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Ricordando Luciano Salce: Il federale (1961)

Creato il 09 dicembre 2019 da Af68 @AntonioFalcone1
Ricordando Luciano Salce: Il federale (1961)Luciano Salce (Eventi a Roma)

La mostra Luciano Salce – L’ironia è una cosa seria, curata da Emanuele Salce ed Andrea Pergolari con ideazione scenografica di Enrico Serafini, che ha avuto luogo a Roma, Palazzo Firenze, dal 25 settembre al 6 ottobre, ha consentito, a trent’anni dalla scomparsa, di riaccendere i riflettori sul poliedrico regista ed attore, dall’aria elegantemente distaccata, attivo in ogni settore dello spettacolo, radio e televisione comprese, intorno al quale sembrava invece sceso il silenzio; la sua vasta produzione, pur discontinua e a volte modesta nei risultati, andrebbe presa in considerazione distaccandosi dai pregiudizi espressi all’epoca, offrendo risalto alla grande abilità nella direzione degli attori, ai quali sapeva attribuire il giusto spazio, permettendogli di esprimersi al meglio delle loro possibilità interpretative.
Da non dimenticare, poi, l’innato gusto per la satira sociale, con un sarcasmo dai toni amari, cui si univa uno sguardo disilluso, ironico ed autoironico, sulla decadenza morale del nostro paese in un arco temporale che va dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.
Salce (Roma, 1922-1989), una volta abbandonati gli studi giurisprudenziali causa l’incedere del II Conflitto (subì anche un periodo di prigionia in Germania), esordì in qualità di attore cinematografico (Un americano in vacanza, 1946, Luigi Zampa) ed interprete nel teatro di rivista quando ancora era studente all’Accademia nazionale di arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, dove si diplomò nel 1947. Tre anni più tardi si trasferì in Brasile, su invito dell’amico Adolfo Celi: qui, dopo aver lavorato per la televisione ed assunto la vice-direzione artistica del Teatro Brasileiro de Comédia, oltre all’organizzazione, insieme a G. De Almeida, del Teatro de Segunda Feira,  debuttò come regista cinematografico, dirigendo per la casa di produzione Vera Cruz, nel 1953, la commedia Uma pulga na balanca, su sceneggiatura di  Fabio Carpi, ed il melodramma Floradas na serra, adattamento del romanzo di Dinah Silveira de Queiroz.

Ricordando Luciano Salce: Il federale (1961)(Coming Soon)

Rientrato in Italia, Salce girò Le pillole di Ercole (1960, tratto da una pochade a firma di Maurice Hennequin e Paul Bilhaud), protagonista un eccelso Nino Manfredi, il cui iter narrativo prendeva ispirazione dalla commedia di situazione propria del teatro francese, ma evidenziava già un’ironia sferzante ed una propensione al grottesco nel rappresentare i paradigmi “istituzionali” del buon matrimonio borghese. Sarà però con l’opera successiva, Il federale, che Salce acquisirà notorietà e successo: gli sceneggiatori Castellano e Pipolo, insieme allo stesso Salce, diedero vita ad un’aspra ed efficace satira del regime fascista, coadiuvata dall’eccellente interpretazione di Ugo Tognazzi nei panni dell’ottuso ed esaltato Primo Arcovazzi, graduato delle Brigate Nere tutto zelo ed aspirazioni di carriera (“gli ci sono voluti vent’anni per imparare quello che sa, ce ne vorranno altri venti per fargli cambiare idea”, è l’opinione che ne hanno i suoi superiori), cui viene affidata una delicata missione, premio, se andrà a buon fine,  l’agognata nomina a federale. Dovrà prelevare dal suo rifugio nel natio Abruzzo il professore Erminio Bonafé (Georges Wilson), filosofo partigiano, candidato alla Presidenza del Consiglio nell’ambito di un paventato nuovo governo, già sfuggito ad una retata presso la sua abitazione, per condurlo a Roma, nel termine di 48 ore. Siamo nel 1944, la Capitale è sotto l’occupazione tedesca, il nostro si mette in viaggio a bordo di un sidecar ed una volta giunto a destinazione non avrà problemi nel catturare il fuggiasco.Fra la reiterata intonazione de La canzone dei sommergibili da parte del graduato, intervallata dalle segnalazioni delle varie asperità che vanno ad incontrare lungo il percorso (“Buca … sasso;buca … buca con acqua”) e dai borbottii del professore, il tragitto verso la Capitale dovrebbe svolgersi senza intoppi, ma gli inconvenienti non mancheranno: un’uscita di strada causa l’improvviso apparire da una curva di una giovane donna, Lisa (Stefania Sandrelli), che si rivelerà essere un’abile ladruncola, l’incontro con una pattuglia tedesca dalla quale Arcovazzi si vede negare la custodia del prigioniero in quanto ricercato dalle SS e successiva fuga rocambolesca dei due, da cui conseguirà tutta una serie di peripezie, cambiando spesso mezzo di locomozione. Giungeranno infine, è il 4 giugno 1944, a Roma, ora liberata dal giogo tedesco grazie all’intervento delle truppe angloamericane, ma Arcovazzi, contrariamente a Bonafè, sembra non rendersi conto di nulla, in particolare dopo aver indossato una divisa da federale nuova di pacca, avuta dalla ritrovata Lisa quale risarcimento di quella rubatagli in precedenza, finché non si troverà di fronte un nutrito gruppo di partigiani del CNL …

