[Recensione] Racconti del terrore di Edgar Allan Poe

Creato il 20 giugno 2013 da Queenseptienna @queenseptienna

Titolo: Racconti del terrore
Autore: Edgar Allan Poe
Editore: Newton Compton editore
Prezzo: 0,99 €
Num. pagine:125
ISBN: 978-88-541-5148-2
Voto:

Trama:

La raccolta contiene dieci racconti diversi, ognuno dalla propria sfumatura inquietante, ognuno con un gusto horror differente. Poe ci porta a conoscere le infinite sfaccettature dell’angoscia, gli innumerevoli modi per calarsi in quell’ignoto, ancestrale pozzo che è la paura.

Recensione:

Bello, ma non interamente. E’ come comprare un cd e notare che ci sono tracce che ci fanno schizzare verso universi paralleli, che ci piantano radici del cuore, ed altre che non cambiano assolutamente nulla e ti chiedi se siano state create per far numero o cosa.
Ovvio che non sto affatto insinuando che Poe abbia scritto dei racconti per sprecare carta, ci mancherebbe altro. Ha uno stile affascinantemente (si, ho inventato una nuova parola) decadente, che t’ingloba in una parete d’infernali sensazioni, torture interiori, drammi laceranti e perversioni irreversibili. Ha una scrittura che provoca un’assuefazione febbrile, malata e in molti casi ti prende subito all’amo e non puoi fare a meno di abboccare e caderci con tutte le scarpe. Però, lo strapiombo, la decadenza morale e fisica si trascina  inevitabilmente dietro massicce, prolisse descrizioni. Si allarga a dismisura in digressioni irraccontabili. Finché fomentano il brivido lungo la schiena, il terrore, l’orrore per la morte e le scempiaggini di questo mondo, benvenga. Ma il delineare fino allo sfinimento, rendere maniacalmente  la forma dell’insenatura, il colore, ogni singola mossa dell’acqua, il legno della nave eccetera, a una certa spegne l’entusiasmo e sforzi parecchio a seguire. Tuttavia il suo essere prolisso non lo penalizza sempre e comunque; in prevalenza la riuscita è più che buona, ma entrerò più nel dettaglio, spiegando i racconti singolarmente.
IL GATTO NERO ()
Questo è l’unico degli estratti che mi sono segnata, che più che avere una componente malata, ha qualcosa di tenero.

C’è qualcosa, nell’amore disinteressato e capace di sacrifici di una bestiola, che va direttamente al cuore di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla prova la gretta amicizia e l’evanescente fedeltà del semplice Uomo.

Che dolce eh?! Ovviamente tutti conoscono la narrazione; questo è un titolo famosissimo e come ben si sa non è una storia alla peace and love. E’ inevitabilmente destinata a degenerare come non mai.

Questo spirito di perversità causò la mia completa rovina. Fu questa insondabile propensione dell’anima a torturare se stessa -a fare violenza alla propria natura -a compiere il male per piacere di farlo -che mi spinse a continuare a portare a termine l’offesa che avevo inflitto all’inoffensiva bestiola.

Eccolo qui: il delirio. La nevrosi più assoluta che sfocia senza motivo alcuno. E gli avvenimenti li racconta in scioltezza, come se ne stesse parlando con gli amici al bar. Lui sevizia il gatto ed è perfettamente tranquillo, anche se riconosce lui stesso il cambiamento mostruoso della sua anima. Anima che pur macchiandosi di vari delitti non si scompone. A farci cadere la mascella a terra è proprio questo cuor leggero, questo senso di onnipotenza/distanza, questa coscienza che più viene stuprata dal male, più diventa tutta una chiazza nera fino a che nulla fa più differenza. Già dal primo racconto abbiamo la perfetta, magistrale resa della Banalità del male: perché accade? Boh… nessun movente comprensibile, accade e basta e tu stai lì ad arrovellarti il cervello. Resti turbato a cercare le motivazioni per non impazzire.
IL BARILE DI AMONTILLADO ()
Abbastanza intrigante, sembra quasi la versione “tranquilla” del primo racconto citato (anche perché pare che Poe ce l’abbia con gli spazi angusti, in particolare murature, bare eccetera). Diciamo che prima di arrivare al dunque si deve attendere un bel po’.
Si resta da subito colpiti dall’importanza dei dilemmi esistenziali proposti.

Un torto non può essere risarcito se il prezzo pagato ricade su chi si vendica. Del pari non è riparato quando il vendicatore manca di manifestarsi come tale a colui che ha fatto il torto.

