Report del Convegno tenutosi a Sannicola (Lecce) il 28 novembre 2013

Da Antoniobruno5

Imperdibile convegno tenutosi giovedi, 28 novembre a Sannicola dal titolo Ulivi. Cura o Tortura? Presenti al convegno: Giuseppe Altieri, Agro-ecologo, docente ordinario di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica, Agroecologia, presso l’Istituto agrario di Todi (PG); Antonio Andrani, Istituto agrario di Maglie; Prisco Piscitelli, ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo); Giulio Sparascio, CIA (Confederazione Italiana Agricoltori); Ivano Gioffreda, portavoce Spazi Popolari; Onorevole Adriano Zaccagnini, vicepresidente della XIII commissione (agricoltura);a moderato Margherita D’Amico, fitopatologa. L’incontro tra esperti, cittadini e addetti ai lavori ha consentito verifiche e riflessioni di quanto già il buon senso comune andava delineando dal 21 settembre scorso (apertura ufficiale dell’attacco di panico da Xylella) ad oggi. Fonte inesauribile di riflessioni gli interventi dei professori Andrani e Altieri e di Ivano Gioffreda, pioniere dell’Agricoltura organica in Salento, proprio a Sannicola con Spazi Popolari, e promotore dell’incontro. Il Prof Andrani dipana attraverso il suo intervento la risposta ad una domanda cruciale per il futuro della nostra civiltà e del patrimonio agricolo: “Quale relazione intercorre tra pratiche dell’Agricoltura e Salute Umana?” La preoccupazione maggiore deriva dal fatto che “non abbiamo mai avuto un rapporto ecologico con la nostra terra e ad ogni scelta compiuta non ci siamo mai chiesti…cosa succede dopo?”. L’agricoltura va condotta con “metodo scientifico”, bisogna rispettare l’origine delle piante e il loro naturale habitat. Scellerate ad esempio le pratiche di ridurre l’abero, la coltura, e la terra alle nostre comodità, ad esempio impiantare in Salento varietà di olive che vengono da altri sistemi ecologici espiantando le varietà autoctone per poi constatare che hanno bisogno di continui trattamenti chimici e non per poter sopravvivere in un ambiente a loro ostile. Si ricorda la moda della Nociara con frutto polposo e legno fragile che voleva soppiantare la cellina, con pessimi esiti: la mosca, la presenza di rodilegno e la siccità pian piano hanno fatto desistere i suoi estimatori. Anche le tecniche di cura del manto terroso nel tempo si sono piegate alle logiche di un’apparente efficienza. L’attenzione si è spostata su come raccogliere più velocemente le olive, perdendo di vista come coltivare l’albero affinché le produca. La terra è morta, fossile, rullata, immobile, con disseccanti e diserbanti (se ne usano in quantità spaventose, e vengono costantemente consigliate) abbiamo sterminato persino i preziosi lombrichi, digestori instancabili. Abbiamo una terra senza materia organica, senza organismi. Abbiamo praticamente estinto l’humus dal Salento. E “humus” vuole dire capacità del terreno di trattenere l’acqua, di evitare alluvioni e di rilasciare alle piante sostanze nutritive che costuiscono le loro difese immunitarie. La tecnica del sovescio per ossigenare la terra è stata rimossa dalla nostra memoria rurale. Il Salento, rincara Gioffreda, è diventato un’immensa aia. Si aggiunga poi il fenomeno riscontrato negli ultimi anni di effettuare potature profonde, vere e proprie menomazioni, provocate troppo spesso dai guadagni della vendita di legna. Potature fatte in pieno agosto, esponendo la pianta al nostro caldo intollerabile. Potature senza grazia, i contadini di una volta curavano la superficie di taglio come fosse una ferita, con il solfato di rame ed altre sostanze simili, benigne. Il Prof. Giuseppe Altieri con il suo intervento ha creato un ponte necessario tra le premesse di Andrani e Gioffreda e l’effetto. La Xilella fastidiosa viene infatti presentata per quel che