Ricordando Luciano Salce: Il federale (1961)
Georges Wilson ed Ugo Tognazzi

Sorretto da una regia particolarmente attenta alle interpretazioni attoriali e da una più che valida sceneggiatura, che intinge la penna nel calamo di una satira spietata ed amara, caratterizzata da dialoghi incisivi e salaci battute, Il federale delinea una critica del regime fascista che si allontana dal dibattito politico propriamente detto per avallare invece, con sapida ironia, luoghi comuni facilmente riconoscibili e funzionali alla narrazione, rappresentati dai protagonisti, a partire da uno straordinario Tognazzi al suo primo ruolo “completo”, nella capacità di coniugare comicità e senso del tragico: gran parte delle situazioni oggetto di ilarità nascono dal forte contrasto fra la buaggine di un uomo preso dal fervore marziale della causa che ha  abbracciato e tutti quegli accadimenti cui va incontro, inclini ad evidenziare dei profondi cambiamenti in atto, dei quali è l’unico a non rendersene conto.Suo contraltare la bonomia sorniona del professore interpretato con naturalezza da Wilson nel tratteggiare la figura di un intellettuale che fa della cultura un vessillo di moralità, pur rivelando poi nella pratica  atteggiamenti ambigui nell’assecondare semplicemente gli eventi; fosse per lui, probabilmente, non vi sarebbe altro di meglio che starsene seduti ad una scrivania a leggere l’amato Leopardi. All’interno della narrazione vi sono poi altre figure interessanti, come la scaltra Lisa (Stefania Sandrelli al suo secondo film), ritratto femminile all’insegna dell’autodeterminazione ed il poeta Arcangelo Bardacci (un sublime Gianrico Tedeschi), mentore dello stolido graduato e dato per scomparso nei cieli d’Albania, mentre in realtà è sì vicino alle volte celesti, ma, più prosaicamente, in quanto rifugiatosi in soffitta, componendo ora versi contro il regime.
Andando a concludere, ricordando la colonna sonora che vede al debutto Ennio Morricone, Il federale, all’interno dei suddetti toni satirici, spesso come scritto inclementi e sprezzanti, riesce efficacemente a porre l’accento sull’avanzare implacabile della Storia nell’ambito delle umane vicende quale elemento idoneo a constatarne la caducità, annientando la superiorità, presunta, di fallaci ideali.

Già pubblicato su Diari di Cineclub N.77- Novembre 2019

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Stefania Sandrelli (Sentieri selvaggi)

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