Ricordando

Da Laurascarpa @scarpalalaura
Sono assente da un po', fiere, incrinature alle ossa, convegni, lunedì poi è morto, improvvisamente e senza motivo, un carissimo amico e un grande sceneggiatore. Carlo Trillo. Poiché qui parlo di books, non posso dimenticare i suoi libri, da Loco Chavez a Cybersix, da Bruno Bianco a Clara de Noche, da Borderline a Chicanos, da Igana a Alvar Mayor e più di recenete il bellismo libro Le eredità del colonnello... ha lavorato con tanti grandi, i due Breccia, Risso, Meglia... ha scoperto tanti autori, Bobillo, Varela. Ho avuto l'avventura di disegnare anch'io una sua storia che lasciammo inconclusa.Spesso si capita accanto alle grandi cose della vita con un po' di fatalismo, se non di indifferenza. Carlos era amico prezioso anche per chi lo conosceva poco, perché l'eleganza ironica, semplice e diretta delle sue storie, l'allegria acuta e discreta, l'acume e il tatto, la leggerezza danzante e la bontà intelligente, facevano parte del suo comunicare con gli altri, del suo guardare il mondo.Sceneggiatore rispettoso delle idee e dei desideri del disegnatore... anche quando incerto, com'ero io.
Come autore non si spaventava davanti al sesso, alla sessualità della vita, alle cose più crudeli, alle efferatezze cruente. Figlio di un'Argentina sofferta, aveva imparato a sopravvivere a dolori e a orrori, ma non lo ha fatto con distacco. L'uso dell'ironia, del sarcasmo, dell'eccesso fino alla caricatura, non gli ha impedito di costruire personaggi attenti alla realtà più vera, dolenti, commoventi anche quando dittatori, vittime anche quando sadici, peccatori anche quando innocenti, forti anche quando perdenti.  le sue storie dall'aspetto leggero dell'avventura portano sempre un segno di strati e profondità diversi.

Nel capodanno 2000 andai, con Francesco Coniglio, a trovarlo in Argentina, lui, sua moglie. la scrittrice Ema Wolf, i figli, i gatti, le vecchie mamme, gli amici.Mi pare proprio la mattina del primo dell'anno mangiammo un piatto di cui mi feci dare la ricetta, ma che non trovo più. Però ricordo e ora spiego, aiutandomi con ricette di utenti argentini del web:il Pionono!serve prima un po' di storia:La storia del pionono inizia nell'anno 1897, quando Ceferino Ysla González, si stabilì nella Calle Real de Santa Fe, per aprire un laboratorio di dolci.

Il pionono, che in tutta la Spagna diffuse il nome di Santa Fe, è un biscuit imbevuto, con crema e altro, assomigliante al capellino del Papa, non dimentichiamo che Pio IX fu papa per 31 anni, praticamente per il momento più caldo dell'800.A dire il vero il pionono mangiato da Ema e Carlos (e così fatto in tutta Baires), non ha forma di capellino, è un biscuit arrotolato, abbastanza classico nella cucina europea, se non per le varianti di ripieno.Ecco la ricetta della base (il biscuit)INGREDIENTI• 6 uova• 90 gr. di zuccchero• 60 gr. di farina

METODO• sbattere le uova e lo zucchero finché non diventino chiare e montate.• aggiungere la farina• disporre un foglio di carta da forno sulla placca• stendervi uno strato di pasta alta nON + di 2 cm. (meglio meno, anche 1)• mettere 8/10 minuti in forno caldo, finché non diventa dorata.• una volta fuori dal forno mettete foglio e pasta su un panno umido, (qualcuno lo arrotola prima, perché questo può aiutare a non rompere la pasta dopo).• lasciar raffreddare.RIPIENONe troverete mille diversi, soprattutto dolci, con panna montata ecc eccma il pionono di Ema era salato! il che contrastava con al dolcezza della pasta.Sulla foglia fredda o appena tiepida stendere (a memoria) maionese, chicchi di mais, tronchetti di palmitos, se ricordo anche peperoni gialli a filetti... un poco pochissimo di prosciutto. Ben suddiviso e stratificato il ripieno, arrotolare ora, aiutandosi con carta e panno, per il lato più corto, formando un rotolo, un tronchetto, dai papali colori giallo e bianco. Tenere ben compresso per qualche ora, in frigo, magari avvolto nella pellicola alimentare.Tagliare a fette e mangiare al calore estivo e torrido del ferragosto di Buenos Aires, città dove la luna crescente assomiglia alla nostra calante e viceversa e dove l'acqua che scende nello scarico del lavandino gira al contrario di come gira qua. A Carlos un saluto, con una foto fatta qui, in piazza Regina Margherita, 9 anni fa. Leggete i suoi fumetti, le sue storie, e capirete il dolce e salato sapore di Buenos Aires.


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