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Recensione: "The Rider - Il Sogno di un cowboy"

Creato il 30 marzo 2020 da Giuseppe Armellini
Recensione:
Un film che è una storia vera, quella di Brady e del suo sogno (quasi) infranto di cavalcare ai rodei (a causa di un incidente quasi invalidante).Regista donna (cavolo, mi sono accorto adesso che nella recensione non l'ho scritto!) per una storia lineare, classica, alla Eastwood.Un film dalla fotografia impressionante (albe, tramonti, controluce) e di grande esattezza emotiva.Forse questo suo essere cinema che sostituisce il documentario gli dà problemi di ritmo e sintesi.Ma resta un gran film, un'opera che, più del Destino, sembra raccontare quello che ci si sente destinati ad essere.
presenti spoiler dopo prima fotoMi sono salvato.Come sapete odio, prima della recensione, conoscere cose sui film che vedrò/ho visto, informarmi, leggere pareri, anche minimi, scritti da altri.Io amo scrivere soltanto per quello che vedo, a costo di prendere cantonate grandissime o omettere dati e informazioni decisive.Insomma, succede che guardo questo film con MyMoviesLive e poi, appena finito, arrivano due commenti di amici del Guardaroba.E quei commenti mi informano che tutto quello che ho visto è "reale", nel senso che ogni personaggio del film interpreta sè stesso e ha vissuto veramente quello che vediamo.La mia percezione sul film cambia del tutto, sia in positivo, che in negativo (vedremo perchè).Ma dicevo di essermi salvato perchè scrivere una recensione di un film come questo non sapendo (anche se l'avevo intuito, nei crediti finale i nomi di personaggi e attori erano i medesimi) che tutto quello che avevo visto fosse reale, mi avrebbe portato a un pasticcio.E anche a figuracce epocali, come lodare la recitazione del ragazzo paraplegico (dio mio, lo è davvero).Quindi grazie Fabrizio Milani e e Donatello Biancofiore.Ci troviamo quindi davanti a uno strano essere cinematografico.Di solito (vedi i Minervini e i Francesco Rosi) abbondano film documentari che rischiano di "sapere" troppo di cinema (sceneggiati, costruiti).Qui abbiamo l'esempio opposto, quasi unico, ovvero di un film cinematografico con tutti i crismi (plot classico, fotografia, ruoli, evoluzione dei personaggi etc...) che invece è praticamente un documentario in tutto e per tutto reso poi film.Il lato positivo è che la vicenda che vediamo, già molto intensa ed emotivamente forte, diventa "vera", ogni nostra emozione per quello che vediamo sarà per qualcosa successo realmente.Il lato negativo è che i difetti del film (la sua staticità, il suo reiterare alcune scene, il suo indugiare in sequenze troppo lunghe) sarebbero stati perfetti in un documentario (penso a Honeyland, Behemoth, Sto Lyko e specialmente a un film che racconta lo stesso mondo di The Rider, ovvero Stop the pounding heart), meno in un film.Ecco, in quei documentari stare 15 minuti a vedere "il nulla", la routine della vita, era affascinante, in un film cinematografico, invece, fa perdere ritmo perchè, te regista, l'opera non me la stai presentando, sia stilisticamente che narrativamente, come documentario.Ne viene fuori un film classico come pochi (direi alla Eastwood), lineare come pochi, asciutto, monolitico, "perfetto".Un film che è una strada dritta ed inesorabile, una highway dove allora le curve bisogna ricercarle non tanto in quello che succede ma nei moti d'animo del protagonista e, di conseguenza, nostri.E' la storia di Brady, promettentissimo rider (direi "rodeista") che per un bruttissimo incidente in cui ha quasi perso la vita ha dovuto abbandonare il suo sogno, cavalcare nei rodei (e, forse, non può più nemmeno galoppare normalmente i suoi amati cavalli).In testa ha un trauma tremendo e, ogni tanto, una specie di emiparesi (so che non è, ma per capirsi) alla mano destra.Il suo sogno, anzi, il suo obiettivo, è tornare a cavalcare.Recensione:
Ne nasce un film sul quale mi sento di fare una particolare distinzione linguistica.Non tanto un film sul Destino, ma su quello che ci si sente destinati a fare.Mi permetto questa personale distinzione perchè più che un film sul Destino assoluto (imponderabile per noi) qui ci troviamo davanti a persone che si sentono nate per fare qualcosa, che sentono che la loro vita ha senso solo in quella maniera.Non quindi qualcosa di astratto e incalcolabile ma scelte personali forti e decise.
