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Recensione. “Peccatrice moderna” di Carolina Invernizio

Creato il 17 settembre 2018 da Francescarossi
Sultana Sigrano è una donna stupenda e fortunata. Elegante, di nascita nobile, bella e fiera. Ha sposato un avvocato di successo e vive, a Torino, una vita tranquilla, fatta di agi e protezione. 

È il ritratto della moglie e della madre perfetta. Onesta, pudica, di integerrima moralità. Questo, almeno, è il riflesso che la giovane mostra a chiunque la guardi. Peccato, però, che alla grazia esteriore non corrisponda una eguale “limpidezza” interiore. Sultana ha un cuore nero, un’anima malvagia e traditrice, senza scrupoli, disposta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. Neppure la sfiora il pensiero del marito e dei figli mentre intreccia relazioni extraconiugali in cui appare come una dominatrice, una “sultana” dedita al piacere e all’inganno. Non ama nessuno oltre se stessa e tutto ciò che fa è fingere, recitare una parte che lei stessa si è costruita e che, dall’esterno, è invisibile, completamente fusa con la sua vera indole. Non vi è uomo che possa resisterle, che sia in grado di dire no a quel volto angelico dietro cui si cela un demonio. Sultana è inattaccabile, il suo regno di perfidia sembra indistruttibile finché uno dei suoi amanti, l’autista Alceste travolto dalla passione ma non del tutto accecato dall’amore, riesce a metterla con le spalle al muro, firmando, inconsapevolmente, la sua condanna a morteQuesta è la trama del romanzo Peccatrice moderna” (Yume Book), un “noir sentimentale” di una delle autrici più famose d’Italia, Carolina Invernizio (1851-1916). In questo storia sapientemente intrecciata la passione, la voluttà, l’amore e la morte danzano insieme, creando una eccellente coreografia di parole, di scene, di emozioni in un crescendo di tensione e di curiosità per la sorte della protagonista, Sultana Sigrano. È quest’ultima il perno dell’intera vicenda. Ama, odia, inganna, mente, si vendica e, infine, uccide. L’autrice non ci nasconde il fatto che è la soave nobildonna l’assassina del povero (beh…forse neanche troppo) Alceste. Eppure…è proprio tutto come sembra? Qui non siamo di fronte a un giallo classico, nonostante il delitto “in una stanza chiusa”. Il lettore crede di sapere già tutto, ma non può gridare la sua verità attraverso le pagine del libro. È condannato, come sempre accade durante la lettura, ad assistere al compimento del destino di tutti i personaggi, gli piaccia o meno e a scoprire ciò che non credeva possibile. La domanda non è “chi ha ucciso Alceste?”, ma “Sultana riuscirà a farla franca?” “Il bene vincerà sul male ancora una volta?” “Quel che leggiamo potrebbe essere un tranello della scrittrice, un velo che nasconde la verità ai nostri occhi?” Per il lettore, dunque non è facile trovare indizi. Può solo osservare una lenta discesa negli inferi dei personaggi, enumerando le malefatte di Sultana da un punto privilegiato, conoscendone i pensieri, assistendo alla trasformazione da candido angelo a terribile strega. Non può simpatizzare con un personaggio tanto negativo, ma solo augurarsi che giustizia sia fatta. La giovane signora Sigrano dimostra di non aver paura di nulla. Possiede il sangue freddo dei killer più brutali e una mente lucida, in grado di trovare soluzioni in pochissimi secondi. Tutti gli altri personaggi, dal marito Bruno ad Alceste fino alla fidanzata di quest’ultimo, per esempio, dalla servitù agli amanti sbiadiscono di fronte a lei. Carolina Invernizio ha tracciato un (pre)potente ritratto di una femme fatale, una sorta di incrocio tra la Salomè biblica, Messalina e la demone Lilith. Una caratterizzazione tanto definita da occultare tutti gli altri “attori” di questa storia destinati, invece, a