti dalla società, una specie di Hikikomori che, a differenza degli Hikikomori canonici (condizione che è una commistione tra sociale e psicologica) è proprio uno "costretto" all'isolamento perchè incapace di far fronte ai creditori.In realtà questo film scrive personaggi così bene che sarebbe divertente analizzarli tutti (ma non lo farò). E' molto interessante e anche un filo coraggioso che Bong inserisca quasi tutte le componenti più negative nei personaggi più poveri. In realtà lo fa in un modo talmente irresistibile (il primo tempo è divertentissimo per me) che ce li fa amare tutti. Se ci pensate anche in un altro recente grande film orientale, Un Affare di famiglia, quella povera famiglia aveva comportamenti ambigui e sbagliati. Eppure, anche in quel caso, l'amavamo incondizionatamente.Questo vuol dire saper scrivere personaggi, ovvero renderli sfaccettati, ambigui, complessi.Dall'altro lato la famiglia Park ha una sola colpa, l'esser sfacciatamente ricca.Ma è una famiglia come tante altre, con dei problemi, con amori forse finiti, con piccoli segreti ma, in fin dei conti, una bella famiglia, non odiosa.Credo che il personaggio di lei sia forse il più bello del film (forse anche per la migliore interpretazione di tutte). Una donna semplice, insicura, buona, ingenua come poche, manipolabile al 100%. Esprime una fragilità che non ha nessun altro personaggio (ci avete fatto caso come almeno in apparenza gli altri 6-7 personaggi siano tutti "forti"?).Lei è la "porta" grazie alla quale i Ki "entrano nei Park", per sconvolgerli per sempre (infatti potrei mettete questo film nella lista di quelli del Visitatore Esterno- Borgman, Visitor Q, Il Sacrificio del Cervo Sacro e compagnia cantante -).Ma andiamo più nel film.Parasite è una di quelle pellicole che adoro perchè sanno cambiare registro in maniera straordinaria. Più che una compresenza di generi o, appunto, di registri c'è proprio la lenta dissolvenza di uno per finire nell'altro.Questo passaggio è calibratissimo, morbido, perfetto, e quel massacro finale impressionante.Tra l'altro un massacro alla luce del sole, luminosissimo, fatto proprio dallo stesso regista che ebbe il coraggio di realizzare un monster movie - The Host - in cui l'apparizione del mostro era proprio sotto un sole accecante, cosa rarissima in un genere di solito cupo e fosco.Se devo trovare due problemini al film sono l'eccessiva lunghezza di un paio di scene (quella della cena dei Ki a casa Park su tutte) e sulla "forzatura" con cui viene usato il bunker, sia dal marito della governante che, nel finale, dal Ki capofamiglia (la lettera col Morse oltre che insensata era per me evitabile, anche se porterà a un finale emozionante).Per il resto film sontuoso.Credo che la componente più potente di Parasite siano i luoghi.Tanto che le location, non so nemmeno come dirlo, diventano quasi un aspetto di regia, dinamico, come se fossero loro a muovere scene e inquadrature e non le seconde a descrivere le prime.La casa dei Ki, quel loro bagno a due piani, la strada in discesa per arrivare da loro, nei sottofondi, contrapposta a quella invece vista in salita per andare dai Park, l'uso straordinario delle due vetrate, una sporca nel seminterrato - dove un uomo ci piscia sopra - l'altra immensa e luminosissima a regalare uno splendido sguardo sul giardino.Ma l'uso degli spazi è straordinario, sempre, e gli stessi spazi diventano personaggi, il ricco, il povero, il nascosto e repellente (il bunker).Diluvia e mentre nella casa sull'Olimpo la cosa rappresenta solo un gioco (addirittura fanno dormire il bimbo in una tenda fuori), l'altra si allaga, completa devastazione.Il contrasto è fortissimo e rende visivamente Parasite davvero notevole.La prima parte, come dicevo, è divertentissima e le trovate dei Ki per fregare i Park esilaranti. Altre volte avevo trovato l'uso della comicità nei film di Bong un pò troppo trash e dissonante dal resto, qui c'è una sottile ironia che anche noi europei possiamo sposare in pieno.In realtà il film, anche quando diventerà veramente tragico, non perderà mai questa latente ironia, il che lo porterà ad essere di un grottesco a tratti pure inquietante.Il punto di svolta è l'arrivo nella pioggia della vecchia governante, una scena noir che inizia a far tremare lo spettatore facendogli perdere quell'atmosfera rassicurante che l'aveva accompagnato.Recensione: Da lì il film entrerà in una spirale che avrà conseguenze anche troppo alte rispetto alle premesse ma nella lettura metaforica del film questo massacro ci sta tutto.Ci sono un paio di scene (la governante scaraventata per le scale, il ragazzo che per poco si strozza con il filo) in cui è difficile vedere il "trucco", perfette.Purtroppo, come dicevo sopra, da qui in poi le forzature saranno parecchie (anche 8 minuti - diciamo 5 effettivi - per preparare quel ramen hanno poco senso) ma a mio parere il film non vuole mai spacciarsi per completamente realistico, c'è sempre la sensazione che tutto quello che vediamo è anche simbolo.Poi, anche se in modo rocambolesco, si arriva al massacro, 10 minuti altissimi di cinema degli occhi.E poi il finale, anche questo a forte rischio verosimiglianza.Ma ci stiamo dimenticando una cosa, molto importante, la pietra.Quella pietra arrivata come regalo alla famiglia Ki, quella pietra che, come doveva essere, porterà la famiglia alla fortuna, quella pietra che poi annegherà nella casa, quella pietra che, infine, verrà portata in casa della famiglia Park e con la quale per un pelo il ragazzo non sarà ucciso.Potremmo azzardare una lettura molto triste della cosa, come se la fortuna che arriva in chi non è abituato ad averla prima o poi si ritorcerà contro di loro, si tornerà sempre allo status quo iniziale.La pietra diventa simbolo di nuova vita e, come un beffardo contrappasso, di morte.In realtà Parasite andrebbe analizzato in maniera più accurata, anche perchè parla molto di Vita.Questa recensione preferisce non farlo, è già abbastanza così.Ma la mente non può non tornare a quel padre rassegnato che dice che non avere un piano è forse l'unico modo per essere felici, per non avere delusioni, per accontentarsi.Il figlio sembra disconoscere quell'insegnamento nel finale, sembra avere un piano.Ma no, non ci riuscirà, il suo è un sogno troppo grande, irrealizzabile.Nemmeno un'altra pietra potrà salvarlo.8.5/9

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