Così si diceva a chi la buttava sul tragico scomodando termini più adatti a chi ha un piede nella fossa, piuttosto che ad una situazione risolvibile anche solo rimescolando la carte.
“Renzi è la nostra ultima possibilità” dicono in molti, in troppi.
“Se non ce la fa Renzi significa che questo Paese è destinato a non crescere mai”.
Queste sono le frasi che campeggiano in molti editoriali di tanti politologi di grosso calibro. Ma è proprio vero?
In parte. Parte PD.
Sì perché, dopo aver di fatto silurato Bersani, che ci è rimasto parecchio male, al punto di aver detto al suo medico, dopo essersi congratulato con lui per le cure in seguito all’ictus, che se avesse perso un 5% di memoria di quello che gli è capitato nell’ultimo periodo non sarebbe stato poi male, e dopo aver disarcionato Letta che sì, era a cavallo di un ronzino scheletrico, ma era pur sempre “sereno”, per incoronare il sindaco di Firenze, e tutto questo dovesse fallire, allora sì, per il Partito Democratico non c’è proprio speranza.
Per l’Italia no.
Se fallirà Renzi, pazienza, forse si riuscirà persino ad andare a votare perché pare che quando un governo sorretto da una maggioranza inconcludente cada, da qualche parte nel mondo si voti.
Con tutta la simpatia per il giovane Matteo Renzi, così impregnato di quella sagacia toscana mista al desiderio di “avere la pelle nera” come quella di Obama e del suo giovane staff, che il nostro glorioso paese (perdonate l’inflessione patriottica) debba il suo destino alle sue gesta, mi pare eccessivo.
Era l’ultima possibilità con refrigerator Monti, poi è arrivata l’ultima possibilità con Letta “Il Nipote” e ora ecco l’ultima possibilità con Renzi “della fortuna”. Se anche lui fallirà o lo faranno fallire, ci sarà un’ultima possibilità per qualcun altro.
Intanto Renzi ha già fatto un miracolo.
Un governo di 16 ministri (ma non bastavano 10?) che ha al suo interno alcuni esponenti di sesso femminile gradevoli alla vista seppur dal curriculum non proprio di lusso, in piena continuità con lo stile berlusconiano (ma nessuno si sognerebbe di dire che la Boschi si dedica alle pratiche presunte di Carfagna o Gelmini, che na riforma bene o male l’ha fatta) ed è riuscito anche nell’impresa di tenere in vita Angelino e i suoi angelini.
Tra i sottosegretari compaiono nomi particolari come Francesca Barracciu, non degna per il PD di correre per la guida della Regione Sardegna, ma evidentemente “occhei” per la poltrona di sottosegretario alla cultura del neonato esecutivo, e altri tipetti che sembrano sottosegretari del governo Berlusconi o di un governo D’Alema.
Lo ammetto, ci vuole bravura per mettere in piedi un governo tutto sommato normale, accontentando chi c’era da accontentare per “stare sereno” senza ricevere poi troppe critiche.
Intanto già all’esordio benzina e TASI aumentano, ma non ci lamentiamo troppo, Renzi è giovane e decisionista e con la mano giusta anche le supposte vanno su che è un piacere.