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Recensione: Ti chiamo sul fisso, di Rainbow Rowell

Creato il 26 dicembre 2017 da Mik_94
Recensione: Ti chiamo sul fisso, di Rainbow Rowell | Ti chiamo sul fisso, di Rainbow Rowell. Piemme, € 19, pp. 352 |
Volevo che le feste e la centesima lettura di quest'anno somigliassero un po' a Rainbow Rowell. Sì, la solita autrice con l'arcobaleno nel nome che, da qualche anno a questa parte, con young adult spassosi e dolcissimi, sta diventando appuntamento irrinunciabile. Come spiegare – senza emoji con gli occhi a cuore però – l'alchimia fra Eleanor e Park? Come dire quanto di me ci fosse nello straordinario mondo di una Fangirl con pochi amici e troppi libri sul comodino? Quest'anno, già in libreria con quel Carry On che regalava chicche e magie, la scrittrice americana torna ancora ma in versione adulta. Senza protagonisti in pubertà. Senza gli mp3 e gli incantesimi messi in musica. Purtroppo, senza entusiasmo.
Ho un telefono magico nascosto nell'armadio. E credo sia collegato al passato. Credo anche di dover rimediare a qualcosa. Di dover sistemare qualche faccenda.
Georgie e Neil stanno insieme da quasi vent'anni. Hanno due bambine, alti e bassi, i biglietti prenotati per passare le vacanze dai genitori di lui. Lei, sceneggiatrice TV con un sudato pilot in rampa di lancio, è costretta a rinunciare al Natale in famiglia per una scadenza dell'ultimo minuto. Un saluto alle figlie con gli occhi già pieni di lacrime e il broncio di Neil, fantasioso vignettista trasformatosi in mammo per amore. L'aereo decolla, la protagonista resta a casa da sola, suo marito suona sfuggente alla cornetta. Il suo matrimonio è davvero finito? Ha premesso una volta di troppo la carriera agli affetti? Smaltire le feste e la nostalgia fra l'ufficio – dove c'è Seth, suo storico braccio destro nonché mancata fiamma – e la casa in cui è cresciuta. Con una mamma che cambia continuamente compagno (e lo pretende più giovane), una sorellastra innamorata del fattorino della pizza (ancora incerta su cosa e chi le piaccia), un carlino con le doglie e un telefono giallo, a disco, forse sbucato dai confini della realtà. Se l'iPhone fa cilecca, chiamare Neil dal fisso – e a sorpresa chiamare il passato. A rispondere, infatti, è il ragazzo di cui si innamorò nei tardi anni Novanta. Prima che due piccioncini come loro diventassero un noioso copia-incolla delle coppie alto-borghesi. Prima che la routine li travolgesse. Quanto, adesso, una parola di Georgie detta al Neil del passato potrebbe cambiare il presente?
Non poteva essere una porta temporale. Non era magico. La magia non esisteva (Io non credo alle fate. Mi dispiace, Peter Pan). E comunque non aveva nessuna intenzione di correre un rischio del genere. Georgie non era un Signore del Tempo e non voleva fare nessun viaggio nel passato. Si sentiva a disagio perfino quando pregava per ottenere qualcosa, perché non le sembrava il caso di chiedere a Dio cose che non fossero già previste. E se con quelle telefonate avesse cancellato per sbaglio il suo matrimonio? Se avesse cancellato le sue figlie? Se avesse già combinato qualche pastiggio... se ne sarebbe accorta, almeno?
Una coppia in crisi, un apparecchio come varco spazio-temporale, personaggi adulti ma fermamente nerd nel cuore. Gli ingredienti: quelli sempre cari, e con la variante assai gradita dei viaggi nel tempo. A metà fra Canto di Natale La vita è meravigliosaTi chiamo sul fisso è un miracolo a tema che bene non ha fatto al mio arido animo da Grinch. Commedia poco fantastica che manca di originalità e spigliatezza, ha la fissità di alcune sit-com (purtroppo non la verve) e l'ingombro del filo. Una Rainbow Rowell che sin dall'inizio ho faticato a riconoscere, con pagine prolisse, protagonisti antipatici (fa eccezione il paffuto e contraddittorio Neil, soprannominato "Hobbit" in gioventù) e uno spunto che fa da furbissimo specchietto per le allodole. Il telefono, la penna: scarichi. Se di paradossi temporali vuol parlare, che allora l'autrice torni ragazzina come l'abbiamo conosciuta. Rainbow, carissima, questo genere ti invecchia e ci annoia. Farò finta di non aver sentito cosa (non) hai detto, con la scusa delle interferenze. Caduta presto la linea. Il mio voto: ★★½ Il mio consiglio musicale: Cyndi Lauper – Time After Time

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