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Red dot hacker: n°3

Creato il 02 febbraio 2017 da Boxtune

A volte, un po’ per caso, da cosa nasce cosa. Sembra che nel 2008 siano nati proprio così i Dot Hacker, gruppo alternative rock e rock sperimentale, composto da turnisti che vantano diverse collaborazioni (quasi tutti hanno suonato per Gnarls Barkley), i quali un giorno decisero, forse un po’ per casualità, di mettere su un gruppo assieme. I nostri protagonisti sono Clint Walsh (chitarra, tastiera, sintetizzatore e cori), Jonathan Hischke (basso), Eric Gardner (batteria e percussioni) e Josh Klinghoffer (voce e chitarra). A spiccare è la presenza di quest’ultimo, noto soprattutto per la sua attuale militanza nei Red Hot Chili Peppers. Sono tutti musicisti molto attivi in altri progetti e lavori principali, e questo spiega perchè fino ad oggi i lavori pubblicati dai Dot Hacker sono soltanto tre. La loro ultima fatica è uscita il 20 gennaio 2017, è appunto intitolata N°3 e contiene nove canzoni.

L’album, rispetto ai discreti lavori precedenti (Inhibition del 2012 e How’s Your Process uscito in due parti nel 2014), suona più maturo e più ispirato. Klinghoffer, che nei Red Hot Chili Peppers è limitato ed è stilisticamente e tecnicamente fuori ruolo, qui invece trova la sua giusta dimensione e riesce ad esprimersi al meglio con la chitarra, dove si limita ad accompagnare i brani, e con la voce. Dimostra di avere un gusto che col quartetto californicatore si intravede soltanto.

Ma N°3 non è riuscito solo per la prestazione di un singolo componente, ma bensì per il risultato sonoro complessivo che giunge alle orecchie. L’album scorre tutto sommato velocemente e piacevolmente, nonostante i pezzi mediamente non siano cortissimi. Questo perchè ognuno fa il suo senza strafare, creando un bell’equilibrio rilassante, che prende per mano la mente e la  trasporta, e lo fa anche grazie alle atmosfere elettroniche. Non è musica per scatenarsi.

Un punto di forza di N°3 è se stesso nel suo complesso, non ci sono composizioni che sono troppo superiori alle altre e sono tutte ben collegate tra di loro. Il consiglio migliore che si può dare, è quello di ascoltare tutta la raccolta di fila, perchè le composizioni, prese singolarmente, non hanno la stessa forza e convinzione che hanno sentite una dopo l’altra.

Le armonie dei brani, come in We’re Going Where e Beseech, sono molto efficaci, e risultano essere un bel tappeto per le linee vocali. C Section, il pezzo d’apertura, è forse musicalmente il pezzo più interessante per via della sua struttura, e i suoi oltre sei minuti di durata filano bene anche grazie ad un groove efficace. Cassandra, il quarto pezzo, si distingue perchè caratterizzato soprattutto dal pianoforte, che scandisce lentamente e dolcemente tutto il pezzo.

Non stiamo parlando di un capolavoro o di un disco che cambierà la storia della musica, ma di un album che può regalere tre quarti d’ora piacevoli. Nulla di più, ma molto probabilmente è questo a cui miravano e mirano i Dot Hacker. Nella musica serve anche questo.


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