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Recensione Pinocchio il film di Enzo D’Alò con le musiche di Lucio Dalla

Creato il 22 febbraio 2013 da Masedomani @ma_se_domani

Recensione Pinocchio il film di Enzo D’Alò con le musiche di Lucio Dalla

Collodi e il suo avventuroso “Pinocchio” ancora oggi riescono a catturare l’attenzione di grandi e piccini. E dopo Comencini e Benigni è la volta di Enzo d’Alò in regia per cimentarsi con la favola dal glorioso passato sfruttando il magico mondo dell’animazione.

Il “Pinocchio” al momento in sala è fedele alla favola che tutti ricordiamo, è solo raccontato con un tono più alto per offrire qualcosa che sia un po’ più loud e sicuramente al passo coi tempi. Nel 2013 è tutto meno strappalacrime e introspettivo di un tempo, la narrazione è quindi molto più veloce, il burattino è scapestrato e adrenalinico come non mai e Geppetto lo subisce sino allo sfinimento.

Recensione Pinocchio il film di Enzo D’Alò con le musiche di Lucio Dalla

In ogni fotogramma di questo cartone animato si percepisce la cura per il dettaglio, la voglia di svecchiarlo e renderlo solare e fruibile sia dai piccoli virgulti nati nel nuovo millennio sia dai loro accompagnatori, nei cui cassetti della memoria risiedono vecchi traumi scolastici e un minestrone di fotogrammi delle pellicole che hanno preceduto questa co-produzione durata oltre tre anni.

Enzo D’Alò chiama a sé molti talenti italiani, veri maestri nella propria arte, per affrontare la concorrenza dell’animazione d’oltre oceano, dove regnano colossi del calibro di Pixar e Dreamworks che molto filo da torcere possono dare a produzioni con budget di tutto rispetto ma nettamente inferiori a quanto possano ottenere loro. Così accanto al regista son rimasti per anni sia Lucio Dalla sia Lorenzo Mattotti e grazie a quest’ultimo oggi abbiamo un cartone animato con personaggi che paiono tratteggiati a mano e non figure molto plastiche come vuole la moda del momento, complice l’inflazionato 3D, il che conferisce all’opera una magia unica.

Recensione Pinocchio il film di Enzo D’Alò con le musiche di Lucio Dalla

Il risultato è coloratissimo, ritmato, davvero leggero rispetto a quanto subito tra i banchi trent’anni fa, anche se qualcosa manca. Nonostante l’evidente aderenza al testo, è come se a questa rinnovata versione della favola mancasse un non-so-che, Collodi senza il bagaglio triste (o come alcuni affermano gotico) non pare più lo stesso e ciò è davvero singolare. Una matrice “educativa” più leggera e meno moralista che renda più solare e d’intrattenimento il cartone animato è un pregio, eppure è come se non bastasse.

Comunque, nessun timore, Geppetto fa un burattino che tratta come un figlio, trasferisce su un pezzo di legno i suoi desideri e cerca di forgiare il bimbo che non ha mai avuto. Gli aspetti psicologici rimangono, il gatto e la volpe tessono la loro tela di inganni come previsto dal copione originale e la fatina non tarderà a fare il suo ingresso in scena. Quindi tutti contenti e forse meno traumatizzati di un tempo, il che non male  :)


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