Ok, devo ammettere di essere sarcastica; tuttavia la perversità del ragionamento fa parte del gioco e ti porta giù fino a seguirlo per intero, fino a cercare di comprendere dove vuole arrivare. Infatti a parer mio le sue narrazioni meglio riuscite sono quelle in cui ti pungola da subito con le sue strambe teorie, perché poi non puoi fare a meno di arrivare al finale.
LA MASCHERATA DELLA MORTE ROSSA ()
Questo qui le 5 stelle se le prende solo per la genialità. Tenetevi forte: non succede niente; però hai costantemente il brivido, la netta sensazione che debba accadere prima o poi qualcosa di straziante, che ti faccia raggelare. La minuziosità delle caratterizzazioni in questo caso è l’arma vincente, perché porta il lettore a terrorizzarsi per qualcosa che non c’è scritto… o non ancora. Che l’inquietudine sia costituita semplicemente dal passare del tempo?!
LA CADUTA DELLA CASA USHER ()
Il suo punto di forza è la grave, pesante tensione psicologica, mantenuta costante, anzi crescente con l’avvicendarsi degli eventi. Si parte da una sensazione di palese disagio, qualcosa che spaventa oltre misura.

Ero costretto a limitarmi a una conclusione abbastanza insoddisfacente, cioè, che certamente esistono combinazioni di oggetti semplicissimi, naturali fino alla banalità, che hanno il potere di impressionarci, ma che, nello stesso tempo, tale potere resta per noi non analizzabile, superiore al potere della nostra mente.

A rendere ancor più agghiacciante il tutto è questo malessere senza nome, senza nemmeno un perché, che trasuda dalla casa, dalle pareti, dagli oggetti, dal luogo stesso che quasi sembra infettare anche le persone e loro stesse di conseguenza tutto ciò che hanno intorno. E’ quasi come se Poe ci volesse dire che non ci terrorizzano tanto le cose della vita a cui possiamo trovare una spiegazione, quanto quelle che non conosciamo e non sappiamo affrontare.  Sono emozioni spiacevoli che passano da pelle a pelle, come se la paura fosse un virus a contagio immediato.

Col crescere dell’intimità, potevo entrare nei recessi della sua anima, constatando con amarezza quanto fosse vano il tentativo di rallegrare la sua mente posseduta da una tenebrosità, congeniale come una forza positiva, e che lui riversava su tutta la materia fisica e morale, in una incessante proiezione depressiva.

Il brivido va accentuandosi verso il finale shock che colpisce, turba oltre misura, anche se, diciamola francamente, si discosta poco dallo standard. In linea di massima la narrazione è di gran lunga ben riuscita e l’angoscia c’è.
LA VERITA’ SULLA VICENDA DEL SIGNOR VALDEMAR ()
Qualcosa di veramente assurdo. Si addentra nella psicologia e nell’ignoto in un modo così perverso che non si può nemmeno immaginare. Lo si legge e poi si passano almeno 5  minuti in meditazione a chiedersi come una mente umana possa aver concepito qualcosa di così raggelante, perverso e malato allo stesso tempo.
Vi accenno solo che accade che un amico del protagonista sta morendo logorato da una malattia che non lascia molto tempo e lui con l’ipnosi cerca di prolungargli la vita. Il resto è tutto un programma.

LA SEPOLTURA PREMATURA ()
C’è un terrore di un tipo specifico, che non ci lascia in pace e non ci concede di chiudere occhio. Esistono paure incomunicabili, tanto che scavano distanza tra chi la vive e le altre persone. Tanto che pensi davvero che “si vive insieme, si muore soli”, ognuno perseguitato dai propri spettri peggiori, senza la possibilità di essere salvati da qualcuno.

In verità, l’autentica sventura -la suprema afflizione- è individuale, non generale.

Sono mostri che si gonfiano tanto più la razionalità e l’ irrazionalità possono fondersi insieme; così trovano forza e giustificazione d’esistere , crescere e perseguitare la vittima fino a tormentarla a vita. Fino a distorcere la realtà.

Vi sono momenti in cui, anche agli occhi sereni della Ragione, il mondo della nostra triste Umanità può assumere una somiglianza con l’Inferno.

Questo racconto è davvero bello e sottolinea in modo magistrale il passaggio: quando la paura si rende panico cieco. Formidabile è l’effetto straniamento, è l’unico caso in cui compare questo espediente nella raccolta.

