Rendiamo omaggio a quel cammino annunciando due importanti convegni

Creato il 26 agosto 2011 da Nesti

Sulla via di Raimon Panikkar

Torino – 22 ottobre 2011 | Assisi – 4-6 novembre 2011

Il 26 agosto dello scorso anno, per una singolare coincidenza nel centenario della nascita di Madre Teresa di Calcutta, lasciava questa vita Raimon Panikkar. Il rito funebre fu celebrato a Montserrat, e qualche mese dopo le sue ceneri vennero portate nel Gange. Era così testimoniata nei simboli quella relazione profonda tra religioni e culture a cui Panikkar aveva dedicato la sua esistenza, facendone un vero e proprio cammino spirituale.

Rendiamo omaggio a quel cammino annunciando due importanti convegni. Quello specificamente dedicato a Panikkar, che si svolgerà ad Assisi il 4, 5 e 6 novembre, sarà preceduto da un incontro a Torino il 22 ottobre, in cui la sua figura sarà accostata a quella di altri religiosi cristiani, Jules Monchanin, Henry Le Saux e Bede Griffiths, che vissero in India un’esperienza di profonda integrazione tra universi spirituali. Tra i due convegni cade il venticinquesimo anniversario dell’incontro interreligioso di preghiera per la pace convocato nel 1986 ad Assisi da Giovanni Paolo II.

Il dialogo intrareligioso
Raimon Panikkar

Il dialogo interreligioso è oggi inevitabile. Si tratta di un imperativo religioso e di un dovere storico cui dobbiamo prepararci in modo adeguato. Si sente spesso parlare più del dialogo interreligioso che del dialogo interiore. Per colmare questa lacuna, vorrei prima di tutto insistere sulla nozione, troppo spesso messa da parte, di dialogo intrareligioso, cioè del dialogo interiore con me stesso, che è un incontro nel più profondo della mia religiosità personale, dopo aver incontrato un’altra esperienza religiosa a questo livello molto intimo. In altri termini, se il dialogo interreligioso deve essere un dialogo reale, è necessario che si accompagni con un dialogo intrareligioso, vale a dire che quel dialogo deve cominciare con una rimessa in questione di me stesso e della relatività delle mie credenze (che non significa affatto il loro relativismo), accettando il rischio di un cambiamento, di una conversione, di uno sconvolgimento dei miei modelli tradizionali. Quaestio mihi factus sum, «ho fatto di me stesso un problema», diceva il grande africano Agostino. Non si può entrare nell’arena di un autentico dialogo religioso senza un tale atteggiamento autocritico. | (…) | Ci manca una filosofia della religione. Noi abbiamo delle filosofie delle religioni, cioè filosofie di tradizioni religiose particolari, oppure abbiamo – e questo provoca delle difficoltà nell’incontro religioso – l’estrapolazione da una filosofia della religione ad altre tradizioni religiose alle quali non sono né destinate né appropriate. | Non occorre dire che la filosofia della religione che io ho di mira non ridurrebbe tutte le religioni a una massa omogenea. Essa, al contrario, permetterebbe alla maggior parte delle credenze e delle tradizioni religiose di prosperare sul proprio terreno, sradicando solo l’isolazionismo e i malintesi (per non dire il risentimento e l’invidia), per fare spazio a un pluralismo naturale e salutare. | Non è facendo un mucchio di tutto, ma scoprendo la radice religiosa dell’uomo che crede, fiorisce e dà frutti diversi e molteplici, che noi avremo una autentica filosofia della religione. Solo i muri cadranno e i giardini privati apriranno i loro cancelli… Una tale filosofia risulta solamente dall’avventura mistica di vedere la verità dall’interno di più di una tradizione religiosa. Il dialogo interreligioso è incontestabilmente una preparazione a questo, un trampolino per il dialogo intrareligioso, all’interno del quale la fede viva esige costantemente da noi un rinnovamento totale, o – in termini cristiani – una reale metanoia, personale, costantemente rinnovata. – Raimon Panikkar, ‘Il dialogo intrareligioso’, Cittadella Editrice, Assisi 1988, pp. 114-133

Torino, 22 ottobre 2011
MUSEO DI SCIENZE NATURALI | Via Giolitti, 36
Nello spirito di Assisi | ORIZZONTI INEDITI DELLA FEDE

Assisi, 4-6 novembre 2011
MONASTERO BENEDETTINO DI S. GIUSEPPE | Via S. Apollinare, 1
Nello spirito di Assisi | RAIMON PANIKKAR: UOMO DI DIO, DI PACE E DI DIALOGO

Raimon Panikkar
Noi siamo gocce d'acqua
.

Che cosa ne è della goccia d'acqua quando muoio? La goccia scompare. Cade nel pèlagos infinito. | Scompari? Ma che cosa sei tu in realtà, la goccia d'acqua oppure l'acqua della goccia? | Durante la nostra vita mortale, noi dobbiamo realizzarci come acqua, e non soltanto come goccia. | La goccia è il luogo delle mie lotte, delle mie cadute e delle mie vittorie, di tutto quello che mi causa gioia e sofferenza in forma immediata. | Ma se mi realizzerò in maniera autentica, se sono in ascolto della realtà che io sono in profondità, io sono acqua. | Che cosa accade all'acqua quando la goccia cessa di esistere? Niente. La goccia cade nel mare, ma l'acqua tuttavia non scompare… la mia acqua, l'acqua che io sono. | Quest'acqua è unica. Nessun pericolo di dissolvermi. | Credo di poter affermare che, personalmente, non ho paura di morire.

Per tutti i dettagli:
http://www.interdependence.eu/newsletter/383-nd-66-sulla-via-di-raimon-panikkar-26-agosto-2011.html


Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :