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Ricamare un libro: la storia di Ismael che ha attraversato il mare

Creato il 10 marzo 2019 da Pamelaserafino
 

Sapete ricamare un libro? Questa immagine metaforica rende l’idea di quanto sia complesso mettere mano alla materia narrativa , unire le varie parti del testo in maniera tale da effettuare voli avanti e indietro nella vicenda, aumentare la tensione narrativa e parimenti riprendere emozioni, sensazioni, esperienze , ricollegandole in modi diversi, leggendo mi piace analizzare le soluzioni che individuano i diversi autori.

Nel suo libro: “ Storia di Ismael che ha attraversato il mare”, Francesco D’Adamo affida i momenti cruciali della vicenda alla voce del suo protagonista  Ismael che immagina di scrivere due lettere indirizzate rispettivamente al padre e alla madre. Attraverso queste lettere, che hanno un valore altamente simbolico, tanto più che Ismael era semianalfabeta, il lettore ricostruisce i momenti più tragici della vicenda, seguendo un discorso delirante eppure dal tocco lirico enorme. Ne cito di seguito alcuni brani:

“Cara madre, non ti ho mai scritto una lettera. Pensa che sorpresa
se Mohammad il Postino, figlio di Mohammad il Postino, una mattina arrivasse in bicicletta attraverso la spiaggia
e bussasse alla porta della nostra casa e, dopo averti salutata cerimoniosamente toccandosi la fronte, la bocca e il cuore come fa sempre, ti consegnasse una mia lettera! Tu saresti smarrita ed emozionata, magari con le mani bagnate; e le mie due sorelle, petulanti come sempre, si affaccerebbero alla porta della loro stanza e ti chiederebbero: «Chi è, madre?» «È una lettera di vostro fratello» risponderesti orgogliosa. E pensa le vicine, come sarebbero curiose e come ti invidierebbero. Nessuno, nel nostro villaggio, ha mai ricevuto una lettera, che io ricordi. Ma io non so scrivere bene, cara madre: la verga del maestro con la palandrana nera non è riuscita a compiere questo prodigio. Qualche parola sì, il mio nome per intero, anche due frasi se mi impegno un po’ di più.” 

Il mare mi ha spogliato, madre. Ora mi resta solo
il tuo amuleto al collo e ogni tanto lo stringo. Quanto è lunga la notte? Ho male dappertutto, ma non importa. Come stanno le mie sorelle? Salutale. Vorrei essere là con voi. Pensami, madre.” (da “Storia di Ismael che ha attraversato il mare” di Francesco D’Adamo)

Caro padre, è da tanto che mi manchi. Quanti giorni sono passati da quando mi hai lasciato? I primi tempi non mi sono reso conto di quanto mi mancassi. Sì, certo, mi sembrava strano non aiutarti a preparare la barca prima del sorgere del sole e non sentire che mi chiedevi: «Hai preparato le esche, Ismael?» «Sì, padre.» «E le nasse, sono pronte?» «Sì, padre.» Anche la sera era diversa: non eri seduto a tavola con noi ed era un po’ come non cenare. Notavo l’assenza di tante piccole cose: per esempio il tuo rasoio abbandonato sul bordo del lavandino, o il profumo della schiuma da barba che ti mettevi il venerdì mattina, le volte che potevi rinunciare alla pesca, santificare la festa e andare alla moschea. Avrei dovuto usarlo io quel rasoio, un giorno. Forse non mi sono accorto subito di quanto mi mancassi perché ho avuto tante cose da fare, sai?, o forse perché non ho mai visto mia madre piangere. Le mie sorelle sì: loro hanno frignato per quattro giorni. Ma era diverso. A loro non potevi mancare quanto dovevi mancare a me.”

(da “Storia di Ismael che ha attraversato il mare” di Francesco D’Adamo)

Scrive ai suoi genitori nel momento di maggiore difficoltà, quando il sogno di salvezza verso le coste d’Italia si infrange e ricorda e spera e coinvolge il lettore nel suo mondo ricollegando i suoi pensieri del momento a quelli di ieri e di domani.

La lettera resta sempre uno strumento versatile di scoperta e di collegamento in una storia narrativa. Uno dei ferri del mestiere dello scrittore che desidera introdurre dei flash back o dei flash forward.


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