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Recensione: Per chi è la notte, di Aldo Simeone

Creato il 16 settembre 2019 da Mik_94
Recensione: Per chi è la notte, di Aldo Simeone | Per chi è la notte, di Aldo Simeone. Fazi Editore, € 16, pp. 280 | Alcune estati, alcune guerre, non finiscono mai. È l’impressione che deve aver Francesco, dodici anni, vivendo immerso nella natura della Garfagnana e all’ombra del secondo conflitto mondiale. Fra i monti, in mezzo agli alberi, le notizie dal fronte arrivano smorzate. Mussolini è stato arrestato. Significa forse che la guerra è finita? Mentre i soldati tedeschi invadono le piazze del paese e le case, il protagonista sogna di costruire un fortino sull’albero e di sconfiggere una paura inconfessabile. Quella verso il famigerato Bosco delle Sorti. Un dedalo infido e pericoloso, in cui rovi e sentieri sembrano muoversi da sé come succede alle scale di Hogwarts: anche lì, inoltre, sembrerebbe esserci lo zampino del paranormale. La nonna di Francesco, tenera dispensatrice di leggende folkloristiche, gli ha parlato della presenza degli streghi. Spiriti senza pace, con una candela fra le dita scheletriche, che in cerca di una via d’uscita fagocitano tutti i malcapitati: la conta delle vittime comprenderebbe anche il capofamiglia, considerato però un disertore dal resto della comunità. Che suo padre sia rimasto davvero prigioniero? Francesco rispetta rigorosamente il coprifuoco e guarda a quel confine con un misto di ansia e speranza: varcarlo significherebbe lasciarci le penne, e soprattutto crescere. Se in una storia di formazione vecchio stile, con più di qualche debito dichiarato verso i bambini di Stephen King, il nostro piccolo eroe non potrà che avere due compagni d’avventura per fronteggiare le proprie paure: da un lato Secondo, piantagrane manesco e bellicoso che vorrebbe raggiungere il fratello maggiore in battaglia diventando l’ennesimo soldato fanfarone; dall’altro lo sfuggente Tommaso, accolto in segreto nella canonica di Don Dante – che sia un comunista allora o, peggio, un ebreo?

«Non è mica possibile». «Cosa?». «Smettere di avere paura». «Sì, invece. Si sceglie anche quello». «Si sceglie tutto per te?». Mi sorrise. 
Erano anni disperati: per sfamarsi si uccidevano cani e gatti e nei pozzi scoperti potevano essere rinvenuti resti umani, sangue a secchiate. Erano anni, di conseguenza, in cui cercare la magia dappertutto: davanti allo sfacelo dello Stivale, meglio fantasticare di case stregate, fate, orchi e caproni demoniaci; meglio concentrarsi su uno scontro parallelo che opponeva forze umane e forze soprannaturali alla resa dei conti fra nazifascisti e partigiani. L’esordiente Aldo Simeone, con una scrittura emozionata ed evocativa, punta tutto sulla suggestione delle atmosfere e sulla caratterizzazione dei protagonisti. 

Nato nella notte di San Giovanni, allergico all’incenso e per di più mancino, il cagionevole Francesco scambia la sua attrazione per l’ignoto per una propensione al male, quando calarsi dalle grondaie, violare le regole e inciampare in misteri e morti ammazzati è soltanto un diritto dei suoi spericolati dodici anni. Gli fa da spalla Tommaso, che parla già come un adulto e lo invita a osare con i mignoli intrecciati stretti: dopo tanto indugiare, violeranno insieme la soglia che li separa dalla radura incontaminata e dal diventare uomini? Ogni spettro è un ostinarsi affannoso nell’impossibile, è un atto mancato che si ripete non per risolverlo o riscattarlo, ma per ripetere il proprio errore. Dalla morte ci si salva morendo, dalla colpa accettando la colpa. Questo, probabilmente, era il male degli streghi: non volersi rassegnare, continuare una guerra già persa in partenza, accanirsi in quell’unica direzione. Per la prima volta, ne provai pietà.
Qualcosa non torna, purtroppo, in un finale a corto di colpi di scena e aperto a un brusco flashforward. Fatti di lungaggini e ripetizioni, fra ritorni, fughe e ricerche continue, gli angosciosi ultimi capitoli colgono il protagonista troppo impegnato a infangarsi le scarpe nella scorribanda definitiva per partecipare alla vita dei personaggi secondari. Le cose, perciò, hanno il difetto di accadere fuori scena: quando Francesco non c’è. Ma se non tutto torna, se non tutto si spiega, è perché così domanda in fondo la ricca tradizione del realismo magico. A metà fra Il buio oltre la siepe e Io non ho paura, confinante anche coi toni dell’ultimo Fabio Bartolomei giunto in libreria, Per chi è la notte è un amaro compendio di generi ed esistenze. 
Una rievocazione color seppia, inquieta e malinconica, che guarda tanto alle ferrovie dei romanzi del Re quanto ai sacrifici di sangue dei nostri patrioti sconfitti. Alla storia di un dodicenne coraggioso, se ne affianca quindi un’altra: quella con la lettera maiuscola. Stringiamo le dita, intanto, sperando che almeno una delle due si concluda lietamente. Il mio voto: ★★★ Il mio consiglio musicale: Marlene Kuntz + Skin – Bella ciao



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