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Regole e illegalità

Creato il 19 settembre 2019 da Gaia

Io sono esasperata, e, mi sembra, non soltanto io. Alla festa medioevale di Valvasone uno degli argomenti su cui cadeva spesso la conversazione era l’eccesso di regole e burocrazia che soffoca le persone. In tanti volevano sapere della mia attività con le pecore, ma io ci tengo a raccontare la storia per intero, non solo la parte bucolica o i cliché sui sacrifici che tutti già si aspettano. Quando iniziavo a dire che non sono autorizzata a fare nulla, che le regole sono soffocanti, in molti annuivano mestamente. Artigiani, ex agricoltori, aspiranti lavoratori autonomi mi guardavano con un misto di solidarietà e sofferenza esistenziale. Un falegname mi diceva che se assumesse qualcuno sarebbe costretto a cambiare tutte le sue attrezzature, e non poteva permetterselo. La moglie di un meccanico mi ha raccontato di quando suo marito ha ricevuto 70 euro di multa perché, dopo aver fatto un semplicissimo lavoro a una signora senza chiederle niente, lavoro che di solito si fa gratis, non aveva emesso una fattura da zero euro. Alcuni si sfogavano sulla privacy; una mia amica libera professionista mi ha raccontato di quante carte, password, software, servono per rispettare le norme sulla privacy, e se solo ci ripenso mi si rizzano i peli delle braccia. Un muratore mi dice spesso di essere costretto a comprare materali “a norma”, più scadenti di quelli vecchi, solo perché sopra hanno l’etichetta giusta.

Non si tratta solo di scocciature o di piccoli costi da sopportare. Come ho scritto in passato, la possibilità di lavorare in proprio se lo si vuole è fondamentale per la qualità della vita delle persone e la loro libertà, per una distribuzione meno concentrata di saperi, denaro e potere, e per una maggiore capacità della società e dell’economia di far fronte alle crisi – se chiude un artigiano, ci rimettono in pochi, se chiude una fabbrica con centinaia di lavoratori e un mega-indotto, è una catastrofe.

L’iper-normazione a cui sono soggetti tutti in questo paese ha quattro conseguenze molto gravi, una delle quali è sicuramente voluta.

La prima è di agevolare i potentati economici, la grande industria, il grosso capitale, i già ricchi. Quando solo per allevare galline o vendere formaggio bisogna dotarsi di impianti costosissimi che cambiano in continuazione, è evidente che solo chi dispone di enormi capitali può adeguarsi. Se proprio non li ha in tasca, può farsi prestare soldi da una banca; poi, anche dovesse fallire perché costui non li restituisce, ci pensa lo stato a mettere tutto a posto. Nel mio settore, so che le nuove norme stanno portando alla chiusura ulteriori macelli, di modo che gli allevatori dovranno rivolgersi sempre più lontano, ormai soprattutto in Veneto. Questo significa maggiore stress per gli animali, perché dovranno viaggiare di più, maggiore stress e minor guadagno per le persone, e un ulteriore colpo per le economie locali perché altre persone molleranno. Inoltre, l’impossibilità di trasformare autonomamente i propri prodotti favorisce, di nuovo, grande industria, grande logistica e grande distribuzione, quindi l’accentramento dei soldi in poche mani, e spesso la loro fuga all’estero.

La seconda conseguenza è generare una classe di persone parassitaria, anche suo malgrado, il cui unico compito è assicurarsi che queste regole siano rispettate o aiutare chi è in difficoltà ad adempiere ad esse – o anche solo dare la conferma formale di qualcosa che è successo da sé ma un semplice cittadino non può registrare. Geometri, notai, avvocati, consulenti di vario tipo, funzionari pubblici, sindacati, associazioni di categoria… tutta questa gente, che effettivamente svolge un lavoro necessario perché le leggi l’hanno reso necessario, ha stipendi o parcelle fisse, a differenza di molti produttori, che devono sottostare al mercato, e solitamente guadagna molto, perché sono persone laureate e quindi “migliori” della altre. Ma anche se guadagnassero di meno, resta il fatto che vanno pagate e questo aumenta il carico di lavoro sulle spalle di chi produce e la necessità di produrre tanto a qualsiasi prezzo per poter pagare i professionisti, con conseguenze negative sui lavoratori e sull’ambiente.

La terza conseguenza è renderci tutti ricattabili. Siccome è di fatto impossibile rispettare le norme, ognuno è costretto a fare almeno qualcosa di irregolare, per cui non potrà mai stare tranquillo, non potrà mai denunciare grossi illeciti, per paura di ritorsioni. Lo vedo tutti i giorni e ne sono vittima io stessa, una persona che si considera onesta all’estremo e che è costretta a fare cose che, formalmente, non sono concesse. Spero un giorno di potervi spiegare bene a cosa mi riferisco perché si tratta di una storia veramente kafkiana, in cui sono completamente a posto con la mia coscienza ma non con la legge.

La quarta conseguenza, legata alla precedente, è che con l’eccesso di regole aumenta l’illegalità. Siccome, ribadisco, fare le cose a norma è praticamente impossibile, oppure così costoso da portare al fallimento intere attività, la gente si rassegna a fare di nascosto. Dico “si rassegna” perché conosco persone che mi hanno detto che vorrebbero fare tutto come si deve, ma semplicemente non possono. Conosco persone che hanno smesso di fare le cose in regola quando si sono rese conto che non ce la facevano proprio o quando sono uscite nuove leggi. Conosco persone che mi hanno pregato di non registrare i miei agnelli con la ASL perché questo li rende ingestibili, e così anche se io voglio fare tutto bene, mi trovo nella situazione di faticare ancora di più a trovare qualcuno a cui venderli.