IL CUORE RIVELATORE ()
Apprezzabile perché semplice, con pochi elementi, ma ad effetto. Qui tra l’altro è super amplificato l’elemento pazzia: il delirio più assoluto e totale, il fissarsi su un dettaglio inquietante e rimuginarci in modo morboso fino al suo abbattimento. E tutto questo, naturalmente, senza notare alcuna scintilla di degenerazione nel proprio comportamento.
E’ di fondamentale importanza la nitidezza, l’accuratezza con la quale traccia il profilo di certe emozioni.

era il suono sommesso e soffocato che si leva dal fondo dell’anima quando è sovraccarica di paura.

C’è lo spavento, il baratro di terrore…e poi i farneticamenti. Geniali a dir poco. Secondo Poe è normale che coloro che commettono un qualsiasi delitto siano di una spavalderia ingiustificata con la polizia. Presenta una sfilza di atteggiamenti alla “ma si! Perquisite ovunque per forza! Tanto non troverete niente trallallero trallallà”. Come se l’assassino venisse colpito da una sorta di delirio d’onnipotenza e si sentisse imbattibile. Ma è proprio questo a caricare d’angoscia, di panico l’opera a creare un climax nella vicenda. Squilibrato e avvincente.

UNA DISCESA NEL MAELSTROM ()
Decisamente il peggiore. La traccia graffiata del cd. Il difetto di cui stavo parlando: la descrittività; quando ci sono di mezzo il delitto e la pazzia rende la storia fitta e avvincente, ma se passi pagine e pagine a tracciare i passaggi dell’acqua da uno stato all’altro, le curve che fa e via discorrendo, no. Proprio no. Per carità, lo stile è impeccabile, perfetto; ma suscita soltanto stima per la gran particolarizzazione, senza smuovere niente a livello emotivo. Mettendola su quel piano, forse potrei spezzare una lancia in favore della morale: le sofferenze, le esperienze traumatiche, possono farci invecchiare d’un tratto.
Confesso che non vado pazza per le vicende nautiche (a meno che il protagonista non sia Johnny Depp con le treccine e la matita sotto l’occhio), ma salvo ciò è davvero troppo tecnico, con esagerazione allucinante e maniacale nel narrare ogni singolo guizzo dell’acqua.
Tirando le somme, l’elemento da brivido non è poi così palese; è poco più raggelante di un racconto d’avventura.
IL MANOSCRITTO TROVATO IN UNA BOTTIGLIA ()

La nave e tutte le cose sono impregnate dallo spirito del Passato. Gli uomini dell’equipaggio scivolano su e giù come fantasmi da secoli sepolti, i loro occhi hanno un’espressione aspra e inquieta e quando attraversano la mia strada alla luce tremula delle loro lanterne da combattimento, mi sento come mai prima d’ora, nonostante sua un esperto in antichità e abbia assorbito le ombre  delle colonne crollate a Balbec, Tadmor e Persepoli, fino a far diventare una rovina anche la mia anima.

Qui c’è più dinamica; il disagio, l’estraneità, gli agghiaccianti silenzi di persone che non ti riconoscono e nemmeno ti vedono.  Rispetto al racconto precedente si è andati a migliorare, ma senza strafare.
IL POZZO E IL PENDOLO ()
Spossante, distruttivo, letale. Ci sono la pazzia della disperazione, lo strazio del dolore, l’angoscia della prigionia e ovviamente, le torture: violenze fisiche fatte da privazioni, ma soprattutto psicologiche, più gravi da assimilare, varie e tartassanti al punto da mandare il protagonista totalmente fuori di testa.

Le lunghe sofferenze avevano distrutto i miei nervi, sì che tremavo al suono della mia stessa voce ed ero divenuto a tutti gli effetti una vittima ideale per i tipi di torture che mi attendevano.

La lunga sofferenza aveva pressoché annichilito tutte le mie normali facoltà mentali. Ero ormai un imbecille, un idiota.

Toglie il fiato dall’inizio alla fine; la storia è tesa come una corda di violino e corrode. Alimenta il nervosismo e consuma d’ansia. Questo racconto porta il lettore a chiedersi costantemente cosa accadrà in seguito, come si susseguiranno gli eventi, a cercare mentalmente la scappatoia, a tifare per il protagonista, sperando che trovi salvezza.

Tornando alla visione d’insieme, la raccolta in media si prospetta molto interessante e di scrittori capaci di rendere il male, il mondo dell’ignoto e dell’allucinazione del dolore come lui, ne nascono davvero pochi e in rare epoche. Peccato che rispetto a lui abbia avuto più successo in vita chi ha preso spunto dai suoi scritti per farne dell’altro. Nel complesso è un’ ottima opera, specialmente adatta ai periodi in cui abbiamo più intenzione di complicarci la vita con letture poco leggere, ma pulsanti, appassionanti, vive.


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