"Siamo cowboy, uomini destinati a cavalcare" dirà BradyEcco, in quel "destinati" in realtà c'è una convinzione personale, un'ossessione, un'autocertificazione (per restare a questi giorni).Ma le persone intelligenti possono cambiarlo quel destino con la d minuscola, e questo accadrà nel meraviglioso finale.The rider è un film dall'impressionante fotografia, una delle più belle viste ultimamente. Le albe, i tramonti, i controluce, il buio, ci sono almeno una decina di sequenze straordinarie.(l'ultima galoppata all'alba col cavallo poi venduto è incredibile)E' un film anche sull'handicap (quello parziale ma comunque invalidante di Brady, quello totale di Lane Scott  - realmente un ex campione -, quello mentale della sorella di Brady).E' importante questo trittico di personaggi perchè nell'evoluzione di Brady, nella sua lentissima ricerca di consapevolezza, due figure come quella dell'amico e della sorella sono decisive.Una rappresenta un vero e proprio monito (se rischierai ancora potresti fare la sua fine), l'altra un dolcissimo remind giornaliero di come la vita, la salute e la sanità mentale vengano prima di tutto, prima di un sogno, prima di un destino autodeterminato.Il film gioca moltissimo sui primi piani, sui silenzi, sui dialoghi lenti ed essenziali, sui piccoli gesti che raccontano tanto (ho amato la scena della sella venduta, quel dialogo, quel riportarla indietro).E' un film che racconta un mondo incredibile, un mondo basato su una folle e pericolosissima passione.Tutti quei ragazzi conoscono i rischi dei rodei, ma non possono vivere senza di quello.E' gente pronta a "cavalcare il dolore", gente di terra e ferite.E, anche per questo, quel finale che sembra una resa e invece è un inno alla vita (o almeno per me) risulta ancora più potente, per la tremenda difficoltà che si porta dietro, per quella forza di sapersi spogliare dalle vesti che hai creduto avresti indossato per tutta la vita.Per certi versi ci sembra di essere in The Wrestler (la fama di un tempo, l'impossibilità di tornare quelli di una volta, addirittura il lavoro in un market in entrambi i casi) con un finale però opposto, Randy The Ram entrò in quel ring e saltò da quelle corde, Brady non lo farà.Rimangono in mente bellissime immagini, quelle dei cavalli, del loro addestramento (ma, torniamo a sopra, perfette per lunghezza in un documentario, alla lunga pesanti in un film), i dialoghi tra Brady e Lane, quella magnifica scena della riabilitazione sulla sella (forse la più commovente), l'uccisione di Apollo (lui che si gira, il fischio, lo sparo, terribile ma bellissimo).Tra l'altro questa ultima scena porterà al dialogo più bello, quello della "differenza" tra uomini e animali, quella tra il paragone tra un uomo handicappato (Brady, la sorella, Lane) e un cavallo zoppo.Il primo può, anzi, deve, trovare ancora un senso alla sua vita, il secondo andrebbe solo incontro alla sofferenza.Recensione: (prima che qualcuno mi attacchi ricordo che sto analizzando il film, non sto scrivendo quello che penso sull'argomento)Ci sono anche scene minori (come quella del fan incontrato nel market) ma che sono perfetti esempi di come sia difficile accettare di essere quello che non si è più.Il film non ha capacità di sintesi, è imprigionato in un soggetto reale e "già successo" che ha poco sfogo, maglie troppo strette, per diventare un lungo film.Con un pò di fatica ma anche tanta bellezza negli occhi arriviamo al finale, finale anche questo "già successo", ma forse ancora più bello per questo.Lo spettatore è in apnea, sa che sta per accadere qualcosa di bruttissimo.Poi vede quel padre e quella sorella lì sulla recinzione, venuti per lui.Il padre dà un segno di approvazione (brividi, mi ha ricordato lo stesso gesto degli ultimi 10 secondi di Whiplash), forse ha capito che per il figlio l'unica ragione di vita (e di morte) è quella.Poi, però, Brady torna indietro, Brady capisce che niente vale più della vita.Magari c'è ancora tempo per quel sogno, adesso è troppo presto.Nel mondo degli uomini duri forse questo è un gesto di resa, vigliacco.Nel mio mondo questa resa è il gesto più coraggioso che si potesse fare.7.5

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