Negli ultimi giorni gli organi di informazione fanno sempre più spesso riferimento al rialzo dei tassi da parte della Fed: il 16 dicembre 2015 infatti la banca centrale americana dovrebbe decidere se modificare la sua politica moentaria; ormai tutti danno per scontato il fatto che quel giorno verrà stabilito il rialzo dei tassi e la cosa sta già manifestando i suoi effetti sui mercati: ecco quali sono le novità e le aspettative in vista di questa importante e attesissima data.
Rialzo tassi: perché ora?
I dati macroeconomici che hanno convinto la Fed
Uno degli aspetti fondamentali che la banca centrale statunitense tiene in massima considerazione è il livello di disoccupazione; attualmente questo dato è al suo minimo degli ultimi sette anni e gravita intorno al 5%; l’obiettivo sarebbe quello di raggiungere il 2%, ma anche il livello attuale viene considerato ottimale per poter agire sui tassi, il cui rialzo dovrebbe ulteriormente stabilizzare l’economia americana. Uno dei motivi che non hanno permesso alla Fed di attuare la stretta sulla politica monetaria a metà anno è stata la volatilità dei mercati, legata alla svalutazione della moneta cinese: ora questa fase sembra essere superata. Con il mercato del lavoro solido e i mercati delle materie prime che si sono ormai lasciati il peggio alle spalle, anche i timori legati alla deflazione sono stati messi da parte. Un fattore che potrebbe rappresentare un freno ad un intervento sui tassi è rappresentato dal dollaro forte: la valuta statunitense, visto anche l’atteggiamento da “colombe” tenuto da altre banche centrali (come ad esempio la BCE o la BoJ), è al massimo degli ultimi otto mesi nei confronti delle altre valute globali, ma all’orizzonte non è previsto un ulteriore rafforzamento. In questi giorni sono stati diffusi i primi dati sulla stagione dello shopping natalizio iniziata con il black friday (ormai molto famoso anche in Italia) e le statistiche vengono ritenute soddisfacenti: le vendite al dettaglio hanno registrato aumenti superiori alle aspettative e anche questo sembra spingere verso l’aumento dei tassi, che sono fermi dal dicembre del 2008. Il ritocco sarà graduale e il primo passo sarà un aumento allo 0,25%, mentre per gli interventi futuri ci sono diverse ipotesi (si parla di uno 0,5 o 0,75% a marzo del prossimo anno): gli esponenti della Federal Reserve hanno sempre spiegato che l’istituto agirà in modo graduale per vedere come reagirà l’economia del Paese ad una politica monetaria più stretta.
Ipotesi sugli effetti della politica monetaria restrittiva
Naturalmente le decisioni prese dalla Federal Reserve non avranno effetti esclusivamente sull’economia USA, ma anche su quella globale. Innanzi tutto i Paesi che stanno cercando di svalutare il cambio per migliorare il loro saldo delle esportazioni (Giappone ed Europa in primis) sicuramente beneficerebbero di una rivalutazione del dollaro americano; questa però potrebbe anche causare una nuova svalutazione del petrolio e delle materie prime, innescata da una riduzione di domanda dalla Cina, che acquisterebbe questi beni utilizzando valute diverse. In più in Cina diverse aziende potrebbero andare in difficoltà: dato il loro debito in dollari, la loro esposizione debitoria aumenterebbe e questo potrebbe diventare un freno all’economia del grande Paese orientale, con conseguente riduzione della domanda di petrolio e materie prime; una cosa non molto positiva, visto che la Cina è il maggior “cliente” degli USA. Il prezzo basso del petrolio causerebbe qualche difficoltà per i Paesi produttori. Se il rialzo dei tassi non dovesse funzionare, la Fed potrebbe decidere di tornare su suoi passi per tornare ad una politica monetaria più espansiva.
Le aspettative sui mercati finanziari e il forex
In ambito forex invece, seppur la maggioranza degli operatori sia convinta che il dollaro nel prossimo anno aumenterà di valore, si sta facendo largo una corrente di pensiero secondo cui, una volta capito che il rialzo dei tassi sarà molto graduale, il trend rialzista del dollaro potrebbe vacillare.