Magazine Cinema

Ride

Creato il 17 settembre 2018 da Jeanjacques
Ride
Kyle e Max sono due amanti degli sport estremi, soliti immortalare le loro peripezie per poi metterle su YouTube, dove sono molto celebri. Il primo però ama il gioco d'azzardo e si è inimicato delle persone pericolose che vogliono fargli la festa, mentre il secondo una compagna che lo vuole vedere raggiungere una stabilità. La svolta arriva quando vengono contattati da Black Babylon, un'organizzazione segreta che mette in palio 250mila dollari dopo una gara dove non tutto sembra andare come previsto...
Ride
Una mia piccola riflessione è diventata pochi giorni fa tema di dibattito con alcune persone, cosa che nel suo piccolo mi ha leggermente sorpreso perché l'intervento non è partito da me.Quanto siamo connessi, oggigiorno?Mi basta solo pensare a quanto sono cambiate le cose negli ultimi cinque anni, quando WhatsApp non era ancora imperante e non ancora tutti i cellulari si collegavano a internet. Se dal telefono volevamo passare a Facebook dovevo impiegare quel minimo di energie per spostare le chiappe dal letto alla sedia, adesso che tutto è accessibile dallo schermo di uno smartphone le cose sembrano essere aumentate all'inverosimile. Status su Facebook o cinguettii scritti sul momento, stories di Instagram a motore e se vuoi far sentire un pezzo davvero figo a un amico hai YouTube o Spotify a portata di mano.Che poi a me cose come Shazam (non quello della DC) o i gruppi per organizzare gli eventi e le serate hanno salvato il culetto in più di un'occasione, non è assolutamente mia intenzione demonizzare i social o internet in generale… però davvero, il tempo che passo da connesso negli ultimi anni è aumentato. Tanto, oserei dire. Quand'è però che il tanto inizia a stroppiare?

Ride

"In tutto questo, nessuno che minacci Jean Jacques di chiudere quel dannato blog?"


Tra le altre cose, non sarà sfuggito a molti che il cinema italiano negli ultimi tempi, sempre coi suoi ritmi da lumachina, sta attraversando una sorta di rinascita - finalmente! Molti fanno partire la cosa da Lo chiamavano Jeeg Robot, ma personalmente un piccolo spiraglio avevo iniziato a intuirlo da La grande bellezza, che al di là di quello che si può pensare sul nulla magnificamente infiocchettato da Sorrentino era uno dei pochi casi dove si esprimeva qualcosa in una maniera svecchiata e che finalmente faceva parlare di noi anche all'estero.
Che poi, il connubio mancante fra autorialità e commerciabilità è uno dei grandi mali che attraversa tutta l'industria dell'intrattenimento e della narrazione italiana, dove o sei elitario, o sei un vecchio che racconta ai vecchi, o sei un cinepanettone. Io non ho mai condannato i Blockbuster, il cinema passa pure da lì, anche il grande cinema, perché è ovvio che con fondi maggiori sono possibili varie rese. Sono state ottime per me quelle di Raimi sui primi due Spider-man, quelle di Burton e Nolan sull'uomo pipistrello, e se vogliamo dirla tutta, James Gunn, prima del twitter-holocaust, coi suoi Guardiani della Galassia è finalmente riuscito a dare quello che mancava ad ogni film della Casa delle Idee: l'occhio di un vero autore.
Ecco, io spero una cosa simile anche in Italia. Mal che vada, se non hanno denunciato pure lui per molestie, c'è sempre Bryan "zio cantante" Singer con i mutanti del Gene X.

Ride

"Quindi... se trovo Jean Jacques, posso freddarlo?"


Ride sembrava quello che ancora mancava in tutto questo, un giocattolone made in Italy che potesse saziare anche il pubblico più adrenalinico. Capoccia di tutti il progetto sono Fabio&Fabio, non i due gay de I soliti idioti ma gli autori di Mine, il film dove Armie Hammer prima di molestare le pesche era un marine bloccato sopra una mina, che hanno curato il soggetto e la sceneggiatura.
Alla regia invece abbiamo l'esordiente Jacopo Rondinelli, del quale forse avrete letto il nome sui credits di alcuni video su VH1 dato che ha realizzato cose come L'estate di John Wayne e La vita com'è. Lui, che si è curato di dare un supporto visivo agli ascolti estivi dei giovani, ha modo di esordire con la cosa più g-g-giovane che esista, ovvero un film che unisce gli sport estremi con la vita di YouTube e la connessione internet.
La genialata del momento?
Fare un film quasi interamente filmato con le gopro. Si, quelle telecamerine che i più si attaccano sul casco nella speranza di poter ciullare la polizia stradale ma che in realtà possono servire a immortalare anche le peripezie più assurde dal punto di vista dell'atleta, dato che sono micro-telecamere indossabili.
Se sentite un'eco elle vostre spalle, è il pianto di una steadycam a cui hanno tolto la corona di reginetta del ballo.

Ride

Oh raga, ma kubrickiano è già stato detto?


