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Recensione | Poldark 3×06 “It is our duty to find happiness”

Creato il 18 luglio 2017 da Parolepelate

La ricerca della felicità è l’obiettivo al quale tende la vita di ogni uomo, o almeno idealmente, è il fine ultimo per il quale cerchiamo un compagno o una compagna di vita, ciò che guida le nostre azioni. Certo, il destino ha la sua mano in questo, e spesso opera dei giri complicatissimi prima di farci capire cosa veramente succederà.

Recensione | Poldark 3×06 “It is our duty to find happiness”

Destino per cos x fratto y sfiga al quadrato…ah vabbe, mi sono persa!

Per quanto infatti si possa dire che le azioni portino a ciò che noi facciamo del nostro stesso destino, è innegabile e inspiegabile quella parte irrazionale di fato che ci si pone davanti ai passi ogni giorno. E’ come dire ‘oggi voglio fare una strada diversa per arrivare prima a lavoro’, ma nel cambiare magari ci si ritrova in un ingorgo. E’ la casualità, la variazione di equilibri sottili che per quanto ci sforziamo, a volte, cambiano indipendentemente da noi.

Recensione | Poldark 3×06 “It is our duty to find happiness”

Nell’universo di Poldark in realtà, e soprattutto in questo episodio, il motore trainante (o meglio ‘scombussolante’) è George. Potremo considerarlo un episodio Warleggan centrico per così dire, proprio perché è lui a dettare legge, muovendo i fili complessi di trame che, anche se progressivamente gli sfuggono dalle mani, egli si affanna per riprenderle e tenerle sotto il suo dominio.

Il suo trovare la felicità del resto è fatto di poca cosa e non si accontenta di consumare fragole e leccornie con la sua donna a letto, ma comporta il rompere le uova nel paniere a parecchie persone, calpestarle senza alcun rimorso. Sono le sue avversioni e le sue ambizioni a portarlo in avanti, e a voler andare avanti per la sua strada, per emergere socialmente.

George è il ragno corpulento che al centro della tela tesse bava e fila insaziabile, ed è forse questo che lo porta ad avere avversione per i rospi. I rospi certo si cibano di aracnidi come lui, e ne farebbero un sol boccone. Non è un caso infatti che il rospo, simbolo ambiguo, sia associato a George come sua nemesi.

Recensione | Poldark 3×06 “It is our duty to find happiness”
Recensione | Poldark 3×06 “It is our duty to find happiness”

Il rospo simboleggia una ritualità fatta di magia antica, legata anche a riti di rinascita, quella rinascita che forse George vuole per aspirare ad una nuova condizione. Il rospo però è anche noto per il suo veleno e per essere viscido e non certo aitante, cosa che ad esempio nelle favole lo fa diventare l’antitesi del principe, ma che con la magia può diventare perfino bello.

George sa bene che deve portare la sua nemesi a suo favore ed è così che con appunto un sasso riesce a prendere due piccioni. Non solo diventa ‘amico’ del rospo, somigliante in tutto e per tutto al viscidume di Witworth-ciucciapiedi (bleah), ma è il rospo stesso che diventa il pretesto del contrasto e che svelano quelle trame per lui fin ora rimaste nascoste proprio come tali animali adorano stare sotto il fango dello stagno. Il rospo che tanto fa ridere la giovane Morwenna purtroppo sarà la sua condanna.

George è il motore mobile, è il centro di questo universo ma Drake e Morwenna sono il sole e la luna. Nelle eclissi si incontrano e si sfiorano ma sanno che si rivedranno chissà quando e chissà come. Sanno che non potranno mai stare insieme eppure si amano, e sebbene l’eclissi dia loro speranza, vorrebbero la notte fosse eterna. Ma la notte eterna è anche sinonimo di oscuro presagio, ed è quella la scure che sembra aleggiare sulle loro teste.

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Posso piangere? ç___ç Ogni riferimento è puramente casuale…

Non c’è nemmeno la scappatoia Shakespeariana che finisce con l’unione nella morte degli star-crossed lovers, tuttavia la convinzione di potersi amare li porta a compiere gesti affrettati, e in ultimo Morwenna a compiere il sacrificio più grande proprio per salvare Drake.

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Ho apprezzato Morwenna in questo episodio come mai fino ad ora. Si è sempre dimostrata algida damina cortese all’apparenza ma ha dimostrato di avere coscienza di se e attributi notevoli, anche quando tiene testa ad Elizabeth e George. Peccato però che troppo ardire innesca in George una reazione smisurata, accecato anche e come sempre dal legame che Drake ha con Ross. Drake dal canto suo è forse stato fin troppo umorale ed ingenuo seppur mosso da un sentimento puro e onesto, e nonostante tutto ci piange il cuore vedere come la sofferenza di nuovo diventata speranza, si converta quasi una maschera funebre sul suo volto il giorno del matrimonio della sua Morwenna. Il suo mondo è crollato pezzo dopo pezzo, dopo averlo re-incollato nella speranza di poterlo donare così come il suo cuore, che è ormai devastato e pieno di buchi.

