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Recensione: "Sami blood"

Creato il 24 dicembre 2017 da Giuseppe Armellini
Recensione:
Forse l'ultimo bellissimo film in sala di una grande, grandissima, stagione (almeno nel piccolo).Un film che racconta la Lapponia di Babbo Natale in un modo completamente diverso.Un popolo deriso, umiliato, studiato, misurato e marchiato come fossero bestie.E una ragazzina che, a costo di salvarsi e dimostrare che anche lei può farcela, se ne fugge via, nella Svezia di quelli belli, alti, biondi e intelligenti.Ma i cerchi poi di chiudono, sempre.E ci sarà ancora una montagna per lei, ancora un canto.

Cinque istantanee.La prima è una finezza di sceneggiatura, una frase rubata, detta così, en passant, ma che in una sola parola racconta 70 anni di ellissi, 70 anni di cui nulla sappiamo."Ero un'insegnante" dice la vecchia Elle-Marja.E in quel momento, il momento in cui la sentiamo, è solo una frase, solo un lavoro, una cosa che dimentichi 2 minuti dopo.Eppure dopo aver visto questo bellissimo Sami Blood quella piccola frase dovremmo riandarla a pescare nei nostri cassettini temporanei della memoria.Perchè basta quella parola, "insegnante", a raccontarci tutto quello che c'è in mezzo tra l'oggi e l'allora, tra la vecchia di adesso e quella ragazzina ritenuta handicappata, minorata, specie inferiore, cervello inferiore, solo per esser di etnia lappone.Perchè basta una parola a sapere che, allora, ce l'aveva fatta.La seconda istantanea è ad una festa.E' Elle-Marja che canta.Perchè alla fine l'animale da circo ha deciso di fare il suo numero.Tutti lo vogliono.Ma il suo yoik non ha niente di armonioso, forte, interessante, affascinante.E' lo yoik di qualcuno che quelle radici ha voluto eradicarle.E' il numero da circo stanco, deludente e quasi ribelle di un fenomeno da baraccone che non vuole esser tale.Recensione:
La terza istantanea è uno stupro.E' la genesi di tutto.E' un viso che viene misurato, è un corpo nudo che viene fotografato, è una dignità che viene calpestata, è una razza che viene umiliata, è una ragazzina che viene psicologicamente violentata.E sì, proprio uno stupro mi hanno ricordato quei flash abbaglianti, qualcosa di forte e di violante.Uno shock dopo il quale niente sarà più come prima.
La quarta istantanea sono due sorelle in un lago.Due sorelle che in quei luoghi ci vivono, che a quei luoghi appartengono, ma che, prima d'ora, mai avevano fatto un bagno.E quella mano che porta la testa della sorella sott'acqua, quel subitaneo riuscire fuori, quasi per paura, quella nuova sensazione di essere immersa, quel galleggiare che sembra quasi volare, sono il mio Sami Blood.La quinta istantanea è una vecchia che sale una montagna, con le calze rotte, con la fatica dell'età ma con la determinazione feroce di una conquista.Di solito il ritorno alle origini lo pensiamo come una discesa, come un tornare indietro.No, qui tornare a ciò che si era è una salita, faticosa, struggente.Poi ci sarà uno yoik, già a schermo nero.Ma noi sappiamo che quello yoik è suo.E stavolta non è quello ribelle e stanco dell'animale da circo, stavolta è quello armonioso e addolorato di qualcuno che lo sente davvero.Risultati immagini per sami blood
E ti ritrovi a vedere Sami Blood a ridosso di Natale.Un film che racconta la terra di Santa Claus in un modo diversissimo da quello che immaginiamo.Sì, le renne ci son lo stesso, onnipresenti. Ma non hanno ninnoli, non hanno campanelli e sorrisi stampati, ma sono animali stanchi, da mandria, da marchiare, unica sussistenza di un popolo povero e dignitoso, il Sami, i lapponi, un popolo deriso da quello svedese alto, biondo e profumato.Perchè i lapponi son bassi, bruttini e puzzano come le renne con cui vivono.E Anne-Marja non fa differenza, anzi, è pure tracagnotta la ragazzina.Vedete, quando qualcuno vi insulta, quando qualcuno vi fa credere di essere inferiore, quando qualcuno vi stupra come sono state stuprate quelle ragazzine, allora ci sono due possibili reazioni.Quella dell'orgoglio, quella della dignità, quella dell'appartenenza.Oppure quella di credere davvero in quello che ti dicono, quella per cui veramente senti di essere inferiore, quella per cui veramente pensi che la tua gente non valga l'altra.Ed è questa la reazione della nostra ragazzina.Ne viene fuori così un personaggio magnifico perchè sfaccettato, ostico, anche insopportabile per certi versi.Una ragazza che decide di affrancarsi da quello che è e andare a "svedesizzarsi".E' vero, non potrà mai diventare alta e bionda, non potrà mai avere la grazia nel ballo delle altre, ma può comunque dimostrare di poter stare con loro, e poter addirittura conquistare uno dei loro bellissimi figli.Difficile giudicare Anne-Marja, non sai mai se prendere quel suo aver abbandonato terra e origine oppure la sua feroce determinazione nel migliorare la propria vita, nel dimostrare che anche una lappone può farcela.E anche il carattere è ambiguo, dolce ma insopportabile, invadente ma remissiva, determinata ma rispettosa.Un personaggio quasi nuovo, inconsueto.Poi pensi che, forse, Sami Blood è il racconto di questi nostri anni 2000, della globalizzazione, del cercare di assomigliare agli altri, dell'apparire diversi per vivere meglio.Sami Blood è il giapponese che imita l'americano, l'americano che imita il giapponese, la terrona che si milanesa per essere più chic, la perdita delle radici in favore di idoli e modelli che riteniamo o migliori o, come per la nostra ragazzina, una possibile via di salvezza.Eppure Anne-Marja quel coltellino non l'abbandona mai, a costo di fare a botte.Quel coltellino che, poi, la marchiò come una delle sue renne.Ma come si fa a giudicarla, come si fa a giudicare una ragazzina che quando bacia il suo ragazzo chiude gli occhi, come si fa a giudicare una ragazzina che porta dolcemente la testa della sorella sott'acqua.E allora limitiamoci a guardare questo gran film, senza giudicare, amando la nostra protagonista e odiandola.Ma capendola.Recensione:
Un film su un razzismo sconosciuto, per me inaspettato, un film che fa passare gli svedesi belli e biondi quasi soltanto come occhi che giudicano e deridono.E allora viva Anne-Marja, viva colei che disdegnò le proprie radici per dimostrare al mondo che quelle radici non erano marce, ma fortissime.La bara viene scoperchiata."Perdonami"E poi la montagna, e poi il canto.Perchè a volte ci vogliono 70 anni a chiudere un cerchio.



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