Vi faccio un piccolo esempio, per farvi capire. Una qualche versione di quello che vi racconto si verifica in tutti i settori produttivi ogni giorno. Ho tre belle agnelle che non posso tenere, e che mi dispiace macellare. Un amico, che ha un allevamento, le prenderebbe volentieri. Il problema è come fargliele arrivare. Prima, chiedeva un piacere a un altro amico dotato di mezzo per trasporto animali, e si combinava così. Adesso, una nuova norma proibisce il trasporto per conto terzi: si è obbligati a portare gli animali o con mezzi propri, o rivolgendosi a un trasportatore autorizzato. Preciso che per trasportare pecore non va bene un trailer per cavalli o uno per mucche, dove pure starebbero più che comode: ci vuole un mezzo apposta. Perché? Boh. Così mi hanno detto. Una piccola azienda non può permettersi uno di questi mezzi (a quanto ho capito, ci vuole anche una licenza speciale), per cui o paga un trasportatore autorizzato, i cui prezzi però sono spesso superiori al valore del bestiame trasportato, oppure, come so che stanno iniziando a fare in molti, carica gli animali sul primo mezzo che trova e spera che nessuno se ne accorga. Ovviamente, siccome ogni animale è tracciato, alla domanda del veterinario: com’è arrivata questa pecora qui? sarà costretto a dire: a piedi, il che è assurdo e probabilmente sarà comunque reso illegale a breve. Io ci ho pensato veramente di portare le pecore a piedi, solo che per il benessere degli animali, lasciando stare il mio, sarebbe un po’ un rischio, dato che sono cinquanta chilometri. Vedete a cosa siamo costretti?

Ci sono due assurdità in questa situazione. Una è che ci sono tantissime regole e pochissimi controlli, per cui chi vuole fare le cose per bene è costretto a compilare sempre più carte, ottemperare a sempre più requisiti, spendere sempre più soldi per attrezzature sempre più aggiornate – mentre chi se ne frega continua a fare bellamente ciò che vuole. Lo vediamo nell’evasione fiscale, e lo vediamo in tutto il resto. Anzi: mettersi in regola è un rischio. Finché sei invisibile, devi solo sperare che non ti denuncino. Quando ti metti in regola, attiri su di te l’occhio di Sauron dello stato e dei suoi funzionari e ogni tua mossa è controllata, ogni carta vagliata, ogni autorizzazione appesa a un filo.

L’altra assurdità è che, nonostante tutte queste leggi, la situazione è ben lontana dall’essere ideale. La maggior parte delle persone è d’accordo che la salute pubblica sia tutelata, che i lavoratori siano a norma e pagati onestamente, che lo stato riscuota le tasse per i servizi essenziali e che gli animali non siano sottoposti a sofferenze inutili. Eppure, lo vediamo tutti che paghiamo una quantità immensa di tasse, eppure i giganti del web o dell’industria e della finanza, o anche solo i riccastri locali, trovano sempre il modo di spostare i capitali in paradisi fiscali o eludere il fisco; che assumere in regola è costoso e complicato, eppure le campagne sono piene di schiavi che lavorano in condizioni che sarebbero state inaccettabili anche nel Medioevo; che le norme sulla privacy raggiungono il ridicolo, eppure un dipendente dell’ospedale o dell’università può facilmente vedere, rispettivamente, gli esami clinici o quelli accademici di una persona a piacere; che gli animali continuano a soffrire in allevamenti lager da cui escono patogeni pericolosi e, tornando al mio caso specifico, continuiamo a importare carne e lana da paesi come l’Australia, dove si mutilano le pecore senza anestesia per evitare infezioni e quando è ora di macellarle le si carica su navi in cui mediamente una su cento muore, e come? Praticamente squagliata viva per il caldo.

Ancora: in questo paese sono stata denunciata ben due volte per un pollaio, e il piano regolatore dava ragione ai simpatici vicini. Ormai è diventato impossibile tenere animali da fattoria se non si vive lontano da un centro abitato quanto la Terra lo è dalla Luna, però poi portiamo i bambini nelle fattorie didattiche perché pensano che i polli abbiano quattro zampe; ma anche le fattorie didattiche sono finte, perché il nostro cibo arriva da allevamenti industriali di polli o maiali che puzzano a centinaia di metri di distanza (i miei non puzzano), producono una quantità ingestibile di rifiuti che inquinano aria e acqua, ma continuano ad esistere mentre una mucca non te la lasciano tenere neanche se stai in campagna.

Ho scritto questo post di getto perché vorrei che le persone sapessero, solidarizzassero, ne parlassero con chi decide queste cose. Ogni giorno vedo abusi di potere grandi e piccoli, sprechi e ingiustizie, vedo che il mio desiderio di fare le cose in modo etico da tutti i punti di vista è continuamente frustrato e non riesco a sopravvivere mentre chi ha presieduto una società che ha truccato i dati sui viadotti e permesso a un ponte di crollare uccidendo persone se ne va con una buonuscita multimilionaria e una serie di tutele che gridano vendetta alle orecchie di Dio, e non ce la faccio più.

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