I
cosmetici e gli alimenti bio oggi sono prodotti in diffusione, ma
anche in questo settore ci sono tanti i furbetti, i furbetti del bio
che usano le parole giuste per attirare i consumatori.
Naturale,
biologico, … e costoso. Ma la differenza di costo è giustificata
per tutti i prodotti sullo scaffale?
Canale Cavour, piana
vercellese: le risaie si stanno convertendo al biologico, ma in
molti fanno i conti e dicono che è una farsa. Lo dicono i
risicoltori, che servirebbe fare i controlli dopo la semina: andate a
controllarli, nel momento in cui diserbano!
I produttori che
usano i diserbanti accusano quelli del biologico di giocare sporco:
sul sito del Sinab, la produzione di biologico ha una media di
67,84 q.li per ettaro. Il riso non biologico ha una media di 65
q.li.
Produco di meno se uso i diserbanti? È chiaro che c'è
qualcosa che non va.
I prezzi crollano per colpa del dazio zero,
deciso dall'Europa, sul riso importato dalla Birmania : noi italiani
siamo i primi produttori di riso in Europa e siamo danneggiati da
questa politica.
L'importazione selvaggia sta danneggiando i
nostri risicoltori, che hanno bisogno del contributo europeo.
E
allora in molti si sono però buttati sul bio, che paga di più,
anche se ha leggi più stringenti: il riso bio costa tre volte di
più. Ma anche tra i borsisti del riso, qualcuno dice che non esiste
riso bio: la produzione del biologico scenderebbe tantissimo. Come è
possibile che la resa sia la stessa del convenzionale?
Riso bio
è possibile, ma senza le rese che sono registrate in Italia:
forse hanno un padreterno che li aiuta, dice un vecchio
agricoltore.
E i certificati degli enti? Li rilasciano le ditte
che fanno bio, ma i controlli?
Piero Riccardi è andato al
laboratorio della borsa del riso: qui si fanno le analisi sul riso,
anche quelli dei residui dei fitofarmaci.
Che non si trovano né
su quello bio, né su quello non bio. Dov'è allora la differenza?
Gli esami dovrebbero essere fatti quando si diserba, perché nel
biologico è vietato diserbare.
Azienda Stocchi: si è
convertita al biologico, dopo una malattia in famiglia.
Ora
produce solo riso senza diserbanti: fanno la rotazione dei campi,
facendo riposare i terreni. La resa è chiaramente minore, perché
non si sfrutta al massimo il terreno.
I costi per la produzione
del riso si abbattono, senza l'uso di prodotti chimici e riducendo la
produzione nei campi. Ma la produzione è inferiore: chiaramente
l'obiettivo è la qualità del prodotto che importa.
In tasca al
contadino rimane di più, anche con minore produzione.
Il
punto è che la produzione media del bio è quasi uguale a quella del
riso convenzionale: forse a dubitare sul bio si ha ragione. Anche
perché il responsabile della agricoltura sostenibile, in regione,
non conosce i numeri della resa del bio.
Come funzionano i
controlli.
Da 1700 sono passati a 3000, gli ettari dedicati
alla coltura bio nel 2014: molti produttori fanno però un mix bio e
convenzionale.
Il
marchio bio lo danno gli enti di controllo, che a loro volta
dovrebbero essere controllati dalle regioni, che delegano alle
province.
Teoricamente: in pratica il controllo è fatto
attraverso questionari fatti compilare agli agricoltori.
Perché
hanno tagliato fondi alle province e le regioni non danno soldi per i
controlli: in mezzo a questi bisticci forse i furbetti del bio ci
campano.
I risicoltori non accettano interviste, fanno parlare
confagricoltura: nella confederazione non hanno mai parlato di
riso biologico, strano.
Sono i giovano di confagricoltura che
denunciano il finto bio, che parlano di concorrenza sleale e vogliono
presentare la loro denuncia all'Europa.
Chi fa solamente bio, sono
solamente tre in regione. Per loro aumentano i controlli da parte
dell'ente certificatore e siccome sono pochi, sono sempre sorteggiati
per le analisi a campione.
E quelli che fanno produzione
mista?
La provincia di Novara non ha le forze per controllarle
tutte: si controlla solo sulla carta dicono a Vercelli e
Novara.
Bioagricert è l'organismo di controllo in Piemonte e
Lombardia: solo il 3% è stata rilevata difettosità, ovvero è stato
trovato un diserbante.
L'area del vercellese e del novarese è
anche quella più inquinata dagli erbicidi, dicono all'Arpa.
Ma il
picco degli inquinanti si ha solo quando si usa il prodotto chimico,
che ha un tempo di degrado basso e in una decina di giorni le
misurazioni riportano valori già bassi.
La parola è deroga:
deroga sulle regole di produzione del bio, fatte dalla regione
Piemonte, che permetteva fino a ieri la produzione di riso bio tutti
gli anni sullo stesso campo.
Ma ora
la ha vietato, mentre in Europa si sta discutendo di vietare anche
la produzione mista.
Meglio
tardi che mai.
Il mercato cosmetico.
Esiste anche il
biologico dentro la cosmesi, senza sostanze chimiche: è un settore
in crescita, molti consumatori hanno iniziato a comprare bio attratti
dalle parole stampigliate sulle confezioni.
Tutte con la parola
bio sulla confezione.
Nel 2014 il fatturato di questo settore è
stimato in 400ml di euro, 8% in più rispetto al mercato.
Ma non
esistono regole precise, a livello europeo e mondiale: in che modo
allora si può scrivere bio sulla confezione?
Un erborista ha
mostrato al giornalista di report come si coltivano i campi, senza
pesticidi: dalle piante coltivate, si producono poi i prodotti
cosmetici.
Anche qui c'è un ente certificante.
Ma ci sono
i finti bio: prodotti che sono chiamati “naturali”, anche
se c'è scritto biologico sulla confezione.
Biologico significa
che gli ingredienti sono prodotti in una determinata maniera, da una
agricoltura biologica: bisogna leggere la lista che compone il
prodotto.
Peccato che gli scaffali sono pieni di prodotti che
di bio hanno solo il nome: quanti si leggono la lista dei componenti,
si scopre che dentro ci sono sostanze che arrivano dal petrolio, come
la paraffina.
Anche l'uso della scritta “non testato sugli
animali” è fuorviante, perché è vietato dal 2004.
Come la
scritta nickel tested, vietato da anni.
Stesso discorso per i
prodotti per cosmesi con la scritta per celiaci: la celiachia non ha
nulla a che fare con l'uso di prodotti cosmetici.
Ma chi
difende il consumatore da queste false informazioni?
Le aziende
dovrebbero farsi controllare da un ente esterno: ce ne sono 7 e non
hanno un unico standard: la verità è che sulla cosmesi non c'è un
controllo esterno e non esiste un sistema di tutela per i
consumatori.
Intervistato dal giornalista il sottosegretario
Abrignani ha risposto che è un argomento che sarà oggetto di
riflessione alla Camera.
Ma la legge presentata non va avanti,
perché ci sono cose più importanti .. dice il presidente della
commissione ambiente Realacci.
Il risultato è che fino ad oggi
c'è una concorrenza sleale che frega i produttori onesti.
Qui
potete rivedere la puntata (sul riso
e sui prodotti cosmetici)
e scaricare il pdf con la trascrizione dei servizi (su riso
e cosmesi).