Magazine Diario personale

Ridere, ridere, ridere ancora

Da Iomemestessa

Partiamo da un dato di fatto serio. Parlare di politica, di attualità, di economia o di quel che accade nel mondo è diventato impraticabile.

Sono tempi talmente foschi (e complessi), che non è possibile, e neppure serio, liquidare certi aspetti e certe situazioni con un post. Inoltre, mi rendo conto che, sempre più, mi mancano gli strumenti per comprendere e analizzare quel che accade. E mi manca pure il tempo per acquisirli quegli strumenti (poiché si tratta di un lavoro di preparazione molto più lungo del tempo che occorre poi per scrivere un post).

Potrei, certamente, parlare su queste pagine degli affari miei. Ma non è mai stata la cifra del blog, non è la cifra mia personale, e, qualora decidessi di farlo, è evidente che queste pagine diventerebbero necessariamente private per avere un controllo su chi vi accede. E tenere un blog a queste condizioni non è un qualcosa che mi interessi. Non dico che sia sbagliato in sé. Ma non va bene per me, e anche questo è un fatto.

Non sono neppure una mamma-blogger. Su queste pagine ho parlato, in passato e peraltro di rado, di quella che fu la nana e che oggi è un essere in divenire, che abita ancora il mondo dell’infanzia ma che ogni tanto mette fuori la testa per far presagire qualcosa di nuovo. Non sono una mamma-blogger, dicevo. E non mi interessa esserlo. Ce ne sono di bravissime (e le seguo con piacere anch’io), ma il mio fortissimo senso della privacy, lo stesso che mi impedisce di spiattellare i cazzi miei al mondo, fa sì che io difenda anche quella di mia figlia. Ciò che scriviamo in rete, ci piaccia o no, resta. Sempre e per sempre. E fra qualche anno, potrebbe non gradire il fatto che sua madre divulgasse le sue personali, e per lei ovviamente private, vicende su un diario online. Senza contare che è sempre in agguato il rischio di scrivere qualcosa che oggi ha un sapore e un significato e fra dieci anni potrebbe averne un altro.

Infine, non ambisco a riprodurre dinamiche da ‘Casa Vianello’. Che non appartengono né a me, né all’Uomo, che siamo indubbiamente due che si ridono parecchio addosso ma, che, contemporaneamente, prendono la vita piuttosto sul serio, perchè la vita E’ una cosa seria. E le burle stanno altrove.

Mi diverte scrivere e ho, in questo specifico momento, un gran bisogno di leggerezza. Di pesantezza e rotture di palle assortite ne ho già più che a sufficienza. E quindi, a partire da questo momento, il blog prenderà una direzione diversa. Di cazzeggio leggero, fors’anche inutile. Senza esegesi, senza riferimenti alti. Che in questo momento, perdonatemi, m’annoiano come non mai. Rideremo insieme. Di tv, di costume, di sciocchezzai quotidiani. Ripescheremo ricordi dal passato. Qualcuno se ne andrà da queste pagine, qualcuno resterà, qualche altro arriverà.

D’altronde, se guardo alla mia blog roll, quante cose sono cambiate. Qualcuno scrive rarissimamente (come la sottoscrittà d’altra parte) qualche altro non scrive proprio più, altri hanno chiuso baracca e burattini.

Questo post, in un certo senso, segna la fine di questo blog, e del progetto che ho portato avanti per 5 anni. Perché un blog come questo, che, come si diceva scivolava solo occasionalmente nel personale, aveva, evidentemente alla base un progetto di racconto della realtà. e questa vena, oggi, si è esaurita.

Ho pensato anche, ad un certo punto, di chiudere e riaprire altrove. un nuovo blog, un nuovo nome. Ma sarebbe equivalso, sotto un certo aspetto, a rinnegare cinque anni che hanno visto momenti altissimi e tantissima vita.

Perciò si riparte. Direzione ignota. Là dove la curiosità decida di portarmi. E qualunque cosa accada, vi prego, ridete con me. Ridete sempre. Che ce n’è bisogno. Perchè il sorridere (anche amaramente) è l’unica vera medicina ai mali del mondo. Anche quando non c’è niente di cui sorridere. Anzi soprattutto quando non c’è niente di cui sorridere.

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