è: non causa del disseccamento ma conseguenza del disseccamento. Naturale deriva della pianta martoriata da tecniche di coltura feroci. La colpa è del “vuoto ecologico che abbiamo creato”. La colpa è di un’olivicoltura anaffettiva, potremmo dire, perchè vogliamo umanizzare il rapporto uomo-natura, invece di alimentarne la separazione in nome di una supposta superiorità che finora ha procurato solo danni all’uomo stesso. Un albero come l’olivo dalle radici poco profonde da 60 centimentri a un metro che non trovi nutrimento nella terra ma glifosate in quantità da far inorridire esperti di guerre chimiche; che non peschi nell’humus, che non abbia terreno organico ricco di fosforo azoto e potassio con cui sostenersi, è un albero che presto azzera le sue difese immunitarie, e presto diventa preda di qualunque batterio, fungo, insetto esista in quell’ecosistema. “E’ inutile questa corsa allo sterminio dei batteri. I batteri sono vita e vivono, non ce la farete ad ucciderli, morirete prima voi”. Il senso è che in un ecosistema esistono molti microrganismi endemici, che possono diventare patogeni solo perchè uno squilibrio del sistema ha consentito loro di prendere il sopravvento. La corsa folle dell’Uomo Tecnologico verso un uso sempre minore delle nude mani, sempre minore del senno e del metodo scientifico, sempre maggiore della chimica e dei veleni, non solo secca gli Ulivi del Salento ma, spiega il Dott. Prisco Piscitelli con dati alla mano, comincia a seccare uomini donne e bambini. I pesticidi, disseccanti, diserbanti che ogni anno in quantità centuplicate si utilizzano nel mondo rispetto agli anni Settanta, e nelle nostre terre se ne abusa senza freno (probabilmente fidandosi di agronomi con troppa fiducia e pochi scrupoli sul progresso) questo modo di agire provoca malattie incurabili, soprattuto cancro. Basti pensare che l’Italia ha il triste record mondiale di tumori nell’infanzia. In questo superiamo persino l’America. E’ intervenuto dal pubblico anche il Dott. Luigi De Bellis, Università del Salento, Direttore Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali sottolineando il silenzio totale e inaccettabile finora sostenuto dall’equipe incaricata di effettuare analisi, e l’esclusione dalla ricerca proprio dell’Università pertinente per territorio. L’Onorevole Adriano Zaccagnini, vicepresidente della XIII commissione (agricoltura) rassicura la platea e il Salento tutto, che non vi sarà alcun azione azzardata come eradicazione di massa più volte sbandierata dai cosiddetti esperti senza le dovute analsi di patogenicità che spesso richiedono molti mesi. E che questo patrimonio verrà salvaguardato tentando di immaginare, istituzioni e popolazione locale, un modello nuovo (niente altro che un ritorno alle origini) di convivenza con queste piante per scambiare con loro nell’ecosistema che ci ospita. Da più parti si ribadisce che è necessario approcciare all’emergenza del disseccamento tenendo presente gli Ulivi, la civiltà che rappresentano e la vocazione che chiede di essere tramandata per mantenere identità e preservare una fonte di ricchezza in termini di ECONOMIA REALE, di beni reali. L’ultimo baluarado contro il vuoto dissennato del mondo finanziario. Dunque i finanziamenti UE che servano per l’agricoltura agroecologica più che per la ricerca di batteri sempre esistiti o per la guerra chimica agli insetti vettori. Ricordiamo che sono stati stanziati per questo motivo già 7 milioni di euro UE. Non facciamoci disseccare da questo patogeno… chiamato denaro. Pensiamo innanzitutto alla Terra e alla vita che essa per millenni ci ha garantito e ancora oggi ci offre, se glielo permettiamo.
Stefania Tundo
fonte:
Report del Convegno tenutosi a Sannicola (Lecce) il 28 novembre 2013

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