vivere della sua luce riflessa e gelida. “Peccatrice moderna” è un romanzo da riscoprire, così come la sua autrice, Carolina Invernizio.Possiamo collocare questa storia tra il genere del feuilleton e il noir, una sorta di storia rosa e nera che si fa leggere facilmente e trascina il lettore alla scoperta dei più torbidi segreti di un’anima posseduta dal male. Il linguaggio usato rispecchia l’epoca in cui l’opera venne scritta, dunque non è sempre lineare nei dialoghi, nella scelta dei termini, però non risulta per nulla pesante e, personalmente, sono contenta che non vi siano state alterazioni linguistiche o stilistiche del testo che avrebbero finito per snaturarlo (a parte, ovviamente, un normale editing). Non mi spiego per quale motivo si tenda, alcune volte, ad apporre modifiche per “facilitare” il lettore. Cosa che accade, per esempio, anche con i film, in special modo quelli di autori orientali. Tranne pochi, selezionatissimi casi, ritengo che il lettore o lo spettatore debba sforzarsi di seguire da soli la storia, senza aggiustamenti preventivi, se davvero vogliono coglierne l’essenza. Perdonate la digressione, è una mia opinione. La Invernizio lascia molto spazio alle descrizioni di ambienti e personaggi, mentre l’introspezione psicologica tende a risolversi in un divario netto tra bene e male. L’atmosfera cupa che pervade il romanzo si fonde con la tranquilla normalità che, talvolta, nasconde verità impossibili da dire ad alta voce, soffocandole nel silenzio irreale della città e della società.Si tratta di una sensazione strana, ambigua come Sultana; come se, da un momento all’altro, questa calma dovesse esplodere (come accade con la morte di Alceste) e, di contro, il caos dovesse improvvisamente dissolversi, risucchiato dal perbenismo, dal quieto vivere, dalla paura che di esso ha ogni uomo. Sultana e i personaggi che agiscono di fronte a lei si trovano proprio in bilico tra la normalità e il caos, senza sapere cosa accadrà di loro. Purtroppo Carolina Invernizio non venne sempre trattata bene dalla critica, nonostante l’ottimo successo di pubblico dei suoi romanzi. La sottovalutarono, ritengo, ingiustamente. 
Se fosse qui oggi, sono certa che saprebbe cogliere molte sfumature del nostro mondo e dell’indole degli uomini. Consiglio “Peccatrice moderna” per riavvicinarsi a questa bravissima autrice italiana che non merita l’oblio e, con le sue storie a tinte forti, ha ancora tanto da dire sull’umanità intera. Recensione. “Peccatrice moderna” di Carolina InvernizioIl libro
Titolo: Peccatrice moderna Autore: Carolina Invernizio Casa editrice: Yume Book Pagine: 263 Prezzo: 16 euro Anno: 2018 




Trama 
La bellissima Sultana Sigrano conduce all’apparenza una vita tranquilla e senza macchia, i figli e il marito la adorano e non possono vivere senza di lei. Le giornate sono però lunghe e noiose e la giovane donna si fa irretire da una vita peccaminosa, intessuta di desideri, amanti, giochi proibiti, in un vortice che sfocia in un omicidio: quello del perduto Alceste, l’autista della signora. È a questo punto che si scoprono le carte: chi è realmente Sultana? E cosa è accaduto in quella notte famigerata, quando Alceste è stato tradito da chi amava? (Tratto dal sito della casa editrice).

Recensione. “Peccatrice moderna” di Carolina InvernizioL’autrice
Carolina Invernizio (28 marzo 1851 - 27 novembre 1916) è stata una scrittrice italiana di romanzi d’appendice tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Yume edizioni ha inaugurato una collana a lei dedicata e intende riproporre tutti i testi più amati dell’autrice. (Tratto dal sito della casa editrice). 









Per saperne di più La pagina del romanzo sul sito della casa editrice Yume Book


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