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Ross in tutto questo agisce quasi in simbiosi con la sua Demelza, come fossero un meccanismo a due ben oleato, e anche quando lei tace riguardo decisioni ed azioni improvvise, ecco il suo uomo d’azione arrivare a salvare il giorno. Ross capisce che Demelza non può sempre sobbarcarsi di ogni carico e responsabilità, e dal canto suo abbraccia virtualmente la famiglia di sua moglie, ormai vicino non solo al prestigio e alla stima dei ceti più alti, ma anche di quelle famiglie che dalle terre della sua famiglia hanno sempre tratto giovamento. Si improvvisa perfino psicologo quando, per esperienze passate sui campi di battaglia, capisce che Dwight ha bisogno di processare il suo ritorno ‘alla vita’.

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E Demelza è li con lui. Sorride al lanciar lui frecciatine, ormai conscia del ruolo di moglie di un marito inquieto che ha bisogno dell’avventura e di ristabilire la giustizia ben oltre Nampara. Certo, c’è un ché di amarezza quando rinfaccia lui il non aver riflettuto abbastanza sul potere che avrebbe potuto avere come magistrato, e non per una questione di benessere monetario, ma per la popolazione e per evitare ancora i soprusi di Warleggan ai danni di chi non può difendersi e vede affondare ogni speranza di felicità.

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Dwight, invece, aveva la felicità in pugno prima di imbarcarsi e in un lampo gli è stata strappata via, occultata dagli orrori di una guerra e di atrocità senza fine. Caroline, per quanto innamorata e premurosa, cerca di stargli vicino, eppure quel senso di incomprensione aleggia tra i due, fino fortunatamente a risolversi in ultimo, tra lacrime e baci che confermano come ancora il sentimento sarà la loro ancora di salvezza. Non hanno finito di soffrire e non lo faranno, ma ci saranno sempre l’uno per l’altra, e se lo sono giurati con un silenzio che vale molto più di mille proclami, oltre pizzi e merletti.

In tutto questo Armitage continua ad avvicinarsi alla zona di azione ‘rossa’, e la cosa ci inquieta non poco, anche perché ci sembra fin troppo in salute per chi è appena tornato da una prigionia lunga ed era quasi moribondo. Quel riccio capriccioso proprio non mi piace.

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Di capricci poi si arma Aunt Agatha che vicina al suo 100esimo compleanno scalpita per aver sorpassato il record vivente del parentado. Lei, che sempre vigila e manda messaggi come il migliore dei corvi di Grande Inverno, non solo preannuncia l’arrivo della stagione fredda ma spesso e volentieri anche di eventi non proprio felicissimi.

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“Osbornocci, lei è una merdaccia!” (cit.)

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Zia, ho perso 20 chili per lo spavento…(magari)

Non da ultimo, la vicenda del ‘presunto furto’ e del ‘matrimonio’, e se anche cerchi di proteggere il piccolo Geoffrey Charles, purtroppo dovrà affrontare l’insolenza di George e far presto i bagagli per andare in qualche prestigiosa scuola lontana Dio-solo-sa-dove.

E in tutto questo, Elizabeth, cosa fa? Assolutamente nulla. Una fonchia. Nisba. Una cippola cippolosa.

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Ormai non ha nemmeno interesse per Ross, e nemmeno per il rachitismo del piccolo Valentine. Funge da consigliera mal consigliante di George ma non ha nervo e vigore neppure per quello. George non la considera minimamente, ed anzi, sembra ormai divenuta un soprammobile lasciato li a non preoccuparsi, se non a mettere il naso in qualche faccenda come il matrimonio, senza neppure avere troppa incisività.

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Lo sguardo di chi ha capito…avrà capito, vero?

Esegue, senza discutere, alzando solo di tanto in tanto le sopracciglia e non accennando nemmeno a controbattere. Ormai del resto, lo schiaffo morale da parte del figlio l’ha abbastanza delusa, e sembra quasi sia in una fase di chiusura, di spegnimento, come se il suo cervello fosse in pausa e stesse giocando a Solitario in disparte. Bisogna solo vedere cosa diranno le carte nella prossima mano…

Il trailer, come di consueto, fatto ad arte ed ansia, non ci lascia presagire mai qualcosa di gioioso. Dovessimo mai abituarci ad avere una qualche gioia.

E dunque, tra feticismi non proprio al sapor di lavanda, rospi, matrimoni infelici con uomini maneschi non mi resta che aspettarvi qui per il prossimo episodio – meno di raccordo e più movimentato. Non dimenticate di lasciare un commento e di passare sulla nostra pagina social!

-Notforyourears

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