Avete capito bene. Per un buon 97% della sua durata, Ride è interamente filmato con le gopro. Quando non ci sono quelle telecamerine allora tocca a schermi dei pc, tablet, cellulari e qualunque cosa abbia uno schermo, persino dei droni, che fungono da ripresa in diretta per quei dritti della Black Babylon. Finora un procedimento simile era stato impiegato solo per l'action ultraviolento Hardcore Henry, che però era spoglio di qualunque doppia lettura possibile.
Che diciamolo, dopo The Blair witch project e tutti i found-footage che sono seguiti, da Rec di Balaguerò, Cloverfield di Goddard e Chronicle di Trank, fino a tutti quelli sputati fuori dalla Blumhouse, incluso quel The visit del nostro Shallallero, sembra strano che la tecnica della soggettiva secondaria riesca ancora a ingegnare diversi artisti e soprattutto che attiri gente al cinema. Io qui ci sono andato principalmente perché voglio finanziare di tasca mia tutti gli italiani che si differenziano in qualche modo, ma anche perché il film è stato girato dalle mie parti - doppio orgoglio nazionale! - ma va anche detto che fra il dire e il fare scorre sempre il proverbiale mare. O che non tutte le gopro escono con l'hd, per stare in tema.
Perché se c'è una cosa che tutti rimproverano a questi film è l'effetto mal di mare che finiscono per creare il più delle volte, e vi lascio immaginare cosa può succedere se nel film in questione le immagini sono ricavate dalle telecamere che i due acrobati hanno attaccate sul corpo.

Ride

"Giuro, non volevo vederlo! Mi hanno costretto!"


Diciamo subito che l'occhio ci mette parecchio per abituarsi alla particolarità del film. Una volta che si supera il fastidio iniziale, arriva l'abitudine e infine la noia. Perché una tecnica simile esaurisce fin da subito quello che aveva da dire, diventa limitante per un sacco di motivi e a lungo andare fa venire un gran nervoso. Perché quella di Ride sarebbe anche una storia in grado di poter interessare, ma l'effetto finale è quello di una poracciata incredibile e che alla lunga non sa più che pesci pigliare proprio per il format che ha deciso di prendere fin dall'inizio.
Perché io posso passare sopra a una storia che non è nulla di che, a due personaggi tagliati col machete, a degli sviluppi di trama prevedibili, a particolari davvero poco plausibili o... beh, diciamo che sono una persona molto paziente, ma la mia pazienza ve la dovete guadagnare.
La storia del cinema è piena di pessime sceneggiature che sono state portate egregiamente sullo schermo da grandi registi, pensiamo a Drive di Refn o al terzo capitolo di Harry Potter. Se a una sceneggiatura senza pretese però non sai creare la giusta drammaticità grazie alle immagini, ai suoni o, molto banalmente, con la gestione della fotografia e degli spazi, puoi portare il risultato a casa. Ride per certi versi, a mio parere, non è neppure cinema. E' "un film" che per un'ora e quaranta ti fa venire il mal di mare con quelle riprese e per metà del tempo ti martella le orecchie con musica dubstep a 8bit, perché alla cattiveria non c'è limite. Si vede che non c'è una visione d'insieme valida di fondo e che molte parti sono state allungate a favore delle riprese atletiche.

Ride

Credevo fosse un calesse… invece era Lorenzo Richelmy.


Ride è un film che porta con sé una riflessione, quella sul nostro tempo e su come la perenne connessione che subiamo ci possa condizionare nel bene e nel male, ma è uno spunto che viene dal nascere e non ha alcuna evoluzione nel divenire, sacrificata alla sua stessa tecnica che stanca, annoia e fa pensare a quanto avrebbe potuto essere resa meglio in un contesto più canonico ma maggiormente studiato per quanto riguarda la direzione degli attori e la gestione degli spazi. Ironicamente, è un film "nuovo" che però arriva troppo tardi, quando sullo stesso argomento è già stato detto abbastanza e pure meglio.
Pure il finale appare totalmente fuori contesto, ma sembra incredibile che dopo Hereditary arrivi nello stesso anno un altro film che strizza così violentemente l'occhio al Kill list di Wheatley, anche se nella messa in scena e nella gestione dei personaggi difetta molto ma molto di più.
Gli incassi infatti non lo stanno premiando e tutto il battage pubblicitario attorno, che spazia da un libro fino al fumetto in puro stile Monolith, sta subendo delle grosse perdite.
Un peccato, se si pensa a quanto avrebbe potuto rendere molto meglio con maggior consapevolezza e capacità di scrittura.

Ride

"Comunque... bello il Trentino, ma ho pestato la cacca di una mucca."


Ad ogni modo, la rinascita citata pochi paragrafi fa passa anche da queste parti. E io confido ancora che tutto questo possa portarci a una reinvenzione di quella che è l'industria cinematografica, la stessa che negli anni passati coi tanto sbeffeggiati poliziotteschi ha saputo dare al mondo dei tecnici di tutto rispetto.
Io incrocio le dita.
Davvero.
Che una bella regia e del vero cinema  nessuna acrobazia in gopro potrà sostituirli.
Ride

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

Magazines