«Entro il mese di marzo»: questa la
scadenza fornita da Mario Monti per riformare il mercato del lavoro e
gli ammortizzatori sociali. Nei primi giorni di gennaio 2012 sono
partite le consultazioni del ministro del Welfare Elsa Fornero, che
poche settimane prima si era dimostrata favorevole all'introduzione di
un reddito minimo garantito anche nel nostro Paese. Visto il modo di
operare fin qui svolto dall'attuale governo nel comunicare le iniziative
politiche e viste le poche informazioni in circolazione al momento, non
abbiamo ancora compreso cosa significhi in concreto riformare gli
ammortizzatori sociali e quali siano le opzioni realmente in gioco.
Nel
frattempo i dati diffusi da enti statistici e centri di previsione
economica certificano l'aumento della disoccupazione, una
precarizzazione sempre più selvaggia, l'abbassamento dei salari e il
conseguente, generale, scivolamento verso il basso dei diritti dei
lavoratori e dei cittadini, giovani e vecchi, precari o garantiti che
siano. In tutto questo, le politiche di austerity creano pressioni
inedite su quelle forme di "welfare familistico" a cui per anni e fino
ad ora, è stato delegato di risolvere le storture del welfare pubblico
italiano e fornire una sorta di compensazione per l'assenza di una
qualsivoglia misura universalistica di sostegno al reddito.
Per
questo oggi il tema del reddito garantito diviene centrale, ineludibile,
urgente. L'urgenza è data non solo dal peggioramento spaventoso della
condizioni sociali, ma anche dall'emergere di una nuova aspettativa da
una parte sempre più viva e larga di popolazione, che vede nel reddito
garantito una concreta opportunità di garanzia e tutele. È testimonianza
di ciò la straordinario risultato della legge regionale del Lazio in
tema di reddito garantito, che ha portato nel 2009 all'emersione di
oltre 120.000 domande di sostegno, totalmente inattese e largamente
superiori alle previsioni, da parte di coloro che non arrivano a 8000
euro l'anno.
In questo periodo che ci porterà alla riforma del
mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, la parola d'ordine
del reddito garantito può e deve diventare al più presto occasione di
confronto per tutti i soggetti sociali che subiscono la crisi in maniera
oppressiva. Far emergere la necessità del diritto al reddito significa
ridare corpo e voce a quella "folla solitaria" in cerca di opportunità
di lavoro e di sopravvivenza. Una folla solitaria fatta di milioni di
pensionati o anziani, cassaintegrati senza più cassa, precari di prima
generazione (quelli tra i 35/50 anni), di seconda generazione (tra i
20/35 anni), componenti della generazione Neet (tra i 16/25 anni),
donne, famiglie con un solo stipendio, immigrati, figure operaie ormai
in dismissione, lavoratori over 50 non più spendibili sul mercato,
working poors diffusi anche tra il lavoro autonomo e la lista potrebbe
allungarsi.
Sul tema del reddito si possono unire tutte le
singolarità che subiscono, spesso in silenzio, nuove forme di povertà,
per ricostruire una solidarietà intra-generazionale, tra chi ha perso un
lavoro e non riesce a ricollocarsi, e chi, un po' più giovane, è
costretto a svolgere un lavoretto precario cui non riesce a dire di no,
pur di racimolare qualche soldo a fine mese. Sul tema del reddito si
possono unire coloro che pensano sia necessario coltivare forme di
autonomia, di autodeterminazione, di libertà di scelta, anche della vita
professionale, senza per questo dover continuamente sottostare ai
ricatti del lavoro purché sia. Sul tema del reddito si possono unire
studenti, giovani, ai quali non piace il futuro che si offre loro perché
subiscono un presente senza diritti. Sul tema del reddito possono e
debbono prendere parola tutti i cittadini di questo Paese convinti che
al centro delle politiche di contrasto alla crisi debba esserci una
misura di distribuzione delle ricchezze.
Auspichiamo insomma una
presa di parola capace di unire, di definire un obiettivo comune,
indipendente dalla miriade di storie private ed individuali, che in
verità ormai raccontano una storia unica fatta di povertà, ricatti e
privazioni. Una presa di parola sul reddito garantito per tornare a
guardare con fiducia al "futuro" a partire dal presente, per immaginare
un orizzonte oltre la crisi, con maggiore giustizia sociale, in cui sia
possibile una distribuzione delle ricchezze, in cui non sia più
accettabile che alcuni percepiscano compensi superiori di oltre 500
volte quelli di un lavoratore medio. Occorre una presa di parola per
dare visibilità al rischio di "default sociale" che stiamo vivendo e far
si che intorno al tema del reddito garantito prendano parola i senza
diritti insieme a chi i diritti rischia di perderli quotidianamente.
Insomma,
in questa fase così strategica ci sembra necessaria una presa di parola
larga, in grado di unire la frammentazione sociale, per lanciare una
proposta politica concreta nel pieno del dibattito sulla riforma degli
ammortizzatori sociali, affinché il tema del reddito garantito venga
preso in considerazione in maniera seria, forte, concreta, urgente come
nuovo diritto fondamentale per la realizzazione di vite degne.
Auspichiamo
che a questa richiesta di presa di parola sul tema del reddito ne
seguano altre di singoli cittadini e soggetti collettivi, personalità
scientifiche e culturali, esponenti della politica locale e nazionale;
di tutti coloro che insomma ritengano non sia più possibile rimandare un
tema così importante per la coesione sociale, la libertà e dignità
delle persone. Con la convinzione che questa presa di parola individuale
e collettiva possa trasformare l'attuale frammentazione, solitudine e
disagio sociale, in una massa critica verso l'obiettivo comune del
reddito garantito.
Basic Income Network - Italia (http://www.bin-italia.org)
http://temi.repubblica.it/micromega-online/reddito-garantito-un-appello-per-la-presa-di-parola/